Guardie di frontiera della Germania Est demoliscono il muro di Berlino, l’11 novembre 1989. (Gérard Malie, Afp)

Che fine ha fatto il muro di Berlino?

Guardie di frontiera della Germania Est demoliscono il muro di Berlino, l’11 novembre 1989. (Gérard Malie, Afp)
07 novembre 2019 10:12

Perché è stato costruito il muro di Berlino?

Il muro di Berlino fu costruito nel 1961 per fermare l’esodo della popolazione dalla Repubblica Democratica Tedesca (Ddr, o Germania Est), comunista, verso la Repubblica Federale di Germania (Germania Ovest), più ricca. Tra il 1949 e il 1961 erano fuggiti dall’est più di 2,6 milioni di tedeschi, su una popolazione totale di 17 milioni. Molti erano professionisti qualificati, la cui assenza si faceva sempre più sentire nella Ddr.

Con il paese sull’orlo del collasso economico e sociale, il governo della Germania Est prese quindi la decisione di chiudere tutto il confine, costruendo il muro in una notte, il 13 agosto 1961. Il nome ufficiale era “barriera di protezione antifascista”, che doveva difendere i tedeschi orientali dall’occidente.

Come fu costruito?

Alla fine la barriera, dotata di trecento torrette di guardia disposte a intervalli regolari, era lunga quasi 155 chilometri e alta quasi quattro metri, ma all’inizio era composta da rotoli di filo spinato. La data di costruzione del 13 agosto 1961 fu scelta perché si trattava di una domenica e cadeva durante le ferie estive. Nel corso dei giorni e delle settimane successive il filo spinato fu sostituito con lastre verticali di cemento, rafforzate da placche di metallo e supporti in laterizio.

Tutto quello che si trovava sul cammino del muro fu eliminato. Le case che, trovandosi in strade come Bernauer strasse, avevano la facciata a ovest e il retro a est, furono integrate alla struttura di confine. Le autorità ordinarono semplicemente di murare gli ingressi e le finestre della facciata. Vi furono persone che saltarono dalle finestre per evitare di trovarsi imprigionate a est, nelle loro stesse abitazioni.

Il muro in sé era solo il confine visibile. Al di là, nella Germania Est, si trovava la “striscia della morte”, che conteneva trincee, letti di chiodi e altri meccanismi difensivi. Dove il confine correva lungo vie d’acqua, furono istituiti analoghi sistemi per impedire la fuga delle persone.

Un ragazzo viene bloccato dalla polizia dopo avere tentato di scappare verso Berlino Ovest, 1961. (Paul Schutzer, The Life picture collection/Getty Images)

Qualcuno riuscì a fuggire?

Almeno 138 persone hanno perso la vita cercando di attraversare il muro, ma si stima che siano circa cinquemila quelle che sono riuscite a scappare, anche se entrambe queste cifre sono spesso messe in discussione. Chi è fuggito lo ha fatto nascondendosi nelle automobili, passando furtivamente i varchi di confine, lanciandosi con carri armati attraverso le strutture fortificate, nuotando attraverso il canale di Teltow, vogando su un materassino gonfiabile sulla Sprea, o strisciando all’interno di tunnel scavati da squadre di zelanti volontari, di cui facevano parte anche gli aspiranti fuggiaschi. Tra i più spettacolari ci fu il funambolo di un circo che raggiunse l’ovest camminando su un filo elettrico in disuso, e che si ruppe entrambe le braccia nell’impresa.

In gran parte quelli che tentarono la sorte erano uomini, e la loro età media era di 25 anni.

Perché è stato abbattuto?

Nel 1989 un autunno di manifestazioni politiche aveva creato una forte pressione sul governo della Germania Est affinché concedesse maggiore libertà di spostamento. Nella prima serata del 9 novembre un portavoce del governo dichiarò, nel corso di una conferenza stampa, che i tedeschi dell’est sarebbero stati liberi di recarsi in Germania Ovest. Alla domanda su quando tutto questo sarebbe accaduto, esitò e, provocando lo shock e lo stupore dei tedeschi presenti, aggiunse: “Subito”.

Appena i mezzi d’informazione occidentali riferirono che il confine era stato aperto, le persone cominciarono a radunarsi a frotte ai posti di blocco di entrambe le parti. Sopraffatte dal numero di persone accorse, le guardie smisero di controllare i passaporti intorno alle 23.30. A quel punto le persone passavano ormai liberamente da un paese all’altro.

Fu solo l’11 e il 12 novembre che le prime porzioni di muro cominciarono a essere abbattute. Il 10 novembre fu fatto un buco nel segmento che conduceva alla porta di Brandeburgo, poi richiuso dalle autorità della Germania Est. Fu solo il 22 dicembre che il muro fu effettivamente abbattuto.

Giovani berlinesi festeggiano vicino a un passaggio aperto del muro, il 23 dicembre 1989. (Hansjoerg Krauss, Ap/Ansa)

In che modo è stato rimosso?

Le autorità della Germania Est cominciarono a rimuovere pezzi di muro usando smerigliatrici angolari, attrezzi per l’edilizia e gru nei giorni successivi al 9 novembre, per aumentare il numero di punti di passaggio tra est e ovest. Furono migliaia i mauerspechte, i “picchi del muro”, dotati di martelli e scalpelli che accorsero per portarsi a casa pezzi della barriera.

In seguito alcune persone cominciarono ad affittare i loro martelli. Per mesi riecheggiarono i tonfi e il tintinnare dei colpi sul cemento rinforzato con ferro. La maggior parte dei segmenti di muro rimase in piedi e ci vollero più di due anni per rimuoverne la maggioranza, in base a un programma ufficiale di demolizione che cominciò solo nell’estate del 1990.

Dopo un lungo dibattito sul miglior modo in cui segnalare la posizione dell’ex muro, fu discretamente installata una doppia fila di sanpietrini sui marciapiedi e le strade.

Sopravvivono oggi a Berlino parti del muro?

Inizialmente la volontà di mantenere in piedi anche solo alcune parti di muro era scarsa. Ma alcuni anni dopo, le persone hanno cominciato a parlare della necessità di costruire una erinnerungskultur, una cultura della memoria. È così che si è cominciato a recuperare pezzi di muro e a inserirli su nuove fondamenta.

Oggi ne rimangono alcune sezioni ma, a quanto si dice, ci sono più parti del muro in mostra negli Stati Uniti che a Berlino.

A Berlino, porzioni originali di muro possono essere osservate qui:

  • La East side gallery. Artisti di tutto il mondo hanno dipinto questa porzione, il più lungo pezzo di muro sopravvissuto all’aperto. Attrae circa tre milioni di visitatori all’anno. Lungo 1.314 metri, restituisce un’idea dell’imponente presenza fisica del muro.
  • Mauerpark. L’ex “striscia della morte” oggi è un popolare spazio verde che accoglie famiglie e podisti, un mercato delle pulci, eventi culturali e concerti.
  • Torre di guardia di Schlesicher Busch. Posizionata lungo l’ex confine, questa torre alta dieci metri, insieme a una decina di metri di muro, è circondata da club e parchi, oltre che da una popolare piscina galleggiante sulla Sprea.
  • Potsdamer platz. Dopo che le ultime parti originali del muro sono state abbattute nel 2008, sei sezioni sono state ricostruite vicino a questa stazione ferroviaria. Per qualche motivo i turisti hanno cominciato ad attaccare le loro gomme da masticare colorate sul muro, spesso stampandoci un segno con le loro bottiglie di birra. Tipico posto da selfie.
  • Cimitero di Sankt Hedwig. In questo cimitero si trova una sezione di 15 metri dell’ultima “versione” del muro, eretta nel 1975 e nota come “muro di confine 75”. Corre lungo il ponte Liesenbrücken, che attraversava il confine tra Berlino Est e Berlino Ovest.
  • Bösebrücke–Bornholmer Strasse. È stata resa immortale nel 2013 dalla canzone Where are we now? di David Bowie – “ventimila persone hanno attraversato Bösebrücke, incrociamo le dita, non si sa mai”. Era al centro dell’attenzione di tutto il mondo la notte del 9 novembre, quando fu il primo punto di passaggio aperto. File di ciliegi giapponesi costeggiano il cosiddetto mauerweg, cammino del muro, che contiene una porzione del muro.
  • Memoriale del muro di Berlino di Bernauerstrasse. Questa strada fu divisa in due dal muro, che si estendeva nel suo lato meridionale. Questo museo all’aperto è forse la manifestazione più impressionante dell’ex barriera. Una torre di guardia e una piattaforma d’osservazione contribuiscono a dare il senso delle dimensioni del muro.
  • Topografia del terrore. Vicino all’ex comando delle Ss, oggi un museo, si trova una lunga porzione di muro, lunga circa duecento metri. Giustapposta alla mostra permanente dei sanguinosi crimini delle Ss, rappresenta un monito particolarmente raggelante della storia del ventesimo secolo.
  • Checkpoint Charlie. Il più famoso dei punti di attraversamento, controllato dalle truppe statunitensi, Checkpoint Charlie è oggi un “monumento” di dubbio gusto, in stile disneyano. Ma una piccola porzione del muro interno sopravvive in Schützenstrasse.
L’East side gallery a Berlino, il 7 novembre 2014. (Hannibal Hanschke, Reuters/Contrasto)

E nel resto del mondo?

Centinaia di pezzi di muro sono stati inviati in oltre cinquanta paesi, perlopiù come gesto commemorativo o per ricordare atti di solidarietà e amicizia, ma talvolta come reperti battuti all’asta e messi in mostra in abitazioni private.

Porzioni di muro oggi sono esposte in luoghi lontani, come il confine tra Corea del Sud e Corea del Nord, in una stazione ferroviaria a Monaco, in un bagno pubblico di Las Vegas e in quella che fu la sede di uno storico incontro tra est e ovest a Reykjavik.

Alcuni pezzi sono arrivati all’estero in modi interessanti. Uno è giunto a Kingston, in Giamaica, dopo essere stato offerto a Usain Bolt per aver battuto il record mondiale dei cento metri nel 2009. Un altro è spuntato a Città del Capo dopo essere stato scelto da Nelson Mandela.

E il resto che fine ha fatto?

Ampie porzioni del muro sono state frantumate e utilizzate per la costruzione di strade asfaltate. Più tardi alcune lastre sono state utilizzate per costruire delle abitazioni.

Capita ancora che pezzi di muro siano venduti da case d’asta. Lo scorso marzo due porzioni sono state vendute a un prezzo molto superiore a quello previsto inizialmente, 17mila sterline, nel Sussex.

Chi non è convinto che i suoi frammenti siano originali può inviare, a pagamento, dei campioni a un’agenzia governativa – la Bundesanstalt für Materialprüfung (ufficio federale per il controllo dei materiali) – per una verifica. Molti sono falsi. Nel corso degli anni, pezzi di muro sono stati trasformati in cose di ogni tipo, da orecchini a medicinali. Esiste un rimedio omeopatico secondo il quale assorbire in forma liquida minuscoli frammenti del muro aiuterebbe a curare problemi quali asma o insonnia.

Cosa è successo alle porzioni di terra su cui era costruito?

Sono state trasformate in piste ciclabili, boom edilizio (basti vedere i molti isolati di uffici dalle finestre a vetri in Potsdamer platz) e dispute legali (sul lago di Griebnitzsee, dove alcuni proprietari di una villa si sono rifiutati di concedere il diritto di passaggio al sentiero sul lago).

Bernd Ingmar Gutberlet, una sorta di “archeologo del muro di Berlino”, sostiene che, per chi è in grado di osservarle, le tracce del vecchio muro sono ovunque.

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“Spesso si tratta solo di piccole tracce, ma ho trovato di tutto: piccoli segni nel terreno, fossi scavati per impedire la costruzione di tunnel per la fuga, sbarre di ferro che segnano la zona di confine, le lampade che lo illuminavano, ma anche prove dei molti tentativi fatti per nascondere il muro affinché le persone si dimenticassero letteralmente della sua presenza, oltre che ostacoli inseriti nel terreno per evitare l’attraversamento dei veicoli”. Tra le sue scoperte c’è un segmento di muro oggi incorporato all’interno delle mura del giardino di una scuola materna.

Più ci si avventura alla periferia di Berlino, dice, e più sono le possibilità di rinvenire delle prove. “Voglio incoraggiare altre persone a fare lo stesso”, aggiunge.

Quali eventi ci saranno per il trentennale?

A Berlino è prevista una settimana di festività per ricordare l’anniversario.

Libri consigliati

  • Frederick Taylor, Il muro di Berlino : 13 agosto 1961-9 novembre 1989.
  • Hans Hermann Hartle, The Berlin wall story: biography of a monument (La storia del muro di Berlino: biografia di un monumento).
  • Hope M. Harrison, After the Berlin wall: memory and the making of the new Germany, 1989 to the present (Dopo il muro di Berlino: memoria e creazione della nuova Germania, dal 1989 a oggi).
  • Allan Hailstone, Berlin in the cold war 1959-1966 (Berlino durante la guerra fredda, 1959-1966).
  • Mary Elise Sarotte, The collapse: the accidental opening of the Berlin wall (Il crollo: l’apertura accidentale del Muro di Berlino)
  • Anna Funder, C’era una volta la Ddr.
  • Bernd Ingmar Gutberlet, Die Berliner Mauer Für die Hosentasche Was Reiseführer Verschweigen (Il muro di Berlino tascabile: cosa nascondono le guide di viaggio)
  • Greg Mitchell, Tunnels: the untold story of the escapes behind the Berlin wall (Tunnel: la storia mai raccontata delle fughe all’ombra del muro di Berlino).

Film consigliati

  • Goodbye, Lenin! (2003), una commedia nera ambientata durante la fine della guerra fredda. Una donna si sveglia dal coma, rendendosi conto che il muro di Berlino è caduto.
  • Il cielo sopra Berlino (1987), il classico di Wim Wenders, ambientato nella Berlino della guerra fredda, fatto di sorprendenti visioni in bianco e nero che evocano gli alienanti effetti della divisione.
  • Sonnenallee (1999), una pellicola ambientata nella Berlino Est degli anni settanta.
  • Le vite degli altri (2006) racconta le tragedie umane scatenate dalla sorveglianza di stato della Germania Est.
  • Uno, due, tre! (1961), diretto da Billy Wilder e ambientato nella Berlino della guerra fredda.
  • Gundermann (2018), diretto da Andreas Dresen, è la storia vera di Gerhard Gundermann, cantautore della Germania Est, e delle sue difficoltà a vivere in uno stato totalitario, nel quale lavora come minatore, e con la polizia segreta.
  • In times of fading light (2017), un film drammatico che racconta la vita quotidiana di una famiglia della Germania Est, tratto dal romanzo del 2011 di Eugen Ruge, In Zeiten des abnehmenden Lichts.
  • Deutschland 83 (2015), una serie televisiva tedesco-statunitense, su un tedesco dell’est inviato in occidente come spia.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è uscito sul quotidiano britannico The Guardian.

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Il 13 novembre esce in edicola e poi in libreria il nuovo numero di Internazionale extra sulla caduta del muro di Berlino e la fine dei regimi comunisti: 192 pagine di reportage, commenti, foto e fumetti dalla stampa internazionale dell’epoca.

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