Pablo Casado con sua moglie Isabel Torres Orts dopo l’elezione a capo del Partito popolare. Madrid, 21 luglio 2018. (Javier Barbancho, Reuters/Contrasto)

La xenofobia leghista che piace alla destra spagnola

Pablo Casado con sua moglie Isabel Torres Orts dopo l’elezione a capo del Partito popolare. Madrid, 21 luglio 2018. (Javier Barbancho, Reuters/Contrasto)
14 agosto 2018 10:26

Per molto tempo il panorama politico spagnolo è rimasto un’eccezione in Europa. Nonostante l’impatto della crisi economica e sociale e l’aumento della disoccupazione, nessuno dei quattro grandi partiti ha mai fatto ricorso al tema dell’immigrazione. Ma questa eccezione europea è finita con l’arrivo di Pablo Casado alla guida del Partito popolare (Pp, di destra).

Il 21 luglio i dirigenti del Pp hanno scelto questo giovane ma esperto politico spagnolo e appena qualche giorno dopo la sua elezione Casado non ha tardato a strumentalizzare la questione migratoria.

“Non è possibile che ci siano permessi per tutti, uno stato assistenziale non può assorbire i milioni di africani che vogliono venire in Europa e anche se politicamente scorretto non possiamo tacerlo”, ha dichiarato Casado il 29 luglio in occasione di uno discorso tenuto ad Ávila, a nordovest di Madrid.

La strategia “dell’opposizione forte”
Mentre in giugno il governo socialista diretto da Pedro Sánchez (Psoe) riceveva gli elogi internazionali accogliendo nel porto di Valencia la nave Aquarius con i suoi 629 migranti, Casado non ha esitato a criticare il gesto di solidarietà. L’irrigidimento della linea del Pp arriva in un momento particolarmente delicato, poiché dall’inizio dell’estate – in parte a causa della chiusura dei porti italiani ai migranti sotto l’influenza della Lega – la Spagna è ridiventata una delle principali porte di entrata per i migranti in Europa.

Secondo le cifre dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), dall’inizio dell’anno a fine luglio la Spagna ha ricevuto 26.583 migranti. Di questi circa 22.858 sono arrivati sulle coste dell’Andalusia a bordo delle famose “pateras” – imbarcazioni fragili e pericolose – cioè il triplo rispetto allo stesso periodo del 2017. Tra il 23 e il 29 luglio sono arrivati in Spagna 3.872 migranti, cioè 553 persone al giorno.

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Per il nuovo leader del Pp queste cifre sono la conseguenza della “visita del capo di governo a Valencia per ricevere i migranti a bordo dell’Aquarius”. In realtà si tratta di un’accusa infondata perché Sánchez non era presente all’arrivo della nave. Ma non importa, con l’immigrazione Casado ha trovato la base su cui costruire la sua strategia di “opposizione forte”, promessa durante tutta la sua campagna per la guida del Pp.

“Non c’è posto per la demagogia in materia migratoria”, ha insistito Casado, che afferma: “Dobbiamo essere responsabili e non populisti”, perché “quello che gli spagnoli vogliono è un partito che dica chiaramente che non è possibile che ci siano permessi di soggiorno per tutti”. Casado sembra quindi determinato a fare leva sulle paure della popolazione spagnola, anche a costo di inventarsi i numeri: “C’è un milione di migranti che aspetta sulla costa libica e sta pensando a una nuova rotta per entrare in Europa attraverso la Spagna. Alcuni studi delle ong dicono che ci sono 50 milioni di migranti africani che mettono da parte denaro per poter prendere queste rotte sulle quali le mafie si fanno pagare da due a quattromila euro lasciando i migranti in bare galleggianti”.

Tuttavia queste cifre esorbitanti non sono passate inosservate. “Le false notizie di Casado su immigrati e profughi”, ha sintetizzato il giornale online El Diario in un articolo che smonta punto per punto le affermazioni del leader conservatore e ricorda che “nessuno studio” di un’ong ha confermato queste affermazioni.

Il paragone con Salvini
La sottosegretaria alle migrazioni, la socialista Consuelo Rumí, ha definito “allarmista” il discorso di Casado e lo accusa di cercare “lo scontro”. Per Rumí – intervistata il 30 luglio da radio Ser – il presidente del Pp dimostra “irresponsabilità politica” evocando delle “false alternative” a proposito della situazione migratoria, e non esita a fare dei collegamento tra il Pp versione Casado e l’estrema destra del ministro dell’interno italiano Matteo Salvini.

Un’altra voce critica a sinistra è quella della sindaca “indignada” di Barcellona, Ada Colau – che ha fatto dell’accoglienza dei migranti nella sua città una priorità del suo mandato –convinta che il nuovo capo del Pp “stia testando queste forme di nuovo populismo di estrema destra”. Ovviamente la Rete di aiuto all’immigrazione e ai rifugiati ha espresso in un comunicato la sua “profonda inquietudine” di fronte alle dichiarazioni del nuovo presidente del Pp.

Secondo questa piattaforma di ong, le affermazioni di Casado trasmettono un messaggio di “paura e ipotizzano un fantomatico “stato di assedio”, e così facendo “confermano l’allineamento del suo partito con l’estrema destra italiana, ungherese o con quella della leader dell’estrema destra e deputata francese Marine Le Pen”.

Le giravolte di Rivera
Le dichiarazioni di Casado hanno avuto anche altre conseguenze. Il principale concorrente a destra, il capo di Ciudadanos Albert Rivera – che si presenta come l’equivalente spagnolo del partito di Macron En Marche! – non ha tardato ad adottare posizioni simili al suo rivale, dopo aver espresso in passato solidarietà con i migranti.

Nel maggio 2016, per esempio, durante una visita nel porto greco del Pireo – trasformato all’epoca in un accampamento temporaneo di migranti – Rivera aveva dichiarato che la Spagna in quanto quarta economia d’Europa, aveva l’obbligo di “proteggere i diritti umani” e in nome della solidarietà tra europei considerava troppo modesta la quota di migranti stabilita dal governo di Mariano Rajoy (Pp). “La Spagna non può voltare le spalle e guardare altrove, noi leader politici dobbiamo mostrarci umili e dare una mano”, affermava all’epoca il leader di Ciudadanos.

Due anni e mezzo dopo il discorso è completamente cambiato. Il 30 luglio l’alleato di Emmanuel Macron ha visitato la doppia recinzione che separa il Marocco dall’enclave spagnola di Ceuta, sulla costa africana.

Nonostante gli annunci le recinzioni di filo spinato intorno a Ceuta e Melilla sono ancora lì

“Volevo vedere da vicino la pressione migratoria e sostenere i nostri agenti. Per bloccare l’immigrazione clandestina gli agenti hanno bisogno di sostegno e qui il governo è decisamente assente”, ha affermato il leader di Ciudadanos. Per Rivera non c’è alcun dubbio: “Questa estate i flussi migratori sono il principale problema della Spagna”.

Ma anche se la posizione di Casado mostra una svolta a destra, non bisogna dimenticare che nel corso dei due mandati di Rajoy (2011-2018) il Pp non è mai stato molto tenero sulle questioni migratorie. Ricordiamo le recinzioni particolarmente sofisticate che sono state installate nel 2013 intorno alle enclave di Ceuta e Melilla, nonostante le dure critiche delle organizzazioni di difesa dei diritti umani.

Del resto, nel giugno 2018 una delle prime dichiarazioni di Fernando Grande-Marlaska, nuovo ministro dell’interno del governo Sánchez, è stata proprio quella di “fare tutto il possibile per smantellare le recinzioni di filo spinato intorno a Ceuta e Melilla”. Ma finora questo annuncio non è seguito seguito da alcuna decisione concreta.

(Traduzione Andrea De Ritis)

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