La diga Metamorphous a Vancouver, in Canada.

A Vancouver una diga si trasforma in un’opera d’arte

La diga Metamorphous a Vancouver, in Canada.
18 dicembre 2015 12:31

Nel mondo delle infrastrutture idriche, dove convivono rigidità e idealismo, i buoni e i cattivi esempi sono subito riconoscibili. I cattivi sono ovunque: condotte di cemento grigio, tubi di drenaggio e dighe che sottraggono l’acqua a case e insediamenti, spesso aumentando il rischio di allagamenti in zone limitrofe.

I buoni sono più rari. Li troviamo nei progetti (come nella proposta per impedire gli allagamenti nel sud di Manhattan) ma anche nella realtà: parchi naturali realizzati in zone umide, con ecosistemi in grado di attenuare l’impatto dell’acqua.

A Vancouver, per esempio, c’è un progetto che ha trovato un nuovo modo di conciliare ecologia e idrologia.

Di solito le dighe sono infrastrutture molto rozze, ma Metamorphous, dello studio Paul Sangha landscape architecture, ha trasformato una diga in un’opera d’arte pubblica lunga 60 metri. La struttura, di acciaio e cemento, serve a proteggere le abitazioni sulla costa della English bay. Una serie di piante e di massi disposti opportunamente formano un bordo più permeabile e smorzano l’effetto della risacca, producendo una costa sabbiosa.

Il progetto è partito nel dicembre 2012: Vancouver, in Canada, era stata colpita da maree eccezionali e una fortissima mareggiata. Queste maree superiori alla media avevano eroso tre metri del terreno sul quale poggiavano il pontile e il patio di una villa affacciata sull’oceano, lasciandola sospesa su una spiaggia battuta dalla tempesta.

Chiamare un architetto del paesaggio per progettare una diga non è certo la prima cosa che viene in mente

La situazione era pericolosa sia per l’edificio sia per quelli confinanti, per questo gli ispettori comunali chiesero ai proprietari, Barrie Sali e Roxanne Diaz, di mettere una recinzione. “Dovevamo fare qualcosa per proteggere la proprietà adottando una soluzione sostenibile”, ha raccontato Vikas Tanwar, il progettista capo.

Chiamare un architetto del paesaggio per progettare una diga non è certo la prima cosa che viene in mente. Ma la ditta di Tanwar aveva lavorato da poco nella zona e poteva vantare un lungo elenco di progetti paesaggistici sulla costa.

In collaborazione con un biologo e degli ingegneri, Tanwar ha fatto collocare grandi massi sulla battigia e ha cominciato a piantare una vegetazione adatta ai terreni sabbiosi e siepi di conifere per diminuire il moto ondoso e favorire la sedimentazione della sabbia. “Non avevamo mai avuto una spiaggia sabbiosa qui”, dice Sali.

La muraglia è invece uno scheletro di acciaio patinato spruzzato di calcestruzzo, ossia cemento pompato ad alta pressione. La tonalità ruggine e la consistenza ruvida dell’acciaio patinato (un materiale idolatrato da architetti e artisti) ne fanno una scultura da toccare con mano. La sua geometria sfaccettata e angolosa si ispira alle formazioni di arenaria locale e al guscio di un cirripede, il piccolo crostaceo marino che abbarbicato saldamente sugli scogli è il simbolo della resistenza alle onde.

Vagamente biomorfa, anche se matematicamente precisa, la struttura risalta sulle macchie di cespugli e i sassi levigati dalla marea ma senza stravolgere il paesaggio. A settembre il progetto Metamorphous ha vinto un premio della American society of landscape architects.

Con il tempo questa diga si trasformerà, come fanno tutti i litorali. Tra un centinaio d’anni il suo scheletro di acciaio si dissolverà, insieme al resto dei massi sulla spiaggia che servono a frangere le acque.

In origine la diga, alta quasi quattro metri all’estremità occidentale e meno di due a quella opposta, doveva servire a proteggere due lotti di terreno appartenenti a Sali e Diaz. Ma i vicini sono rimasti colpiti dall’approccio delicato e ingegnoso di Tanwar e hanno aderito al progetto, che così si è sviluppato per altri 25 metri.

Piccole aree verdi che si insinuano al livello dell’acqua rendono il paesaggio ospitale e accogliente

Le sue caratteristiche hanno trasformato una zona poco utilizzata e battuta dai marosi in un’attrazione quasi pubblica, secondo Tanwar. Oggi è diventata una brumosa spiaggia del Pacifico nordoccidentale, con tronchi portati dalle correnti, massi coperti di muschio su cui inerpicarsi, e un nuovo tipo di scultura che invita le persone ad avvicinarsi. Con questa riqualificazione del paesaggio è stato possibile anche collegarsi a un parco pubblico adiacente. Ora le famiglie vengono a farci il picnic e si mettono a prendere il sole sui grandi blocchi di pietra.

“Non avremmo mai immaginato di raggiungere un risultato del genere”, dice Tanwar. “L’aspetto più importante di tutta questa vicenda per noi è il risvolto sociale”.

Metamorphous è costato praticamente quanto una diga normale, afferma Tanwar, e Diaz precisa: quasi 650mila dollari canadesi (430mila euro). Non è una cifra alla portata di tutti, ma è una bella sfida alle idee un po’ ripetitive riguardo all’aspetto delle infrastrutture di questo genere.

Anche se si tratta di un progetto pensato solo per alcuni privati, è come se la diga sorvegliasse con discrezione tutta l’area. Dalle loro finestre sul retro, Sali e Diaz non vedono neanche la scultura imponente che hanno pagato, ben piantata nella spiaggia.

Piccole aree verdi che si insinuano al livello dell’acqua rendono il paesaggio ospitale e accogliente – una situazione ben diversa dalle dighe di cemento decorate dai graffitari con le bombolette spray, che invece hanno risparmiato Metamorphous.

(Traduzione di Alessandro De Lachenal)

Questo articolo è stato pubblicato su The Atlantic.

This article was originally published on Theatlantic.com. Click here to view the original. © 2015. All rights reserved. Distributed by Tribune Content Agency

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