L’ospedale gestito da Medici senza frontiere a Qayyara, in Iraq, il 6 aprile 2017.

A Mosul le prime vittime della guerra sono i bambini

L’ospedale gestito da Medici senza frontiere a Qayyara, in Iraq, il 6 aprile 2017.
13 aprile 2017 15:19

Negli ospedali iracheni i bambini piangono per la fame, sono gravemente malnutriti, e questo rende l’azione dei medici particolarmente difficile, perché se decidessero di nutrirli gli effetti potrebbero anche essere più gravi.

Molti di questi bambini affamati provengono da Mosul, dove migliaia di civili sono bloccati all’interno della città e devono pagare il caro prezzo della guerra tra il gruppo Stato islamico e le forze governative irachene.

Di recente è stato aperto in ospedale un nuovo reparto speciale per affrontare il crescente numero di bambini di Mosul che mostrano segni di malnutrizione, mentre il conflitto continua. Molti di questi bambini non hanno nemmeno sei mesi di vita. Dunque significa che sono nati più o meno quando le forze governative irachene hanno bloccato i rifornimenti che lo Stato islamico riceveva a Mosul dalla Siria, permettendo all’esercito di assediare i militanti all’interno della città ma creando allo stesso tempo un urgente mancanza di cibo per i civili.

“Le crisi legate alla malnutrizione di norma si registrano in Africa e non in questo tipo di paese”, afferma la pediatra Rosanna Meneghetti, che lavora nell’ospedale di Qayyara (60 chilometri a sud di Mosul) gestito da un gruppo di Medici senza frontiere (Msf). Meneghetti aggiunge: “Non ce lo aspettavamo”.

L’emergenza dei civili
Per ora il numero di pazienti affetti da malnutrizione è al di sotto della soglia considerata critica, ma ciò nonostante le difficoltà per i civili sono molte, dato che sono praticamente ostaggi dello Stato islamico. Le forze irachene – appoggiate da una coalizione guidata dagli Stati Uniti – hanno riconquistato la maggior parte della città di Mosul, ma continuano ad avere difficoltà nella zona ovest dove alcuni militanti resistono nella città vecchia.

Chi è riuscito a scappare racconta che non è rimasto nulla da mangiare, eccetto farina acqua e frumento bollito. Il poco cibo rimasto è venduto a caro prezzo e molti residenti non possono permetterselo, il restante è stato preso dai jihadisti dello Stato islamico e dai loro sostenitori.

Nel nuovo reparto dell’ospedale Msf, un team di medici monitora i progressi dei bambini, pesandoli. I bambini sono nutriti con una pasta a base di arachidi che dovrebbe permettergli di prendere peso. Su uno dei letti è steso un bambino di sei mesi che pesa 2,4 chili, ossia la metà di quello che un bambino della sua età dovrebbe pesare. I piccoli pazienti vengono curati anche per altre malattie legate alla malnutrizione, come l’indebolimento del sistema immunitario che li rende sempre più vulnerabili.

La maggior parte dei dottori in Iraq non ha mai dovuto far fronte a problemi sanitari legati alla malnutrizione

La coordinatrice del progetto Msf, Isabelle Legall, afferma che si tratta di una cosa nuova in Iraq e che “ la maggior parte dei dottori nel paese non ha mai dovuto far fronte a problemi sanitari legati alla malnutrizione”. Inoltre secondo Legall parte del problema sta nel fatto che le donne irachene non sono abituate ad allattare al seno e preferiscono usare il latte in polvere, che risulta praticamente impossibile da trovare a Mosul in questo momento.

Inoltre ora, anche se decidessero allattare al seno i loro bambini, sarebbe quasi impossibile per queste donne produrre latte date le condizioni di stress fisico e psicologico che affrontano ogni giorno in una zona di guerra.

Una donna che viene da Mosul ha detto ai medici che non ha avuto altra scelta che nutrire il suo bambino con zucchero sciolto in acqua, un po’ di yogurt o con un impasto di acqua e farina. “Tutto questo è colpa dello Stato islamico”, accusa un’altra donna mentre veglia sul suo bambino pelle e ossa.

Alcuni bambini provengono da villaggi che sono stati riconquistati alcuni mesi fa, il che rivela che la mancanza di cibo è una questione più ampia.

Due pazienti in un letto
Più della metà dei pazienti ricoverati nell’ospedale gestito da Msf ha in media meno di quindici anni. I bambini vengono mandati qui anche perché c’è una mancanza di medici pediatri nella zona.

Sulle porte dei reparti delle scritte vietano di entrare nell’ospedale armati. Il reparto pediatrico è talmente affollato che per ogni letto ci sono due pazienti e parte dell’ala riservata alle donne è stata occupata da bambini ricoverati perché riportano gravi ferite di guerra tra cui ustioni, fratture agli arti e presenza di schegge. Non sono pochi i bambini che vengono portati in ospedale per problemi respiratori come polmonite e bronchiolite - molti di loro vengono da campi profughi dove gli spazi ristretti favoriscono la rapida espansione dei virus.

Sotto le coperte, due bambini soffrono di asfissia neonatale, un problema che si verifica quando al cervello e ad altri organi non arriva ossigeno in quantità sufficiente, questo può verificarsi prima, durante o dopo il parto.

Meneghetti afferma che le madri dei due bambini avrebbero dovuto sottoporsi a un intervento chirurgico al momento del parto, ma non potendo raggiungere un ospedale, hanno partorito a casa e dovuto affrontare varie complicazioni.

Dua Nawaf, una bambina di otto anni, ha un’espressione tormentata. Ha delle ustioni alla testa e sulle mani, conseguenza di un attacco aereo della coalizione internazionale su Mosul, il mese scorso, in cui sono morte più di cento persone tra cui i genitori della bambina.

La famiglia ha detto alla dottoressa Meneghetti che la bambina ha qualche problema, soprattutto di notte: “Stiamo organizzando un sostegno psicologico”, dice Meneghetti mentre estrae dalla tasca un palloncino, lo gonfia e lo regala a Dua.

(Traduzione di Martina Ciai)

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