18 luglio 2020 14:11

Quest’estate i terrestri hanno un nuovo, grande appuntamento con Marte: tre missioni esplorative partiranno verso il pianeta rosso, l’ultima frontiera per un’umanità che nutre la speranza, sempre più credibile, di trovare segni di una vita passata, e magari in futuro creare una colonia. Il ciclo della meccanica celeste offre una finestra ideale ogni 26 mesi, quando la distanza tra Marte e la Terra si accorcia. Questo rende il viaggio più facile, anche se restano da percorrere 55 milioni di chilometri in circa sei mesi.

Ai blocchi di partenza ci sono tre paesi. Gli Emirati Arabi Uniti apriranno le danze il 20 luglio inviando la prima sonda araba interplanetaria della storia, Al amal (La speranza), per studiare l’atmosfera del pianeta. Poi sarà il turno della Cina, anch’essa pronta al suo battesimo marziano con la missione Tianwen (Domande al cielo), che prevede l’invio di una sonda e di un piccolo robot comandato a distanza.

La missione più ambiziosa, la statunitense Mars 2020, partirà il 30 luglio e farà atterrare su Marte il rover Perseverance, un veicolo concepito per esplorarne la superficie. L’operazione segnerà l’avvio di un programma faraonico e su scala mai vista per il prelievo di campioni da riportare sulla Terra. Si tratta di una tappa fondamentale nella ricerca di vita lontano dal nostro pianeta. In programma c’era anche una quarta missione, la russo-europea ExoMars, con un robot per la perforazione del suolo marziano, ma è stata rinviata al 2022 a causa della pandemia di covid-19.

Pepita scientifica
La corsa verso Marte non è una novità. Fin dagli anni sessanta il pianeta più vicino a noi, vera e propria pepita scientifica, ha accolto decine di sonde automatiche (soprattutto statunitensi), sia in orbita sia sul suolo. Molte missioni, però, si sono rivelate fallimentari. “È l’unico pianeta in cui abbiamo la possibilità di rilevare forme di vita passate. Più accumuliamo conoscenza, più la situazione appare promettente. Abbiamo la sensazione che si stia avvicinando un momento decisivo, e vogliamo essere presenti”, spiega Michel Viso, esobiologo del Cnes, l’agenzia spaziale francese che per conto della Nasa ha progettato uno dei principali strumenti del rover Perserverance .

Per il momento l’obiettivo di una missione umana su Marte è considerato seriamente solo negli Stati Uniti

Agli Stati Uniti, all’Europa, all’India, alla Cina e agli Emirati, nel 2024 si aggiungerà il Giappone, che invierà una sonda per esplorare Phobos, una delle lune di Marte. Come già accaduto con la nostra luna, tutti i paesi vogliono ottenere risultati nella corsa a Marte per affermarsi come potenze scientifiche e spaziali. Ma il vero “sogno”, più lontano, è quello di “contribuire all’avventura dell’esplorazione umana di Marte, l’ultima frontiera che potrebbe essere raggiunta tra venti, trenta o quarant’anni”, spiega Viso.

Per il momento l’obiettivo di una missione umana su Marte è considerato seriamente solo negli Stati Uniti, l’unico paese ad aver avviato una serie di studi approfonditi sulla fattibilità di una simile avventura. Ma in futuro potrebbero partecipare altri paesi. Gli Emirati, per esempio, stanno pensando alla costruzione di una “città delle scienze” che riprodurrebbe le condizioni ambientali di Marte in vista della fondazione di una colonia umana entro il 2117.

Un immenso deserto ghiacciato
Oggi Marte è solo un immenso deserto ghiacciato che ha lentamente perduto la sua densa atmosfera dopo un colossale cambiamento climatico, circa 3,5 miliardi di anni fa, e non è più protetto dalle radiazioni cosmiche. Questo significa che al momento non è “abitabile” e non può essere trasformato in una “Terra bis”.

Allo stato attuale, comunque, l’importante è stabilire se Marte sia stato abitato in passato, quando c’erano le condizioni per lo sviluppo della vita metabolica, per esempio quella dei microbi. “Quattro miliardi di anni fa le condizioni sulla superficie di Marte erano molto simili a quelle della Terra nel momento in cui è comparsa la vita”, con un’atmosfera densa e acqua allo stato liquido, sottolinea Jorge Vago, responsabile scientifico di ExoMars per l’agenzia spaziale europea (Esa).

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Perché esiste la vita sulla Terra e non su Marte, sempre che ci sia mai stata? È a questa domanda che cercano di rispondere i diversi robot che hanno solcato la superficie marziana, come sta facendo attualmente Curiosity, inviato sul pianeta dalla Nasa. Perseverance completerà le ricerche del suo predecessore muovendosi in un ambiente inesplorato, il cratere Jezero, ricco di rocce sedimentarie e sede di un rilievo a forma di delta che potrebbe essere stato la foce di un antico fiume in un lago, ovvero l’ambiente ideale per la ricerca di tracce di vita, di cui l’acqua allo stato liquido e il carbonio sono i due presupposti.

Mars 2020 dovrà prelevare una quarantina di campioni, di cui una trentina rientrerà sulla Terra. Questo ritorno sarà oggetto di una missione molto complessa e divisa in più tappe, con un “ri-decollo” inedito. La missione dovrebbe permettere di analizzare i frammenti con strumenti terrestri sofisticatissimi. Ma bisognerà avere pazienza: non accadrà prima di dieci anni.

(Traduzione di Andrea Sparacino)