(Franco Matticchio)

Dentro il porno

(Franco Matticchio)
28 marzo 2019 14:44

Questo articolo è uscito il 2 agosto 2002 nel numero 448 di Internazionale. L’originale era uscito sul quotidiano britannico The Guardian, con il titolo A rough trade.

Le passere sono una stronzata. Non date retta a chi sostiene il contrario. “Dimmi una cosa”, chiedo a John Stagliano. Stiamo uscendo dalla sua casa porno diretti verso il suo patio porno con la piscina porno. Questa è Malibu. In fondo al pendio e oltre la strada si stende l’oceano Pacifico, ma Stagliano e la sua ragazza non hanno accesso alla pornoriva. Però la sera possono osservare il tramonto porno con il suo porno rosa, malva e rosso sangue, e poi indugiare brevemente, forse, sotto una pornoluna.

“Dimmi una cosa. Come ti spieghi tutta questa attenzione – non solo nei tuoi lavori, ma nell’industria in generale – come ti spieghi questa attenzione veramente incredibile per il sesso anale?”. Dopo una brevissima scrollata di spalle e una brevissima pausa, Stagliano mi risponde: “Le passere sono una stronzata”. John rispetta alla lettera la definizione di “stronzata” offerta dal vocabolario, che recita: “Frottola, sciocchezza che può anche trarre in inganno”.

Con il sesso vaginale, teorizza Stagliano, ci sono solo ragazze che cinguettano a più non posso. E lo spettatore che se ne intende (intanto si piega in avanti, con un pugno per aria) non può fare a meno di chiedersi: ma sarà vero? O è solo una stronzata? Con l’anale, invece, l’attrice è costretta a produrre una reazione di tipo diverso: più gutturale, più animale. Come dice pittorescamente Stagliano, “la sua personalità viene a galla”. E prosegue. “Vogliamo dei tizi che sappiano scopare veramente bene e che facciano sembrare le ragazze più virili”. “Virile”, ovviamente, significa mascolino, ma ancora una volta Stagliano sta usando l’inglese più classico. “Vogliamo che le ragazze tirino fuori il loro testosterone”.

Rocco Siffredi ha più potere di qualsiasi attrice. È lui che ha cominciato a sputare addosso alle ragazze. Roba forte

Il nome di Rocco Siffredi viene evocato continuamente, con ammirazione reverenziale. Rocco, l’italiano dal cazzo enorme, il grande inculatore, il rompichiappe del porno (per usare il dialetto della tribù).

“In questa industria Rocco ha molto più potere di qualsiasi attrice”, dice Stagliano, soddisfatto di segnare un punto a favore dei maschi che, in generale, sono gli eterni secondi del porno. “Sono stato il primo a fare film con Rocco. E insieme siamo passati a un genere più duro. È lui che ha cominciato a sputare addosso alle ragazze. Roba forte, da dominio maschile, con le donne spinte fino al limite. Sembra violenza ma non lo è. Voglio dire, piacere e dolore sono la stessa cosa, giusto? Rocco segue il mercato. E oggi quello che ha successo sul mercato è la realtà”.

E i culi sono la realtà. Mentre le passere sono una stronzata.

Feature e gonzo
Attualmente negli Stati Uniti prevalgono due tipi di pornografia: “feature” e “gonzo”. I feature sono film di sesso con qualche pretesa narrativa: caratterizzazione dei personaggi, trama. “Non facciamo soltanto vedere gente che scopa”, mi spiega un pezzo grosso dei feature. “Facciamo vedere anche perché scopa”. Questi film, teoricamente, puntano al “mercato delle coppie”. Le coppie, a quanto si dice, vogliono sapere perché la gente scopa. Potrei suggerire a queste coppie una risposta di due parole che si dimostra valida in ogni caso: per soldi.

In Flashpoint, per esempio, un mucchio di pornostar sono vestite da vigili del fuoco. All’inizio del film le vediamo scivolare lungo il palo e salire a bordo di un’autopompa rossa. Una macchina che esplode, un collega (non un pornodivo, ma una comparsa anzianotta) che cade nell’adempimento del proprio dovere. Segue un funerale mortalmente noioso che comprende l’orazione per i defunti in versione integrale più la cerimonia solenne con una pornostar che ammaina la bandiera americana. Jenna Jameson, grande pornodiva, soffre per la morte della comparsa. Di ritorno dal funerale si trova a tu per tu con un altro pornoattore vestito da vigile del fuoco. Lui cerca di alleviare il dolore di lei, e così lei gli fa un pompino, seguito da un coito completo. Anche la seconda scena di sesso, che arriva circa un millennio più tardi, prende le mosse dalla necessità di consolare la sofferenza. Qui un pornodivo conforta due pornodive, una davanti, una didietro.

Dopo un po’ ci si rende conto che gli interpreti del porno, anche se recitano da cani, sono attori eccellenti in un unico dettaglio: riescono a restare seri. Del resto la mancanza di senso dell’umorismo, universale e istituzionalizzata, è la linfa vitale del porno. Film come Flashpoint finiscono nei negozi di video, e ne viene preparata una versione soft (dove l’azione hard viene parzialmente oscurata da qualche oggetto vagante: il casco di un pompiere, per esempio, oppure uno stivale) che viene venduta ai canali via cavo, alle catene di alberghi eccetera. I feature devono l’umiliante vacuità delle loro convenzioni a un vecchio precedente legale, la Prova Miller. Il caso Miller contro California, del 1973, stabilì che un film sporco era osceno se era “totalmente privo di valore” letterario, artistico, politico o scientifico. In termini giuridici la parola chiave, ovviamente, è “totalmente”, e per la sua definizione si sono spesi milioni di dollari.

Con una moglie come Hillary, Bill Clinton non avrebbe mai potuto essere un vero amico del porno, ma a differenza dei suoi predecessori – che avevano sistematicamente molestato l’industria con sequestri, procedimenti giudiziari a catena, multe e condanne detentive – lo ha lasciato sostanzialmente in pace, in virtù del Primo emendamento. Ed è facile intuire che il porno non si è mai sentito così magnificamente al sicuro come quando Clinton, durante il suo secondo mandato, è di fatto diventato un pornopresidente. Ora invece l’industria è tesa e si prepara a dei cambiamenti. Aveva paura di Gore. È terrorizzata da George W. Bush.

Muro contro muro
Il gonzo a volte è chiamato anche “muro contro muro”. Fa vedere gente che scopa senza preoccuparsi di spiegare perché. Nel gonzo non ci sono orazioni funebri né ammainabandiera. I feature sono molto, molto più espliciti che in passato, ma il gonzo è anni luce più avanti. Il nuovo elemento è la violenza.

Ho pranzato con Temptress (feature). Ho pranzato con Chloe (gonzo). E il giorno dopo ho raggiunto Chloe sul set di Welcome to Chloeville.

Il mio pranzo con Temptress è una faccenda relativamente tranquilla. All’inizio mi ricorda quando intervistai Penny Baker, coniglietta dell’anno di Playboy. Dopo un minuto avevo esaurito le domande. Temptress, come Penny, sembra inibita dalla presenza di un dirigente della società, in questo caso Steve Orenstein della Wicked Pictures, per il quale lavora a contratto. Ma dopo un po’ si scioglie. “Dimmi Temptress”, le chiedo dopo essermi scusato per la schiettezza e la lieve ostilità della domanda, “cos’è che non sei disposta a fare?”. “Io non faccio anale. Cercano sempre di convincermi. Sai com’è: ‘Solo un dito o la lingua. Oppure solo un pezzetto, soltanto la punta’. Ma io non voglio. Una volta non facevo neanche i facciali, ora invece sì”. Temptress non sta parlando di trattamenti di bellezza. Sta parlando della destinazione di quello che viene chiamato “pop shot” o “money shot”: l’eiaculazione del maschio.

“Che succede”, chiedo, “quando un attore non riesce a farselo diventare duro?”. Una volta il protagonista che faceva cilecca era la nemesi del porno. Un pene in difficoltà poteva fare la differenza fra profitto e perdita. Ma ora la situazione è cambiata, mi spiegano, grazie al Viagra. Con il Viagra l’attore riesce a fare straordinari di 45 minuti, anche se ha la faccia arrossata e il mal di testa. “Comunque si perde una dimensione”, spiega Stagliano. “il tizio scopa senza essere eccitato”. Sta semplicemente “facendo scena” – ed ecco che torniamo alle stronzate.

(Franco Matticchio)

Fisicamente Temptress mi ricorda le figlie dei miei amici. A sentirla non sembra timida, ma a guardarla sì. Con i lunghi capelli lisci gettati continuamente dietro le spalle da un lento movimento delle mani, il viso senza ombra di trucco, gli occhi gentilmente socchiusi, trasuda quello che Philip Larkin ha definito “la forza e il dolore / di essere giovani”. Le chiedo la sua storia, e lei mi racconta qualcosa. C’è la forza e c’è il dolore (e sicuramente c’è la giovinezza: Temptress ha 21 anni). “Ma non voglio che lo scriva. E potrebbe evitare di dire il mio vero nome? Ormai non ho più storie private. Rendono la vita instabile. L’unico sesso che faccio è quello sullo schermo”.

“Una cosina giovane e tenera”
Temptress è una delle poche fortunate. È una star. Dopo pranzo vado alla Wicked Pictures per parlare con Jonathan Morgan, un attore diventato regista. Lo trovo in una sala di montaggio digitale dove sta lavorando al suo ultimo film, una commedia incredibilmente noiosa intitolata Dentro il porno. “Ah”, esclama Jonathan. “Ecco, qui c’è un doppio anale”.

Un doppio anale non va confuso con una dp (doppia penetrazione: anale e vaginale). Un doppio anale è un doppio anale. Ogni tanto ci sono anche dei tripli anali. “Le ragazze potrebbero essere classificate come A, B e C. La A è la bonazza sulla custodia del video. È lei che ha il potere. Può permettersi di arrivare in ritardo, o di non farsi vedere affatto. Il novantanove virgola nove per cento fa così”. Fa un cenno verso lo schermo e aggiunge. “Qui abbiamo una tipa fra l’A e il B che fa un doppio anale. I registi se ne ricorderanno. Riceverà un sacco di telefonate. Per un doppio anale di solito ti aspetti una B o una C. Sono loro che devono fare il lavoro sporco, altrimenti non riceverebbero neppure una telefonata. Hai avuto un figlio, hai delle smagliature, e ti ritrovi a fare un doppio anale. Alcune ragazze dopo nove mesi o un anno sono già bruciate. Una diciottenne, una cosina giovane e tenera, firma con un’agenzia e fa cinque film nella prima settimana. Cinque registi, cinque attori, cinque per cinque: riceve un sacco di telefonate. Cento film in quattro mesi. Ha perso la freschezza. Il suo prezzo scende e smette di ricevere telefonate. E allora si passa a ‘Ok, sei disposta a fare l’anale? Sei disposta a fare scopate di gruppo?”. E allora sono bruciate. Le telefonate finiscono completamente. Le forze del mercato e dell’industria le hanno bruciate”.

Ringrazio Morgan per la sua franchezza. Ma non è franco come Chloe. La incontro nella hall del mio albergo. Usciamo insieme e andiamo verso la sua Mustang. “Hai visto?”. La sua targa è str82nl. “Straight to anal!”, mi fa, “dritta al culo!”. E ha appena cominciato.

Chloe è gonzo. Mi ha dato la verità.

Produzioni estreme
Adult Video News riporta quanto segue. Nell’ottobre scorso la pornostar Vivian Valentine ha partecipato alle vacanze “xxx-Treme Adults Only” in Messico sfoggiando l’occhio nero che le aveva procurato John Dough mentre giravano Sesso duro. “Non me ne pento e non mi sento affatto a disagio”, ha detto.

“Mi hanno massacrato”
Regan Starr, che ha lavorato al secondo film della serie, Sesso duro 2, ha un’opinione diversa. “Mi hanno massacrato”, racconta. “Prima del video mi avevano detto – e l’avevano detto con grande orgoglio, bada bene – che in questa serie la maggior parte delle ragazze si mette a piangere perché gli fanno molto male. Io non riuscivo neppure a respirare. Mi hanno picchiata, soffocata. Ero veramente sconvolta, ma loro non si fermavano. Continuavano a girare. A un certo punto nel film si sente la mia voce che dice: ‘Spegni quella cazzo di videocamera’, ma loro sono andati avanti”. Il regista della serie Sesso duro, ora interrotta, si fa chiamare Khan Tusion e protesta la sua innocenza. “Regan Starr”, dice, “travisa completamente i fatti”.

Se non vi piace Khan Tusion, sicuramente non vi piace neanche Max Hardcore. La column “Sul set” del solito Adult Video News ci porta con tono scandalizzato ma divertito nel mezzo delle riprese di Hollywood Hardcore 13. L’attore-regista Hardcore sta facendo del sesso violento con Cloey Adams, che finge di essere minorenne. “Se fai la brava bambina poi ti porto da McDonald’s e ti piglio un bell’Happy Meal”. Dopodiché Hardcore “procede a pisciarle in bocca. Guardando dritto nell’obiettivo Cloey dice: ‘Che ne pensi ora della tua piccola principessa, paparino?’”. Ma Hardcore non ha ancora finito con lei. “Rivolgendosi alla troupe dice: ‘Mi servono un dilatatore e un tubo’. Uno dei suoi trucchi preferiti è allargare il buco del culo di una ragazza con il divaricatore, pisciarci dentro e poi farle bere il tutto con l’aiuto di un tubo. Non è romantico?”.

Dunque. L’industria porno degli Stati Uniti ubbidisce al mercato (come potrebbe essere altrimenti?). La semplicità di questo concetto la dice lunga sull’industria porno. Ma cosa ci dice sugli Stati Uniti? E se è vero che gli Stati Uniti sono più un mondo che un paese, cosa ci dice sul mondo?

  • Un americano medio passa tre ore e 51 minuti al giorno guardando porno, video e internet.
  • Un americano medio senza una casa di proprietà spende più per il porno che per l’affitto.
  • Il porno incide per il 43,5 per cento sul prodotto interno lordo degli Stati Uniti.
  • Come le passere, queste statistiche sono una stronzata. Le ho inventate io. Ma le cifre vere sono altrettanto folli, altrettanto vertiginose, altrettanto assurde. Questa non è una stronzata.
  • L’industria del porno è molto più grande di quella del rock e di Hollywood.
  • Gli americani spendono molto di più nei locali di strip tease che in teatro, opera, balletto, jazz e concerti di musica classica messi insieme.
  • Nel 1972 il totale delle vendite al dettaglio di porno hard in America era stimato fra cinque e dieci milioni di dollari. Alla fine degli anni Novanta gli americani spendevano dieci miliardi di dollari all’anno per il sesso mediatico.

Qualunque cosa sia e qualunque cosa faccia, potete lamentarvi del porno ma non potete rifiutarlo. Parafrasando Falstaff: mettete al bando il porno e metterete al bando il mondo intero.

“Quasi tutti hanno qualche malattia venerea”, mi dice Chloe guidando verso un bar che accetta i fumatori. “Sul set qualche volta chiedi a un attore: ‘E quello che è?’, e lui risponde. ‘Quello? Me lo sono fatto a forza di scopare’. È perfettamente possibile, con tutto quel traffico. Ma è più probabile che sia un herpes, e quel tizio non dovrebbe stare lì a lavorare. Nei miei film si usano sempre i preservativi, ma i preservativi non bastano a proteggerti dalle malattie veneree. Non coprono la base. Durante il mio primo anno in quest’industria ho avuto dieci diverse malattie veneree. Certe volte, mentre sto con un’altra ragazza, magari le dico: “Tesoro, credo che dovresti farti vedere da qualcuno”. Allora la mando da un dottore ben disposto verso il porno – gli altri ci trattano come bestie – e lei esce con in mano la sua ricetta per una pomata”.

Le tariffe
Chloe ha 26 anni. Per dieci ha preso lezioni di danza e poi, quando ne aveva 17, ha cominciato con la droga, soprattutto eccitanti (“Avrei scopato per 72 ore di fila”). A venti ha cominciato con l’eroina ed era già nell’industria quando ha smesso, più di due anni fa. Chloe ha una bella chioma rossa e un volto caldo e intelligente. Ha il fisico di una ballerina: gambe forti, sedere muscoloso…

“…e niente tette. È vero che alcune società di feature spingono le ragazze a farsi siliconare e si offrono di pagare l’intervento. Le ragazze sulla strada (cioè le spogliarelliste) si vantavano della capacità cubica delle loro nuove tette: ‘Io ho 840’, ‘Io 1.220’. Una di loro una volta si è girata verso di me e mi ha detto: ‘O ti fai fare le tette o succhi il cazzo’. Preferisco succhiare il cazzo. Davvero”.

Ti pagano a scena. Donna-donna 700 dollari. Uomo-donna 900. Anale 1.100

Cosa serve per diventare una pornostar? Ormai dovrebbe essere chiaro. Devi essere esibizionista. Devi avere una carica sessuale feroce. Devi soffrire di “nostalgie de la boue”, letteralmente “nostalgia del fango”: un piacere infantile per le funzioni e gli escrementi corporali. E probabilmente devi avere un passato difficile. Devi anche essere completamente privo di senso dell’umorismo. Invece a Chloe il senso dell’umorismo non manca. Quando parla con me sembra qualcuno impegnato a sbirciare oltre un muro che delimita due mondi diversi, e che racconta storie dall’altra parte.

“Mi piace farmi pisciare addosso. Mi piace farmi sputare addosso, è come se mi venissero sul petto. Mi piace farmi soffocare. Mi piace farlo con i pugni. Qui abbiamo una regola: ‘niente pollici’. Una ragazza può farsi infilare anche sedici dita tutte insieme. Ma niente pollici”. Ride, poi continua. “Per il vaginale preferisco dei cazzi belli larghi. E ci sono dei ragazzi in giro”, mentre parla, Chloe prende in mano la parte più larga del bicchiere d’acqua sul tavolo davanti a noi, “be’, sono così. Per l’anale è meglio un cazzo di tipo più lungo, sottile”. “Quindi quando fai una dp ne scegli uno largo e uno sottile”. “Giusto… No, ora che mi ci fai pensare ne prendo due grossi. Mi piace sentirmi bella piena. Pensa, per il mio primo anale ho preso duecento dollari. Pazzesco, non riesco ancora a crederci”.

“Ora quanto prendi?”. “Nel gonzo non ti pagano a film ma a scena. Donna-donna sono 700 dollari, più altri cento per un giochetto anale. Uomo-donna: 900 dollari. Anale: 1.100. Assolo (una rarità): 500. Dp: 1.500. Io non faccio anali col pugno né doppi anali. La gente mi chiede come riesco a conservare la mia fama di regina dell’anale senza fare il doppio anale, eppure ci riesco”.

Insieme al 10 per cento circa delle pornoattrici (la stima è sua), Chloe può contare sull’approvazione dei suoi genitori, come del resto anche Temptress. Di fatto, anche i genitori di Chloe sono gonzo. Per due anni di fila sua madre è uscita dalla sala dove si consegnavano i premi di Adult Video News facendo vedere alla folla i trofei di “migliore anale” vinti da Chloe.

Dopo pranzo siamo andati nell’appartamento di Chloe: inferriate, la sensazione di un motel di due piani, un appartamento modesto, confortevole e ordinato, impreziosito da un bel gatto nero dal nome porno: Sirena. Secondo Chloe alcune pornoattrici scelgono i loro nomi affacciandosi dalla finestra e guardando le insegne per la strada: Laurel Canyon, Chandler, Cherry Mirage.

Chloe mi racconta brevemente della sua vita sentimentale. Al momento è divisa fra Chris, un bassista rock che la trascura, e il premuroso Artie, pornoattore come lei. Sospetta che Chris esca con lei solo perché per un musicista rock stare con una pornostar è uno status symbol. Chris, credo, sa di Artie, ma Artie non sa di Chris.

“Con Artie, capita che viene a trovarmi e io sono arrapatissima e lui mi dice: ‘Non posso, domani devo fare due scene’”. “Con il sesso privato non ti capita di pensare al lavoro?”.  “Oh sì, certe volte mi scopro a pensare: cazzo, per questo dovrebbero pagarmi. Oppure, cazzo, vorrei che ci fosse una cinepresa”. “Forse è meglio che io non scriva di Chris e Artie”. “Non preoccuparti. Presto saranno storie finite. Da queste parti non durano mai troppo”.

Chloe è indimenticabile. Non scorderò mai come mi ha detto, con malinconica fermezza: “Siamo delle prostitute. Sì, è vero, ci sono delle differenze. Possiamo scegliere i nostri partner e controllare il loro test dell’Aids, mentre con un cliente qualsiasi questo è impossibile. Però siamo prostitute: facciamo sesso in cambio di soldi”. “Ci hai pensato bene”. “Ho guardato sul vocabolario, ed è questo che dice”.

In termini etimologici, pornografia è quello che sto facendo io: scrivere di puttane. Domani mattina vedrò Chloe sul set. Che scena gireranno? Gonzo donna-uomo-donna anale.

Mister Monster
Verso la fine di Riposa coniglio, John Updike scrive: “Rabbit pensa di aggiungere cinque dollari e mezzo al suo conto per vedere qualcosa che si intitola Casalinghe in calore. Il problema di queste pellicole softcore negli alberghi è che – nell’eventualità che un bimbo di quattro anni con due genitori che fanno l’avvocato prema per caso il bottone sbagliato – fanno vedere tette e culi e persino un po’ di peli del pube, ma nessuna vera fica e nessun cazzo, nessun cazzo duro o floscio che sia. È molto frustrante. Scopriamo che è proprio il cazzo che ci interessa, vogliamo vederlo a tutti i costi… Forse siamo tutti delle checche”.

O come mi avrebbe spiegato un amico quella stessa settimana: “Non c’è gusto senza Mister Monster. Dobbiamo assolutamente vedere Mister Monster”.

Dobbiamo veramente? Gore Vidal una volta ha detto che l’unico pericolo di guardare la pornografia è che potrebbe farti venire voglia di guardarne ancora, potrebbe farti venire la voglia di non fare nient’altro che guardare pornografia. Ma esiste anche, potrei obiettare, un altro pericolo. Mentre visionavo alcune produzioni estreme col videoregistratore della mia stanza d’albergo, continuavo a temere qualcosa. Continuavo a temere che potesse piacermi. Il porno è al servizio del “perverso polimorfo”: il caos pressoché infinito del desiderio umano. Se nascondete una qualche perversità, allora prima o poi il porno riuscirà a individuarla. Dovete sperare che questo non succeda mentre state guardando un film su un allevatore di maiali coprofago, o su un becchino. Quella settimana a Los Angeles ho scoperto cosa mi piace, o meglio: ho scoperto cosa non mi piace.

Non mi piace Mister Monster.

Guardare le donne
Nella confusione di Hollywood Hills mi imbatto in Andrew Blake, il Truffaut del porno, e due ragazze incredibilmente belle con biancheria intima incredibilmente costosa, e tacchi di diciotto centimetri. In senso stretto, il lavoro di Blake è gonzo: senza copione, senza trama, con gli attori impegnati a interagire con la cinepresa. Ma Blake è soprattutto “elegante ”. Le sue attrici sembrano modelle voluttuose, e sullo schermo lui le adula e le esalta con oli, unguenti, sete, nastri, fiocchi, tessuti.

“Ho ingaggiato Monica perché ha questo seno magnifico”, mi dice, “ed è su questo che vogliamo concentrarci. Non ho mai lavorato con Adriana ma mi sembra che sia veramente speciale”. Laconico, burbero, diretto e, ovviamente, senza alcun senso dell’umorismo, Blake è molto preso dal suo lavoro. “Ora metti la mano nelle sue mutandine… magari viene fuori un capezzolo, si scopre un capezzolo?… Stringili, carezzali, dedicati completamente a loro… Cerca di aprire le gambe. Come se giocassi con le mutandine… Non sorridere tanto. Sforzati semplicemente di essere te stessa… Allora il reggiseno è pronto a sparire? Bacia il capezzolo… Solleva di più i fianchi… Accavalla le gambe e rimettile giù. Fa’ vedere un po’ di passera… Ecco, ora via le mutandine…”.

(Franco Matticchio)

Ed eccolo. Un pube platonicamente perfetto, con addosso soltanto un acconciatura all’ultima moda per i peli pubici: un minuscolo mohicano.

“Questo dev’essere un giorno di lavoro pesante per te”, mi dice affabilmente la ragazza del trucco. “Ma qualcuno deve farlo. Giusto?”

La sua osservazione mi costringe a riflettere sulle mie reazioni o sul mio stato emotivo. Ammetto di aver provato una forte sensazione di furtiva assimilazione della bellezza. Ma l’istinto che viene eccitato in me non è tanto sessuale quanto protettivo. Adriana, nuda, ha vent’anni. E l’ultima cosa che vorrei vedere, in questo momento, è Mister Monster.

Fuori, durante una pausa, Andrew Blake mi dice nel suo stile piatto, assertivo: “Io penso a guardare le donne. Non mi piacciono tutte quelle pisciate e tutti quei pugni. Non ho mai avuto problemi legali”.

Per me è un giorno di lavoro “pesante”, dunque, e altrettanto si potrebbe dire per Adriana e per Monica. Non vengono prese a schiaffi da Khan Tusion, e Max Hardcore non gli piscia addosso. Ma non si stanno comunque “consumando”?

Permesso di lavoro
Se sei un attore porno, il tuo ultimo test Hiv è il tuo permesso di lavoro. Due anni fa l’attore Mark Wallice cominciò a diventare evasivo sul suo permesso di lavoro. Ricorreva a un ambulatorio fuori città ed evitava di presentare i risultati. Quando venne scoperto, la malattia era in fase avanzatissima. È stato accusato di aver infettato almeno sei attrici, un’accusa che ha sempre respinto.

“I test che facciamo si preoccupano solo dell’Aids”, dice Chloe, “Abbiamo contenuto l’Aids nella nostra industria, ma tutto il resto? Lo sai che siamo arrivati all’epatite G? Bisognerebbe avere almeno ventun anni prima di lavorare qui. Bisognerebbe conoscere il proprio corpo, capirlo. Ma questo farebbe sparire metà delle persone qui attorno. Ci sono molte serie con attrici poco più che diciottenni”. È proprio così: Debuttanti proibite, Esordienti perverse, Vergini licenziose

Una delle attrici che sarebbero state infettate da Mark Wallice – le sue condizioni ormai sono così pietose che nessuno pensa che valga la pena di fargli causa – è la ragazza che vive con Stagliano. Lo stesso Stagliano, il pioniere del gonzo, è sieropositivo: ha contratto il virus mentre si divertiva in un bordello di Rio. Stagliano ha accumulato una fortuna con un’attività dove, contrariamente a quanto comunemente si pensa, di fortune se ne fanno ben poche. Eppure penso spesso a Stagliano e alla sua ragazza, sul bordo della piscina, che scrutano un oceano al quale non hanno accesso.

Gonzo donna-uomo-donna
Il film di Chloe si gira a Dolorosa Drive. La casa porno, i pesci porno nell’acquario porno (i pesci hanno colori porno: giallo, malva, rosso sangue), l’apparecchio televisivo porno, grande quanto un frigorifero doppio, la pornopiscina dove galleggia una pornopapera di plastica. Oltre la staccionata c’è la casa del vicino rompiscatole che continua a salire sul tetto con la bocca piena di chiodi per scandalizzarsi quel tanto da chiamare la polizia.

Donna-uomo-donna: le donne sono Chloe e Lola, una calda bellezza amerindia; l’uomo è Artie, l’amante privato di Chloe, tatuato, muscoloso, calvizie incipiente. Artie sembra un ragazzo a posto, ma continua a parlare con un faceto accento francese. Gli attori porno sono straordinari per fare voci e facce divertenti. Scienziati tedeschi, spie russe, connoisseur francesi: nei feature possono andare avanti per un film intero.

C’è una troupe: il dp (stavolta significa direttore di produzione), il tecnico della fotografia e quello del suono, impegnati nel loro lavoro come factotum di mezza età; un giovanotto grassoccio che sembra qui per fare esperienza di lavoro; e la sorella di Chloe, Cleo, che pensa alle provviste alimentari e agli asciugamani. Chloe urla a Cleo: “Fa’ smettere quel telefono!”. Cleo: “Non posso, è il telefono di casa! Ce ne saranno almeno una decina!”. Artie continua imperterrito con il suo accento francese, mentre Chloe e Lola si spogliano per le foto da “ragazze carine” destinate alla custodia del video. Chloe, con cui ho passato cinque ore il giorno prima, mi cammina accanto nuda. Non la preoccupa essere nuda. Non sa di essere nuda.

Gli scatti porno accanto alla piscina porno: “Vuoi vedere il rosa? Vuoi un sacco di rosa?”, “Tira fuori un po’ di sedere”, “Aperto? Lo vuoi tutto?”.

Sono appena le dieci del mattino, e mi rendo conto che sto provando il genere di ansia che di solito precede una prova impegnativa. C’è una linea di demarcazione che sta per essere superata. Non dovrei essere qui. Nessuno di noi dovrebbe essere qui. Ma abbiamo tutti un lavoro da fare.

Un quarto d’ora dopo, riferendosi all’operato di Lola, Chloe mi fa un gesto con la mano e grida con gioia e trionfo (Chloe è la regista, non dimenticatelo, ed è entusiasta di avere questa scena nel suo film): “Questo è il tipo di pompino di cui ti parlavo ieri!”. Barcollo verso il cortile con il mio blocco d’appunti, ridendo e scuotendo la testa. Si fanno molte “battute” su un set porno e c’è molta ilarità grossolana, per allentare la tensione. Ma solo una Chloe, solo un’eccezione, riesce ad assicurare un’iniezione di vero umorismo. Sembra Zero Mostel in Per favore non toccate le vecchiette: “Ecco il nostro Hitler!”.

Il tipo di pompino di cui mi aveva parlato Chloe il giorno prima è così. È come se il desiderio appassionato, addirittura disperato, della ragazza fosse quello di baciare il basso addome dell’uomo. Si trova di fronte a un ostacolo. Non può aggirarlo. Deve attraversarlo. “Voglio dire”, aveva detto Chloe con ammirazione, “alcune di queste ragazze lo succhiano davvero. Leccano, sbavano, insalivano tutto, soffocano, ciucciano”. Bisogna dire che tutto questo ciucciare, dal punto di vista di Artie, è visibilmente efficace. Quando Lola ha finito, abbassa gli occhi compiaciuta per guardare Mister Monster che sta passando dalle tre in punto a mezzogiorno e mezzo.

Odio e morte
E questo era il tenore dell’insieme: incandescente. È qui che il mercato ci sta portando: verso l’incandescenza, l’intensità, l’atletismo frenetico.

Ma soprattutto il porno, sembra, è una parodia dell’amore. E quindi si rivolge agli opposti dell’amore, che sono l’odio e la morte. “Soffocala!”, “Sputami dentro”, “Rompimi! Non ce la fai a rompermi! Provaci”, “Vengo!!!”. Chloe grida quest’ultima parola come una mamma che risponde al pianto del figlio al lato opposto della casa. Poi, a Lola: “Soffocami!”. E tutto il busto di Chloe avvampa mentre lei sembra cadere in deliquio.

“Devo pisciare”, dice Artie durante una delle sue tante interruzioni. Per un attimo gli occhi del dp si spalancano allarmati. Crede, sbagliando, che Artie voglia pisciare sulla cinepresa. “Pisciare è come venire”, mi confida, “è un problema. Quando devono pisciare non ci riescono. Vanno alla doccia, tornano dicendo che sono pronti e invece non ci riescono”. Artie torna stancamente dal bagno proteggendo con la massima cura la sua erezione munita di profilattico. “Dio, come sono diventato vecchio”, borbotta tornando a gettarsi nella mischia.

Be’, sono vecchio anch’io. Così lancio un bacio a Chloe e me ne vado, prima dell’anale e prima del pop shot. Cleo mi riaccompagna in albergo: per lei è una gran brutta giornata. In primo luogo, facendo la spesa in un negozio di prodotti biologici si è fatta cadere un barattolo di germe di grano sul piede e ora zoppica vistosamente. Poi ha scoperto che il suo ragazzo la tradisce, e lo ha lasciato. Riflettendo sull’interruzione della sua vita amorosa, dice malinconicamente. “Quando lo paragoni a tutto questo, il sesso non sembra poi una gran cosa ”.

In un certo senso so quello che intende dire. Chloe-Artie-Lola mi avevano fatto sentire vergine.

Il gufo e la gattina
Nel pomeriggio lascio San Fernando per andare a Pasadena. Mi aspettano a una conferenza dal titolo “Il romanzo britannico dal 1950 al 2000” alla Biblioteca Huntington. Dopo qualche incoraggiamento, racconto al raduno dei delegati le mie recenti esperienze. “Le passere sono una stronzata” diventa immediatamente lo slogan (non ufficiale) della conferenza. Passo la seconda sera del convegno a fare giochini da liceale su questo tema con Ian McEwan, Salman Rushdie e Christopher Hitchens e signora. Nietzsche ha detto che le battute sono epigrammi sulla morte dei sentimenti. In altri termini, le battute migliori indicano sempre il nuovo minimo comune denominatore del gusto. È assolutamente emblematico che l’inventore di “le passere sono una stronzata” non avesse la minima idea di dire una battuta. In ogni caso, il porno è ingombro, straripante, di morte dei sentimenti.

Ogni volta che una pornostar inaugura un grande magazzino, pubblicizza un profumo o appare in uno show televisivo, la gente del porno comincia a dire che il porno è una realtà comunemente accettata, che il porno è alla moda, che il porno fa tendenza. Masturbarsi è alla moda? Non fa sentire molto alla moda. E non fa neppure sembrare alla moda: non si vede nessuno che lo fa. Il porno non potrà mai diventare una realtà comunemente accettata, anche a causa della sua natura controversa. Perché il porno diventi una realtà comunemente accettata prima dovrebbero cambiare gli esseri umani.

La gente del porno: loro sì che sono cambiati. Nel cortile della casa di Dolorosa Drive, durante una pausa delle riprese, Chloe, Artie e Lola se ne stanno nudi a discutere di un certo tipo di montagne russe che si chiama Desperado. Stanno tutti fumando. Ho incontrato parecchi fumatori a pornolandia. Con tutti i rischi che corrono, cosa volete che sia fumare? Ma poi, quando arriva il segnale, culo in aria e tutti al lavoro. E intendo proprio dire lavoro. Il porno è un genere proletario. E quella del porno è una confraternita malpagata che sgobba sodo e che, tutto sommato, va d’accordo e si dà una mano. Pagano l’affitto con la morte dei sentimenti.

No, Chloe, tu non sei una prostituta, non proprio. La prostituzione è la professione più antica. Il porno è la più moderna. Sembri piuttosto un gladiatore, un gladiatore contemporaneo. Naturalmente i gladiatori erano schiavi, ma alcuni di loro si conquistarono la libertà. E tu, credo, ti conquisterai la tua.

(Traduzione di Gigi Cavallo)

Questo articolo è uscito il 2 agosto 2002 nel numero 448 di Internazionale. L’originale era uscito sul quotidiano britannico The Guardian, con il titolo A rough trade.

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