Il presidente russo Vladimir Putin a Vienna, in Austria, il 5 giugno 2018.

Putin ha le spie che si merita

Il presidente russo Vladimir Putin a Vienna, in Austria, il 5 giugno 2018.
11 ottobre 2018 10:10

A prescindere da cosa pensino del regime di Vladimir Putin, è difficile per i russi accettare la goffa incompetenza dei presunti ufficiali d’intelligence militare, sorpresi a condurre operazioni insensate in modi tanto spregiudicati quanto approssimativi. Queste spie dovrebbero essere persone altamente qualificate, non solo degli strumenti dell’attuale direzione politica.

Eppure è possibile che i 18 anni di governo di Putin abbiano trasformato la comunità dell’intelligence russa – come accaduto per altri segmenti del paese – rendendola meno intelligente e svuotandola di professionalità e competenze.

Anche gli intellettuali che non agiscono come cassa di risonanza del governo non si raccapezzano davanti al fallimento di missioni della direzione principale per l’informazione (Gru), come il sabotaggio di agenzie contro il doping nello sport o lo spionaggio nei laboratori che hanno analizzato le sostanze usate nel fallito avvelenamento di un ex agente doppiogiochista nel Regno Unito.

“Escludendo l’aspetto morale della questione, pare che il Gru abbia agito coraggiosamente anche se in maniera troppo diretta in questi episodi”, ha scritto su Republic l’ex diplomatico Vladimir Frolov. “Tutto sommato, ha portato a termine le sue missioni sul campo. L’analisi delle conseguenze diplomatiche di queste azioni esula dai compiti dei servizi d’intelligenze e riguarda più alte autorità”.

Le operazioni di sabotaggio suggeriscono un intervento della macchina propagandistica del Cremlino

L’ex vice ministro all’istruzione Igor Fediukin ha scritto su Facebook che negli ultimi 15 anni l’intelligence russa probabilmente ha usato altre volte metodi simili, e che le sue controparti occidentali glielo hanno permesso. “Tutto questo modo di agire, che ci appare comico, ha avuto probabilmente successo fino allo scorso anno. Era la norma, non serviva altro”, ha ipotizzato Fediukin.

Nessuna di queste teorie è plausibile. Le operazioni di sabotaggio suggeriscono un intervento della macchina propagandistica del Cremlino. Il danno in termini di relazioni pubbliche che il regime di Putin sta subendo, con lo smascheramento delle sue spie, è molto maggiore di qualsiasi beneficio avrebbero potuto ottenere se queste avessero avuto successo. Ed è difficile immaginare che un qualsiasi paese occidentale abbia consapevolmente permesso ad agenti russi di agire sul proprio territorio in una maniera così sfacciata come quella recentemente mostrata da persone identificate come agenti del Gru.

Queste persone si sono spostate con passaporti che avevano i numeri in immediata sequenza. Nessuno si è preoccupato di fornirgli credenziali adeguate, e i passaporti hanno permesso di risalire a un numero di telefono del ministero della difesa a cui rivolgersi per avere chiarimenti.

Uno di loro ha conservato la ricevuta di un taxi usato durante la sua missione da un indirizzo del Gru all’aeroporto. Un altro è stato identificato grazie a fotografie disponibili pubblicamente e risalenti al periodo trascorso presso l’accademia militare. Si è poi scoperto che le auto, 305 in tutto, che sembrano appartenere agli ufficiali del Gru sono state registrate all’indirizzo della loro unità militare, con tanto di telefoni cellulari dei proprietari e altri dati personali collegati a tali registrazioni. Le dimensioni della loro sbadataggine sono stupefacenti.

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Ma il fatto è che la professionalità è diventata merce rara in Russia, specialmente nei settori del governo al di fuori di una ristretta élite tecnocratica che gestisce delicate politiche economiche. La difficoltà di Putin a nominare governatori regionali competenti ne è una dimostrazione. Il settembre scorso, per la quarta volta dal 2016, il presidente russo ha scelto una delle sue ex guardie del corpo per governare Astrakhan, un luogo con il quale chiaramente non possiede legami diretti.

Dopo che un funzionario nominato del Cremlino si è messo in ridicolo perdendo un’elezione alla carica di governatore a Vladivostok, il governatore di Sakhalin, a sua volta nell’estremo oriente russo, è stato nominato al suo posto in fretta e furia senza che esistano all’apparenza piani per la sua successione. Putin non ha imparato a gestire le sconfitte elettorali dei suoi uomini, come accaduto in quattro regioni lo scorso mese: ma il sistema non era concepito in modo che non potesse perdere?

Putin non ha molte persone competenti a disposizione quando si tratta di burocrati, diplomatici o responsabili delle forze dell’ordine. Forse la prova più evidente della cosa emerge su Dissernet, un sito web gestito da un gruppo di attivisti che usano un software ingegnoso per verificare le tesi di dottorato di funzionari, generali e altri esponenti di spicco del regime. Centinaia di queste, alcune delle quali copiate pari pari da scuole di élite come l’Istituto per le relazioni internazionali di Mosca e l’Accademia diplomatica, sono un evidente plagio.

Anni di soppressione del libero pensiero stanno facendo pagare un duro prezzo ai servizi pubblici russi

La Russia ha fatto fatica a trattenere i suoi intellettuali, soprattuto negli ultimi anni. Secondo un recente articolo del Gaidar economic policy institute, circa 2,7 milioni di persone nate in Russia vivono oggi fuori del paese. Di queste 1,5 milioni possiedono ancora un passaporto russo. In media questi emigranti hanno un’istruzione molto migliore di quella della media della popolazione russa. La maggior parte degli emigrati russi intervistati dall’istituto Gaidar ha dichiarato di essere partita a causa del rallentamento dell’economia dopo il 2014 o per la delusione per le politiche aggressive e repressive di Putin a partire da quell’anno.

Nel loro libro del 2015, The state of Russia: what comes next? (Lo stato della Russia: cosa accadrà?), Nikolay Petrov e Maria Lipman, due dei più competenti analisti della politica interna della Russia, prevedevano cosa sarebbe successo dopo i tentativi di Putin di rendere il suo regime a prova di colpo di stato, dopo il 2012.

“Per raggiungere questo obiettivo, il regime userà tutta la macchina repressiva del sistema di sicurezza di stato, dei tribunali e dei pubblici ministeri, oltre che le istituzioni che influenzano la società di massa e l’opinione pubblica: i mezzi d’informazione, il sistema educativo, la cultura e la chiesa. Una simile politica causerà probabilmente una riduzione della mobilità verticale e una selezione negativa del personale amministrativo, oltre che un’arcaizzazione delle coscienze”.

Sembra che tale previsione si stia avverando. Anni di soppressione del libero pensiero, di erosione della vita intellettuale e delle istituzioni educative, oltre che la chiara preferenza di Putin per la fedeltà personale rispetto alla competenza, stanno facendo pagare un duro prezzo ai servizi pubblici russi, compresa la comunità dell’intelligence.

Può darsi che Putin sia così stranamente passivo di fronte ai fallimenti dell’intelligence perché non c’è molto che possa fare per limitare i problemi e mettere fine a questa catena di fallimenti: semplicemente non esiste nessuno, tra i suoi uomini, che sia al contempo leale e in grado di svolgere il delicato compito di limitare i danni. Dopo tutto, i funzionari del Gru sono stati sorpresi mentre effettuavano operazioni che erano, di per sé, tentativi di limitare i danni, ed evidentemente non sono state trovate persone più competenti in grado di farlo.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è uscito su Bloomberg View.

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