13 febbraio 2020 11:41

Secondo una recente indagine almeno duecento migranti e profughi salvadoregni sono stati uccisi, violentati o torturati dopo essere stati deportati in Salvador dal governo statunitense, che continua a ignorare gli enormi pericoli a cui vanno incontro.

Tra il 2013 e il 2018 Human rights watch ha documentato l’omicidio di 138 salvadoregni uccisi da bande criminali, polizia, soldati, squadroni della morte ed ex affiliati. La maggioranza delle vittime ha trovato la morte entro due anni dalla deportazione. Di solito gli assassini sono le stesse persone da cui i migranti erano scappati cercando rifugio negli Stati Uniti.

Il rapporto, intitolato “Deportati verso il pericolo: le politiche di deportazione degli Stati Uniti espongono i salvadoregni alla morte e agli abusi”, identifica altri 70 casi di persone picchiate, violentate e ricattate – spesso dalle bande criminali – o semplicemente scomparse dopo essere tornate in patria.

Totale impunità
El Salvador – il paese più densamente popolato dell’America Centrale, con una popolazione superiore ai sei milioni di abitanti – presenta uno dei tassi di omicidio e violenza sessuale più alti del mondo. Nell’ultimo decennio è stata denunciata la scomparsa di undicimila persone, una cifra superiore a quella registrata durante la guerra civile tra il 1979 e il 1992.

Le autorità sono sostanzialmente incapaci di proteggere la popolazione dalla violenza, commessa solitamente dalle bande di strada che contano circa sessantamila affiliati in tutto il paese. Tra i responsabili delle esecuzioni illegali, degli stupri, delle torture e dei rapimenti ci sono anche elementi delle forze di sicurezza, che agiscono con impunità quasi totale.

In un contesto di terrore e violazione delle leggi, il numero di salvadoregni che decidono di partire è cresciuto esponenzialmente. Secondo i dati delle Nazioni Unite nel corso di cinque anni le richieste d’asilo negli Stati Uniti sono aumentate quasi del 1.000 per cento, raggiungendo quota sessantamila nel 2017.

Il reale numero delle aggressioni e degli omicidi è probabilmente molto più alto di quanto riportato

La preoccupante situazione della sicurezza in Salvador è ben documentata, ma gli Stati Uniti continuano a deportare i salvadoregni condannandoli agli abusi e spesso alla morte, sottolinea Human rights watch. Nel 2010, Javier, di 17 anni, è sfuggito al reclutamento delle bande e ha chiesto asilo negli Stati Uniti, dove si era già stabilita la madre. La sua richiesta è stata bocciata e Javier è stato deportato all’inizio del 2017, all’età di 23 anni. Quattro mesi dopo è stato ucciso da alcuni affiliati alla gang della Mara Salvatrucha-13. “Gli Stati Uniti sono sicuramente a conoscenza della situazione, perché i casi sono stati riportati pubblicamente e soprattutto perché i salvadoregni raccontano questa realtà in modo chiaro nelle loro richieste d’asilo. Ma le autorità statunitensi hanno deciso di ignorarli o di non credere ai loro resoconti”, sottolinea Elizabeth Kennedy, coautrice del rapporto.

Il diritto internazionale vieta agli Stati Uniti di riportare i migranti in un paese dove corrono seri rischi per la loro vita o la loro sicurezza. Tuttavia circa tre quarti degli 1,2 milioni di salvadoregni che vivono negli Stati Uniti non possiedono i documenti per ottenere un permesso di soggiorno temporaneo, e questo li espone alla possibilità di essere deportati. Tra il 2014 e il 2018 gli Stati Uniti hanno deportato 111mila salvadoregni, garantendo asilo solo nel 18,2 per cento dei casi, la percentuale più bassa nella regione.

Specificità dell’amministrazione Trump
Le deportazioni e la violenza nei confronti dei deportati non sono un fenomeno nuovo, ma il tasso di approvazione delle richieste è crollato da quando l’amministrazione Trump ha introdotto una serie di misure ostili nei confronti degli immigrati – tra cui Remain in Mexico, il cui nome ufficiale è Migration protection protocols (Protocolli per la protezione dalla migrazione) – e ha imposto forti limitazioni all’asilo basate sul genere e sui contatti con le bande criminali. “Questo attacco contro il diritto d’asilo è specifico dell’amministrazione Trump, che ha esposto un numero enorme di salvadoregni (e altri immigrati) al rischio di deportazione, impendendo in molti casi alle persone di presentare la loro richiesta per ottenere una protezione”, sottolinea Kennedy.

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I ricercatori di Human rights watch hanno verificato centinaia di resoconti dei mezzi d’informazione e hanno condotto 150 interviste con i deportati, i parenti sopravvissuti, i funzionari del governo e i responsabili dell’immigrazione. Il reale numero delle aggressioni e degli omicidi è probabilmente molto più alto di quanto riportato, perché in Salvador la maggioranza dei crimini non si traduce in una denuncia. La violenza di stato viene coperta, e per i giornalisti entrare in alcuni quartieri è troppo pericoloso.

Alison Parker, direttrice del programma statunitense di Human rights watch e coautrice del rapporto, sottolinea che “il numero di salvadoregni vittime di omicidi, stupri e altre violenze dopo la deportazione è sconvolgente. Eppure il governo degli Stati Uniti ostacola le richieste d’asilo dei salvadoregni e ignora i risultati agghiaccianti della sua politica spietata”.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Questo articolo è uscito sul quotidiano britannico The Guardian.