24 luglio 2019 14:17

L’evoluzione è passata inosservata. Probabilmente perché la Cirenaica (l’est della Libia) riceve meno attenzione internazionale rispetto alla Tripolitania (nell’ovest), dove si trova la capitale Tripoli. L’autoproclamato Esercito nazionale libico (Enl), guidato dal maresciallo Khalifa Haftar, che ha in Cirenaica la sua roccaforte, si è ricavato in questi ultimi anni un impero economico, sfruttando la sua posizione militare dominante.

Le forze al servizio di Haftar hanno attuato “una strategia predatoria” nei territori sotto la loro tutela, al fine di “accedere a nuove fonti di reddito”, conclude un rapporto pubblicato a fine giugno dal centro di ricerca Noria Research.

Intitolata Predatory economies in eastern Libya (Economie predatorie nella Libia orientale), l’analisi getta una luce inedita sulle modalità di governo nelle zone controllate dall’Enl. Dal momento che il maresciallo Haftar conduce da più di tre mesi una battaglia per “liberare” Tripoli dallo strapotere delle milizie, comprendere come e dove trova le risorse economiche offre un utile contributo all’analisi della situazione in Libia. Mentre non mancavano gli studi sulla “predazione” economica e finanziaria delle milizie attive in Tripolitania, non era stato fatto lo stesso sforzo per esaminare l’azione dell’Enl in Cirenaica. Il rapporto di Noria colma questo vuoto.

In teoria l’Enl partiva con un handicap difficile da superare. Tripoli è la sede delle due grandi istituzioni economiche e finanziarie del paese: la Banca centrale e la Compagnia petrolifera nazionale (Noc), che gestisce i profitti derivanti dallo sfruttamento degli idrocarburi, i quali rappresentano la quasi totalità delle entrate dello stato. Rispetto al governo di accordo nazionale (Gna), che ha sede a Tripoli ed è riconosciuto dalla comunità internazionale, le autorità rivali di Bengasi (a est), a cui fa riferimento l’Enl, hanno inizialmente sofferto di un evidente squilibrio.

Nonostante le autorità della Cirenaica abbiano creato delle istituzioni economiche e finanziarie, una banca centrale e una Noc parallele, la comunità internazionale ha riconosciuto solo quelle di Tripoli, rendendo inutile il tentativo di duplicazione. Il paradosso è che l’Enl controlla buona parte dei pozzi e dei terminal per l’esportazione, in particolare la mezzaluna petrolifera nel golfo della Sirte, ma non è riuscita a strappare alla Noc e alla Banca centrale di Tripoli la gestione dei guadagni derivanti dal greggio. La comunità internazionale non ha voluto saperne di mettere in discussione l’“integrità delle istituzioni finanziarie” della Libia, una posizione di principio che ha favorito il governo di Tripoli.

In questo contesto sfavorevole, l’Enl ha comunque progressivamente convertito il suo capitale militare in capitale economico, soprattutto dopo la “liberazione” di Bengasi nell’estate del 2017, ottenuta grazie al sostegno dei suoi protettori regionali – Egitto, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita – in nome della “lotta al terrorismo”. Lo studio di Noria mostra chiaramente che lo strumento dell’ascesa di Haftar è stato il Comitato militare d’investimento e dei lavori pubblici (chiamato comitato militare), sotto il cui controllo l’Enl ha messo progressivamente l’economia regionale della Cirenaica, sistematicamente depredata. L’Enl si è impadronito delle risorse locali anche esercitando pressioni sul sistema bancario privato per ottenere dei prestiti che alimentano un “pericoloso indebitamento”, scrive il rapporto, secondo il quale questo è uno dei motivi che hanno spinto Haftar ad accelerare l’offensiva su Tripoli.

Le migrazioni illegali sono un’altra attività illecita su cui l’Enl esercita una forma di supervisione

Un’ulteriore fonte di reddito per l’Enl è l’esportazione del metallo recuperato dai rottami, un mercato particolarmente lucrativo, anche se ufficialmente illegale in Libia. Tuttavia, su esplicita richiesta di Haftar, il governo parallelo dell’est del paese ha esentato dal divieto il “comitato militare”, che, secondo il rapporto, trattiene tra il 30 e il 45 per cento degli introiti derivanti da questo tipo di esportazioni. Attirati dalle prospettive di guadagno, alcuni gruppi armati legati all’Enl hanno fatto man bassa di infrastrutture pubbliche e private per “smantellarle e vendere il metallo a degli intermediari”.

Il contrabbando via mare di petrolio raffinato e sovvenzionato, è un’altra risorsa dell’Enl. Paradossalmente quest’attività illecita si è sviluppata in Cirenaica in seguito alle misure prese nel 2018 per limitarla in Tripolitania, con un effetto simile a quello dei vasi comunicanti. L’Enl si è poi anche dedicato al contrabbando di petrolio via terra in direzione del Ciad. Il rapporto parla in particolare della protezione offerta dalle forze di Haftar a una milizia, la brigata Ahmed al Sharif, che controlla i pozzi petroliferi di Al Sarir, nel bacino di Sirte, e specializzata nell’esportazione verso i paesi vicini.

Infine, le migrazioni illegali sono un’altra attività illecita sulla quale l’Enl esercita una forma di supervisione. L’implicazione di Haftar in questo tipo di rete è piuttosto inattesa vista la sua reputazione in alcune capitali europee, in particolare a Parigi. Haftar è considerato come un bastione contro i pericoli legati alle migrazioni. La realtà è più complessa.

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I migranti che dal Corno d’Africa arrivano in Tripolitania, base di partenza verso l’Europa, devono necessariamente attraversare dei territori controllati, se non direttamente dall’Enl, da gruppi armati che gli hanno giurato fedeltà. È il caso, in particolare, della milizia Subul al Salam, composta per lo più da persone della comunità (araba) zway, che operano nel distretto di Al Kufra, in prossimità dei confini con l’Egitto e il Sudan.

“Il sostegno dell’Enl è stato decisivo nella trasformazione di Subul al Salam in uno dei principali attori militari del sudest libico e in un protagonista nella tratta di esseri umani”, scrive il rapporto. L’intreccio tra Haftar e le reti di trafficanti di esseri umani è una questione attuale, vista la battaglia in corso per il controllo di Tripoli. Secondo fonti locali, alcuni capi di queste reti combattono al fianco delle forze di Haftar contro il governo di Al Sarraj.

In un certo senso il rapporto di Noria distrugge il mito secondo cui l’Enl sarebbe più virtuoso dei rivali dell’ovest – le famigerate “milizie” e le loro pratiche “mafiose” – in materia di gestione economica e contrabbando di esseri umani. Chiama inoltre in causa “la responsabilità” dei vertici dell’esercito del maresciallo Haftar, che devono “mettere fine al comportamento predatorio dei diversi comandanti o gruppi armati affiliati a tale istituzione”.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è uscito sul quotidiano francese Le Monde.