L’adesione alle quote di richiedenti asilo sarà volontaria

Ogni paese membro dell’Unione europea deciderà se aderire o meno al sistema di ripartizione dei 40 mila richiedenti asilo arrivati sulle coste italiane e greche, che Roma insisteva per distribuire tra tutti e 28 i partner. Il Consiglio europeo ha quindi firmato un accordo, ma più blando di quanto prevedeva la bozza della Commissione

Profughi curdi siriani nel Centro di prima accoglienza di Lampedusa, il 7 ottobre 2013.

I rimpatri forzati sono costosi, inutili e disumani

Profughi curdi siriani nel Centro di prima accoglienza di Lampedusa, il 7 ottobre 2013.
25 giugno 2015 17:09

Il presidente del consiglio Matteo Renzi si è messo a rincorrere Matteo Salvini sull’immigrazione. Il 24 giugno, parlando davanti al senato in vista del Consiglio europeo del 25 e 26 giugno, il presidente del consiglio ha detto: “Lo dico guardando alla sinistra di quest’aula. Noi non possiamo più avere paura del concetto di rimpatrio”.

“Dobbiamo essere chiari: nel momento in cui si arriva in Italia senza titolo, le procedure di rimpatrio devono essere velocizzate. Non si fanno accordi di cooperazione con chi non accetta il rimpatrio”.

Con queste affermazioni Renzi manda due messaggi: uno al fronte politico interno e uno ai partner europei. Il premier risponde a Matteo Salvini e ai suoi sostenitori, e allo stesso tempo manda un segnale ai ministri dell’interno di Francia e Germania, che accusano l’Italia di non applicare il regolamento di Dublino, di non identificare i migranti arrivati sulle nostre coste e di non rimpatriare quelli irregolari, cioè quelli senza documenti e a cui non viene riconosciuto lo status di rifugiato.

“Chi ha diritto di restare in Italia deve restare in Italia, chi ha diritto di avere asilo verrà accolto, ma la sinistra non può avere paura del rispetto delle regole, un concetto a cui ci dobbiamo tenacemente aggrappare di fronte a un’ondata che mette a rischio la stessa idea dell’Europa”, ha detto Renzi.

Renzi parla agli interlocutori politici nazionali. E dice: io appartengo alla sinistra che rispetta le regole. E in questo modo accusa una parte della sinistra di non rispettare le regole. Parla alla sinistra come se fosse un partito d’opposizione, e in questo modo usa i migranti come un capro espiatorio, come uno spauracchio per spaventare i cittadini che temono “l’invasione”, “l’esodo” di migliaia di persone. Renzi rassicura la classe media, il ceto medio impoverito. Cari cittadini, vi difenderemo dai clandestini, vi difenderemo da chi non ha titoli per restare in Europa: i migranti economici irregolari.

Così il presidente del consiglio introduce una distinzione ontologica tra il migrante economico e il richiedente asilo. E grazie a questa distinzione il premier si permette un atteggiamento cerchiobottista e retorico: mostrare i muscoli verso i migranti irregolari e allo stesso tempo mostrarsi accogliente verso richiedenti asilo e rifugiati. Come a dire: chi scappa dalle guerre lo accogliamo, chi scappa da povertà e miseria lo rimandiamo indietro. Peccato che il rimpatrio di tutti gli irregolari, oltre che disumano, è impossibile, costoso e inutile.

Sul concetto di rimpatrio forzato e della sua inutilità

Le affermazioni di Matteo Renzi davanti al senato sono perfettamente in linea con le posizioni del governo francese, che dopo la sconfitta alle amministrative del 2014 si è messo a rincorrere il Front national, mostrando il pugno duro contro l’immigrazione. Anche il premier britannico David Cameron ha vinto le elezioni di maggio con una campagna elettorale molto aggressiva contro l’immigrazione illegale. Per rispondere al successo dei partiti nazionalisti e xenofobi in tutti i paesi europei, come il movimento Pegida in Germania, la Lega nord in Italia e il Partito del popolo danese in Danimarca, i governi europei hanno scelto una retorica che criminalizza l’immigrazione irregolare. Questa politica però ha dei costi molto alti.

Negli ultimi quindici anni, i paesi europei hanno speso circa 11,3 miliardi di euro per espellere i migranti irregolari e 1,6 miliardi per rafforzare i controlli alle frontiere. L’hanno calcolato i giornalisti dei Migrants files, un collettivo internazionale di venti cronisti, statistici ed esperti. I giornalisti dei Migrants files hanno anche avvertito che questi dati sono sottostimati. I diversi paesi europei non hanno una normativa comune per i rimpatri e non c’è trasparenza sui costi sostenuti dagli stati per questo tipo di sistema.

Per calcolare quanto costano effettivamente i rimpatri forzati, non bisogna contare solo le spese sostenute per organizzare i voli di espulsione forzata. Vanno aggiunte le somme usate per costruire e gestire i Centri di identificazione e di espulsione (Cie), dove vengono reclusi i migranti fino al momento del rimpatrio.

Nel 2014 sono stati identificati 441mila migranti irregolari in Europa, di questi circa 252mila sono stati espulsi, ma solo 161mila sono stati rimpatriati. Secondo la ricerca, se avessimo accolto i migranti che abbiamo respinto avremmo speso di meno.

Eppure il nuovo piano europeo sull’immigrazione presentato dalla Commissione e che sarà discusso nel Consiglio europeo di oggi prevede che siano rafforzate le procedure di rimpatrio forzato, con dispositivi che permetteranno anche la detenzione fino a 18 mesi dei migranti irregolari. Saranno concessi più poteri all’agenzia europea per il controllo delle frontiere, Frontex. Al momento, infatti, solo gli stati nazionali hanno il potere di respingere gli irregolari, invece la competenza per i rimpatri dovrebbe passare nelle mani di Frontex.

Il commissario agli affari interni dell’Unione, Dimitris Avramopoulos, aveva già annunciato in una lettera indirizzata a tutti i ministri dell’interno dell’Unione europea: “Il sistema europeo di respingimento per i migranti irregolari non è sufficientemente veloce ed efficace. L’efficacia del sistema deve essere migliorata e sono aperto a esplorare tutte le possibilità (…) Entro luglio del 2015 sarà stabilito come Frontex potrà aiutare i paesi dell’Unione a rimpatriare i migranti irregolari. Per essere certi che i migranti irregolari siano effettivamente rimpatriati deve essere possibile la detenzione come misura legittima per evitare che i migranti fuggano”, ha detto Avramopoulos.

Canali legali per i migranti

Quella in corso è una crisi umanitaria creata dall’incapacità dell’Unione europea di gestire l’immigrazione in maniera umana e adeguata, ha denunciato l’associazione Medici senza frontiere alla vigilia del summit europeo.

Secondo Msf, la crisi in corso non è causata tanto dal numero di migranti arrivati nel territorio europeo, quanto da “carenze croniche nella gestione della questione da parte dell’Unione europea”. “I paesi europei passano il loro tempo a parlare di come chiudere le frontiere, costruire muri e lanciarsi ultimatum a vicenda”, ha detto Aurélie Ponthieu di Msf.

Le associazioni e le organizzazioni internazionali, che si occupano di migrazioni, da tempo sostengono che l’unico modo per contrastare l’immigrazione illegale sia quella di creare dei canali legali per i migranti. Politiche simili avrebbero molte conseguenze positive: si combatterebbe il traffico di esseri umani, si ridurrebbero le vittime che muoiono durante i viaggi sempre più pericolosi per arrivare in Europa, si risparmierebbero dei fondi pubblici destinati alla coercizione dei migranti e al controllo delle frontiere e si regolerebbero i flussi di migranti in entrata nel territorio dell’Unione, infine si contrasterebbe l’impiego di lavoratori in nero che spesso vengono reclutati nel bacino dei migranti senza permesso di soggiorno che sono più vulnerabili e ricattabili.

Un progetto di legge per la creazione di un canale legale di migrazione per i richiedenti asilo è stato presentato il 25 giugno alla camera da Mario Marazziti, deputato di Per l’Italia. La proposta è stata appoggiata anche dal Consiglio italiano per i rifugiati (Cir). Il disegno di legge prevede che i richiedenti asilo possano presentare la domanda nei paesi di origine o nei paesi di transito e di prima accoglienza presso una delle sedi dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr). In seguito alla presentazione della domanda ai richiedenti asilo sarebbe concesso un permesso umanitario temporaneo di ingresso nel paese della durata di 15 giorni, per permettere al migrante di arrivare in Europa in maniera legale e procedere con la richiesta di protezione internazionale.

Un’altra proposta del Cir prevede che attraverso un sistema di inviti e sponsorizzazioni da parte dei familiari i richiedenti asilo possano ottenere un permesso regolare per entrare nei paesi dell’Unione.

Per il Cir però sarebbe ancora più importante che fosse riconosciuto lo status “europeo” di rifugiato e che fosse emendato una volta per tutte il regolamento di Dublino che impone ai richiedenti asilo di fare domanda nel primo paese d’ingresso in Europa. Al momento infatti è possibile presentare una sola domanda di asilo in un paese dell’Unione e fino a quando la procedura non è stata accettata non si può lasciare il paese d’ingresso in Europa. “Mi sembra evidente, ma è evidente ormai anche per Angela Merkel, che il sistema Dublino non funziona. Se l’anno scorso in Italia sono arrivate 170mila persone, ma solo 64mila hanno fatto domanda di asilo nel territorio italiano, significa che i due terzi dei migranti hanno lasciato l’Italia e hanno raggiunto altri paesi. È evidente che Dublino non funziona”, mi spiega Christopher Hein del Consiglio italiano per i rifugiati.

Secondo Hein, al momento in Italia non è possibile obbligare i migranti a farsi identificare perché per usare la forza c’è bisogno dell’autorizzazione di un giudice. “Identificare persone che arrivano via mare senza documenti è giusto. Il problema è come farlo nella prassi. Se le persone si rifiutano ci vuole l’autorizzazione di un giudice per applicare la forza fisica. A volte arrivano molte centinaia di migranti nei porti siciliani ed è impossibile identificare tutti quanti nell’arco di poche ore. È un problema pratico e un problema legale”.

Per Christopher Hein la creazione dello status di rifugiato europeo potrebbe aiutare ad affrontare il problema. “Una persona che è stata riconosciuta rifugiato in Italia, dopo il riconoscimento avrebbe tutti i diritti che derivano dalla normativa europea, ovvero il diritto di lavoro, di residenza, in qualunque altro stato dell’Unione europea. Questa sarebbe una risposta europea unitaria. Attulamente questo non esiste. Una persona rifugiata in Italia deve stare nel paese per un minimo di cinque anni e anche dopo cinque anni non è automatico che possa andare in un altro paese”, afferma Hein.

Secondo l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), inoltre, bisognerebbe armonizzare di più le legislazioni nazionali sul diritto d’asilo. “L’estrema disomogeneità tra le misure di sostegno all’integrazione sociale dei richiedenti asilo mina alla radice ogni serio processo di armonizzazione del diritto d’asilo in Europa”, scrive l’Asgi. “Il tasso di rigetto delle domande di asilo tra gli stati membri è irraggionevolmente variabile, tanto che la stessa domanda di asilo potrebbe avere esiti del tutto diversi tra un paese europeo e un altro”.

Secondo l’Asgi, l’Europa sta mettendo troppa enfasi nelle misure di contrasto dell’immigrazione irregolare come il rimpatrio forzato, e queste misure rischiano di rafforzare le reti di trafficanti. “Queste azioni rischiano di avere come conseguenza primaria non il reale contrasto alle organizzazioni criminali, quanto l’inasprimento delle condizioni di violenza e soggezione a cui sono sottoposti i migranti”.

L’uso della forza per identificare i migranti va considerato una pratica pericolosissima ed inaccettabile. “L’enfasi posta su questa tematica rischia, infatti, di legittimare di fatto la diffusione di forme anche gravi di maltrattamento dei richiedenti asilo in tutta Europa. L’uso della forza in questi contesti è da considerarsi illegittimo e penalmente rilevante”, scrive l’Asgi.

Il responsabile dell’immigrazione della Caritas, Oliviero Forti, intervistato da Redattore sociale, ha commentato così questa distinzione tra rifugiati e richiedenti asilo su cui la nuova agenda europea sull’immigrazione sta puntando: “A noi la distinzione tra rifugiato e migrante non interessa, interessano le persone. L’urgenza di dare risposte concrete ai problemi collegati ai conflitti e alle persecuzioni, con interventi nell’immediato come i reinsediamenti, non deve mettere in ombra la condizione di chi fugge da condizioni di vita insostenibili come la fame, il degrado sociale e ambientale. Non si può fare una classifica di migranti di serie A e migranti di serie B. La migrazione nasce dalla volontà di cambiare la propria situazione in meglio. Non a caso nel nostro paese siriani ed eritrei non chiedono asilo, ma si fermano solo le persone che arrivano dall’Africa subsahriana: per questi migranti la vita che trovano nel nostro paese è già infinite volte migliore di quella che vivono nel loro”.

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