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L’algoritmo di YouTube che cattura i bambini

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27 agosto 2017 10:59

I bambini bramano il potere. Sfortunatamente per loro, non ne hanno nessuno. Ergo, i capricci e le richieste assurde (no, voglio questa banana e non quella, che è identica all’altra tranne per il fatto che hai cominciato a sbucciarla, dunque per me non ha alcun valore).

I bambini vogliono prendere decisioni! Il loro desiderio di autonomia illustra perfettamente il carattere di un piccolo essere umano. Inoltre giustifica la popolarità di YouTube tra i bambini più piccoli e quelli in età prescolare, come mi hanno spiegato diversi psicologi dello sviluppo.

Se non avete un bambino di tre anni nella vostra vita, probabilmente non conoscete YouTube Kids, un’app che è sostanzialmente una versione ridotta di YouTube con video filtrati in base all’età dei piccoli spettatori. L’app, progettata per essere usata su un telefono o un tablet, permette ai bambini di farsi largo in un ecosistema digitale popolato da video pensati per loro.

I video sono generati dall’algoritmo di raccomandazione di YouTube, che tiene conto delle ricerche dell’utente, dei filmati già visualizzati e di altri dati (vedi la nota in fondo all’articolo). L’algoritmo è sostanzialmente un imbuto attraverso il quale passa ogni singolo video caricato su YouTube, e solo pochi superano la scrematura finendo sullo schermo dell’utente.

L’app di YouTube è un enorme specchio dei desideri dei bambini. Ma cosa rivela questo specchio?

A causa delle dimensioni del sito, questo motore di raccomandazione ha un compito difficile. “I consigli di YouTube aiutano più di un miliardo di persone a scoprire contenuti personalizzati da un archivio sempre in crescita”, hanno scritto i ricercatori di Google (che possiede YouTube) in uno studio del 2016 sull’algoritmo. L’archivio comprende molte ore di video caricati sul sito ogni secondo, ogni giorno. Creare un sistema di raccomandazione efficace è molto difficile, hanno scritto i ricercatori, perché l’algoritmo deve passare al setaccio una quantità enorme di contenuti e identificare all’istante i video più recenti e rilevanti, ignorando il resto.

Ed è qui che emerge il fattore “serpente che si morde la coda”: i bambini guardano sempre lo stesso tipo di video. I videomaker tengono conto di cosa ha più successo e poi lo imitano, nella speranza che i bambini clicchino sul loro contenuto. Quando lo fanno, l’algoritmo di YouTube registra la scelta e raccomanda il contenuto ai bambini. In questo modo i bambini continuano a cliccare sugli stessi video, che vengono consigliati ad altri bambini. Questo fa in modo che i videomaker producano sempre lo stesso genere di video, sperando di catturare l’attenzione dei bambini.

In sostanza è così che funziona qualsiasi algoritmo ed è così che nascono le bolle di filtraggio. Un pezzo di codice individua ciò che l’utente trova interessante e poi invia allo stesso utente altri video simili. Da un certo punto di vista YouTube Kids offre contenuti fatti su misura in base a quello che i bambini scelgono di vedere. I bambini, in pratica, selezionano da sé i video che gli vengono consigliati, fino a quando perdono interesse e cambiano genere. L’app di YouTube è un enorme specchio dei desideri dei bambini. In questo senso apre una finestra speciale nella psiche infantile.

Ma cosa rivela questo specchio?

“Fino a poco tempo fa, le persone che analizzavano questo aspetto erano davvero poche”, spiega Heather Kirkorian, assistente di sviluppo umano alla Scuola di ecologia umana dell’università del Wisconsin. “Nell’ultimo anno sta uscendo una serie di ricerche sulle app e i touchscreen. È un settore che comincia a emergere”.

I video per bambini sono tra i contenuti più cliccati nella storia di YouTube. Questo video, per esempio, secondo il contatore è stato visualizzato più di 2,3 miliardi di volte:


Su YouTube Kids si possono trovare animazioni di alta qualità e spezzoni di programmi televisivi come Peppa Pig, oltre che diverse ninne nanne. Daddy Finger è sostanzialmente l’inno di YouTube Kids, e le interpretazioni di ChuChu Tv delle canzoni per bambini più famose sono impossibili da evitare.


Molti dei video più popolari presentano una buona dose di amatorialità. Le dimostrazioni sul funzionamento dei giocattoli, come le uova-sorpresa, sono molto popolari: nei filmati gli adulti spiegano il funzionamento di diversi giocattoli, spesso tirandoli fuori da uova di plastica o rimuovendo uno strato di didò per rivelare un giocattolo nascosto. I bambini impazziscono per queste cose.

Questo è un video di Toys Unlimited presente su youTube Kids e visualizzato 25 milioni di volte.


A parte la vaga stranezza di questi video, è facile capire perché ai bambini piacciono. “Chi non vorrebbe ricevere una sorpresa? È così che funziona la nostra mente”, spiega Sandra Calvert, direttrice del Children’s digital media center della Georgetown university. Oltre al divertimento legato alla sorpresa, gran parte di questi video non sono altro che spot pubblicitari (questo video di una persona che sparge un po’ di didò sulle principesse Disney è stato visualizzato 550 milioni di volte). L’applicazione permette ai bambini di accedere a un enorme filone di internet pieno di uova di plastica. I bambini possono finalmente scegliere cosa guardare.

“È come uno zapping frenetico”, spiega Michael Rich, professore di pediatria della Harvard medical school e direttore del Center on media and child health. “In molti sensi YouTube Kids è più adatto all’arco di attenzione di un bambino piccolo, per via della lunghezza dei filmati, di qualsiasi programma televisivo di mezz’ora”.

Dal piccolo al piccolissimo schermo
Rich e altri paragonano l’app a predecessori come Sesame street, che a suo tempo ha introdotto brevi segmenti all’interno di un programma più lungo, in parte per mantenere l’attenzione dei bambini piccoli davanti alla tv. Per decenni i ricercatori hanno studiato il modo in cui i bambini reagiscono alla televisione. Ora stanno esaminando il modo in cui i bambini usano le app: quante ore trascorrono davanti al dispositivo, quali app usano eccetera.

Ma i bambini di età diversa sono gruppi distinti per i ricercatori. Un bambino di due anni e uno di quattro possono anche guardare lo stesso Daniel Tiger o lo stesso video di YouTube Kids, ma ciò che ne ricavano è molto diverso, mi ha spiegato Kirkorian. I bambini più piccoli di tre anni hanno difficoltà a immagazzinare informazioni trasmesse attraverso una schermo e relative a situazioni di vita reale. Molti studi hanno raggiunto conclusioni simili, con qualche notevole eccezione. Di recente i ricercatori hanno scoperto che quando un’esperienza di contatto con lo schermo diventa interattiva i bambini di meno di tre anni possono fare collegamenti solidi tra ciò che accade dentro lo schermo e ciò che accade fuori.

Il laboratorio di Kirkorian ha preparato una serie di esperimenti per quantificare il ruolo dell’interattività nell’aiutare un bambino a trasferire l’informazione in questo modo. Insieme ai suoi colleghi, Kirkorian ha riscontrato sensibili differenze di apprendimento tra ciò che i bambini hanno semplicemente assimilato – anche quelli sotto i due anni – quando potevano interagire con le app rispetto a quando si limitavano a osservare uno schermo. Altri ricercatori hanno rilevato che inserire una forma di interattività aiuta i bambini a conservare meglio le informazioni. I ricercatori di diversi istituti hanno visioni differenti del concetto di “interattività”, ma in un esperimento è stato considerato interattivo un atto semplice come spingere un tasto.

I bambini amano guardare sempre le stesse cose. In parte è un aspetto che riguarda la comprensione

Un’idea diffusa è che i bambini amano soprattutto osservare sempre le stesse cose fino a quando non le comprendono davvero. Da bambina ho guardato la videocassetta di Dumbo così tante volte che recitavo le battute del film durante i lunghi viaggi in macchina. A quanto pare non è un processo inusuale, almeno non dall’epoca delle videocassette e poi dei programmi on demand e delle app. “Se possono scegliere cosa guardare è probabile che interagiscano in un modo che segua i loro obiettivi di apprendimento”, spiega Kirkorian. “Sappiamo che l’atto di apprendere nuove informazioni è appagante, quindi è normale che i bambini scelgano le informazioni e i filmati che gli provocano questa soddisfazione”.

“I bambini amano guardare sempre le stesse cose”, spiega Calvert di Georgetown. “In parte è un aspetto che riguarda la comprensione. Continuano a guardare lo stesso contenuto per poter capire la storia. Spesso i bambini non capiscono le motivazioni delle persone, che sono sempre un fattore chiave per le storie. Spesso non capiscono il legame tra azioni e conseguenze”.

Le differenze con il gioco
I bambini piccoli sono inoltre predisposti all’ossessione verso interessi relativamente limitati (elefanti! Treni! La luna! Gelato!). Arrivati più o meno ai 18 mesi di età, molti bambini sviluppano “interessi estremamente intensi”, spiega Georgene Troseth, professoressa di psicologia dall’università Vanderbilt. È anche per questo che i bambini che usano le app come YouTube Kids scelgono spesso video che contengono concetti familiari e personaggi che già conoscono. Questo elemento rappresenta una sfida per i ricercatori. Se i bambini continuano a fare clic sull’icona di un video perché lo riconoscono è difficile stabilire fino a che punto imparano o quali sono le differenze tra una app e altre forme di gioco.

Perfino la mania delle uova-sorpresa non è davvero insolita, piega Rachel Barr, psicologa dello sviluppo di Georgetown. “Hanno qualcosa che i bambini amano molto: cose scartate e spacchettate”, sottolinea. “Non ho fatto alcun test, ma mi sembra improbabile che i bambini imparino da questi video, dato che non sono costruiti in modo chiaro”.

“L’interattività non è sempre una buona cosa”, aggiunge Barr.

Un filtro senza nessuna cura
I ricercatori non concordano sul valore di YouTube Kids come strumento educativo. Naturalmente molto dipende dal video e dal coinvolgimento di un adulto per aiutare a contestualizzare quello che appare sullo schermo. Ma è importante anche il funzionamento dell’algoritmo. Non è chiaro, per esempio, quale valore conceda YouTube ai comportamenti precedenti nelle sue raccomandazioni. Se un bambino guarda una marea di video di scarsa qualità, in termini di potenziale d’apprendimento finisce in una bolla di filtraggio in cui continua a guardare programmi di scarsa qualità?

Non esiste una selezione umana dei migliori video per bambini. L’unico input umano su YouTube è l’analisi dell’archivio alla ricerca di contenuti inappropriati, come mi ha spiegato un portavoce di YouTube. Il controllo della qualità rappresenta comunque un problema. L’anno scorso YouTube Kids conteneva un video che mostrava personaggi simili a Topolino che si sparavano in testa l’un l’altro, come ha riportato Today.

“Il contenuto disponibile non è curato ma semplicemente filtrato attraverso l’algoritmo”, spiega Nina Knight, portavoce di YouTube. “Diversamente dalla tv tradizionale, in cui i contenuti sono selezionati in un momento specifico, YouTube Kids fornisce a ogni bambino e famiglia il genere di contenuto che amano, in qualsiasi momento. È qualcosa di unico”.

YouTube sceglie per noi
Al contempo i creatori dei video di YouTube Kids passano un numero infinito di ore a cercare di fregare l’algoritmo in modo che i loro filmati siano visualizzati il maggior numero possibile di volte, perché un aumento delle visualizzazioni significa un aumento degli introiti pubblicitari. Questo video di Toys AndMe è stato visualizzato più di 125 milioni di volte da quando è stato pubblicato a settembre.


“Devi fare quello che l’algoritmo vuole da te”, spiega Nathalie Clark, cocreatrice di un altro canale molto popolare, Toys Unlimited, ed ex infermiera che ha lasciato il lavoro per produrre video a tempo pieno. “Non puoi saltare da un tema all’altro”.
In sostanza, una volta che l’algoritmo di YouTube ha determinato che un dato canale è fonte di video sulla melma, sui colori o sulle forme (e soprattutto una volta che un canale ha pubblicato un video di successo su un certo argomento) i videomaker corrono un grande rischio se si allontanano da questa classificazione. “La verità è che YouTube sceglie per noi”, spiega Clark. “Per il momento va di moda Paw Patrol, quindi noi facciamo tantissimo Paw Patrol”. Ci sono altre strategie importanti per rendere virale un video su YouTube Kids. Con l’esperienza si comincia a sviluppare una sorta di intuito sui desideri dei bambini. “Vorrei potervi dire di più, ma non posso favorire la concorrenza. E onestamente nessuno capisce davvero come funziona”, aggiunge.

L’altro elemento che la gente non capisce è il modo in cui crescere nell’era dello smartphone cambierà il rapporto tra i bambini e la narrazione delle storie. “Esiste una vasta letteratura che dimostra come i bambini che leggono più libri hanno più immaginazione”, spiega Calvert. “Ma nell’epoca dell’interattività non parliamo più solo di consumare qualcosa che è prodotto da qualcun altro. Parliamo di produrre da sé il contenuto”.

In altre parole, la generazione più giovane di utenti delle app sta sviluppando nuove aspettative sulla struttura narrativa e gli ambienti informativi. Oltre il brivido che un bambino in età prescolare trae dall’interattività con uno schermo o dalla visione di The Bing Bong Song per la millesima volta, le implicazioni a lungo termine per i bambini armati di smartphone sono legate a tutte le altre complessità della vita in un mondo plasmato dai contenuti su richiesta.

Nota. Diversamente da YouTube, YouTube Kids non usa la localizzazione geografica, di genere e di età dei bambini per creare le sue raccomandazioni, mi ha spiegato un portavoce. YouTube Kids chiede però di conoscere la fascia d’età. Il portavoce di YouTube ha citato la Children’s online privacy protection rule, una norma della Federal trade commission che si applica agli operatori dei siti rivolti ai bambini sotto i 13 anni, ma non ha voluto rispondere alle ripetute domande sul motivo per cui l’algoritmo di YouTube Kids usa input diversi rispetto all’algoritmo del sito originale.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Questo articolo è stato pubblicato da The Atlantic.

This article was originally published on The Atlantic. Click here to view the original. © 2017. All rights reserved. Distributed by Tribune Content Agency.

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