20 novembre 2021 08:54

Per diversi anni il numero degli statunitensi che si sono trasferiti è diminuito. Ma dal momento che il lavoro a distanza ha smesso di essere una necessità legata ai primi giorni della pandemia ed è diventato un vantaggio imprevisto per i lavoratori, questa tendenza potrebbe invertirsi. Secondo il Pew research center, durante la pandemia il 22 per cento degli americani ha traslocato o conosce qualcuno che l’ha fatto. In base a un altro sondaggio, un clamoroso 56 per cento ha in programma di farlo nel 2021.

Le ragioni per traslocare sono moltissime, come la distanza dalla famiglia (per ridurla… o aumentarla!) oppure i costi troppo alti e il traffico esasperante delle grandi città. E poi c’è il clima. Mentre scrivo, fuori della finestra osservo una grigia mattina autunnale a Boston, e conosco benissimo l’oscurità che mi attende. Chi vive nell’emisfero settentrionale deve affrontare un inverno lungo, freddo e buio, e potrebbe pensare che questa sia l’occasione giusta per cercare un luogo più soleggiato dove vivere. Alcune città in rapida crescita, per esempio in South Carolina e in Texas, vogliono farvi credere che in questo modo sarete più felici.

Di per sé non sarebbe una ragione così bizzarra per spostarsi. Anche prima della pandemia, l’11 per cento degli americani diceva di essersi trasferito almeno una volta nella vita in cerca di un clima migliore. E molti studi dimostrano che il sole e il caldo possono effettivamente migliorare l’umore. Ma a conti fatti, spostarvi perché amate il sole probabilmente non vale il denaro e il tempo che spenderete, senza contare i disagi al livello personale. Esistono strategie migliori per essere più felici, anche se vivete in una località buia e cupa.

Clima e umore
È innegabile che luce solare e felicità siano legate. Già da tempo i ricercatori hanno individuato quello che chiamano “inasprimento stagionale dei sintomi psichiatrici”: quando il clima si fa più freddo e grigio, l’umore peggiora e l’ansia aumenta. In un esperimento del 1983, a un campione di persone fu chiesto di valutare il proprio umore e la propria felicità in condizioni meteorologiche diverse. Entrambi risultarono migliori nei giorni soleggiati rispetto a quelli piovosi.

Quando John Denver canta “Sunshine on my shoulders makes me happy” (il sole sulle spalle mi rende felice), ha letteralmente ragione. Ogni volta che il sole entra in contatto con la nostra pelle contribuisce all’aumento dei nostri livelli di serotonina, un neurotrasmettitore che migliora l’umore. Alcune persone sviluppano il cosiddetto Disturbo affettivo stagionale (Sad), una forte reazione negativa alla mancanza di luce solare che colpisce fino al 9,7 per cento della popolazione, soprattutto alle latitudini più alte e durante i mesi invernali.

Starsene all’aperto a circa 14 gradi è la condizione ideale per avere uno stato d’animo positivo

Oltre a sperimentare un deficit di serotonina, chi soffre di Sad sembra essere particolarmente vulnerabile al modo in cui l’oscurità disturba i suoi ritmi circadiani e interrompe i cicli del sonno riducendo il senso di benessere.
La felicità è influenzata anche dalla temperatura. In uno studio del 2013 i partecipanti sono stati esposti a diverse temperature e si è scoperto che starsene all’aperto a circa 14 gradi è la condizione ideale per avere uno stato d’animo positivo, mentre temperature più fredde o più calde erano associate a una sensazione di benessere inferiore.

Si potrebbe concludere che il segreto della felicità sia trasferirsi in un posto come Palo Alto, in California, una località quasi sempre soleggiata e con clima mite. Ma sarebbe una conclusione affrettata. Un clima temperato tutto l’anno non è sempre la soluzione migliore. Chi vive costantemente al caldo, nei mesi autunnali e invernali tende a essere più felice di chi li passa al freddo. Ma in primavera la situazione si capovolge. Quelli che sostengono di “amare il cambio di stagione”, probabilmente non stanno dicendo che si divertono a scavare nella neve per tirar fuori l’auto, ma piuttosto che la loro felicità aumenta in modo deciso quando il brutto tempo volge al bello.

Efficacia decrescente
E poi, naturalmente, c’è il problema dell’omeostasi. Gli esseri umani di solito non sono in grado di godersi una cosa molto a lungo, ma si abituano rapidamente e tornano a livelli di felicità standard. Alcune ricerche segnalano che dopo avere traslocato l’eccitazione per il clima temperato si esaurirà in un periodo relativamente breve, proprio come accade con altri fenomeni che inducono felicità (tra questi, il matrimonio o guadagnare un sacco di soldi).

Se trasferirsi al caldo porta dei vantaggi marginali e provvisori, perché è un’idea così seducente? A quanto pare, tendiamo a pensare che il clima abbia un influsso maggiore sulla nostra felicità di quanto non sia in realtà. In uno studio degli anni novanta che ormai è diventato classico, lo psicologo premio Nobel Daniel Kahneman e il co-autore David Schkade chiesero agli abitanti del midwest (che raggruppa alcune aree nordorientali degli Stati Uniti) e a quelli della California di valutare il grado di soddisfazione della propria vita e di fare altrettanto con quella di chi viveva nell’altra regione. Le autovalutazioni erano le stesse, ma entrambi i gruppi pensavano che i californiani fossero più felici di chi viveva nel midwest, in particolare a causa del clima. I ricercatori conclusero che questa mancata corrispondenza era la conferma di quella che è chiamata “illusione di focalizzazione”: il pensiero che, per essere felici, una differenza lampante come un clima favorevole conti più di altri fattori meno visibili, come le amicizie e i rapporti cordiali con le altre persone.

Il “brutto” tempo può trasformarsi in bel tempo se diventa un pretesto per divertirsi

Le località calde sono fantastiche. Ma a meno che non soffriate di Disturbo affettivo stagionale, probabilmente non vale la pena trasferircisi solo per questo motivo. Se provenite da un luogo più temperato vi mancherà l’alternarsi delle stagioni, ciò che guadagnerete in termini di benessere sarà meno di quanto vi immaginate, e quel breve guizzo di felicità svanirà troppo in fretta. Di contro, a seconda di dove sceglierete di andare a vivere, la vostra felicità potrebbe essere prosciugata senza sosta dalle tasse elevate e dal costo delle case. Non dico che nessuno dovrebbe vivere ad Austin o a Palo Alto, ma sono quasi certo che il motivo principale non dovrebbe essere la ricerca del sole.

Sarete più felici se riuscirete a raggiungere lo stesso obiettivo per un periodo di tempo limitato, in particolare durante i bui mesi invernali. Uno studio dimostra che vacanze brevi e frequenti – se potete permettervele – sono una buona strategia per aumentare il benessere complessivo, perché aggirano il problema dell’adattamento. Sappiamo già che l’umore di chi vive alle latitudini più fredde migliora con l’arrivo della primavera: con vacanze brevi in luoghi soleggiati è possibile simulare questo effetto più volte durante l’anno (anche se poi, ovviamente, dovete tornare a casa).

Anziché inseguire il clima che amate, un’altra soluzione è quella di apprezzare quello in cui vivete. Mia moglie, che è originaria della Spagna, si è impegnata per accettare il clima uggioso di Syracuse, la città nello stato di New York dove ci siamo trasferiti a un certo punto, e ha finito per amarlo. Allo stesso modo, il “brutto” tempo può trasformarsi in bel tempo se diventa un pretesto per divertirsi. Ho conosciuto una famiglia che si è data al campeggio invernale nella parte più settentrionale dello stato di New York, e la cosa mi è sembrata un po’ eccessiva. Ma lo sci di fondo è un buon modo per passare il tempo, ed è impossibile farlo a Miami.

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Se tutti gli altri tentativi dovessero fallire, potreste semplicemente arrendervi e decidere di smettere di lamentarvi. Ho vissuto in luoghi pieni di sole (Boca Raton, Santa Monica, Barcellona) e in altri grigi (Seattle, lo stato di New York) in misura più o meno uguale e da decenni tengo una traccia accurata dei miei momenti felicità. Nonostante sia facile lamentarsene, il clima non ha influenzato in modo sistematico il mio benessere. Davanti all’evidenza dei dati, ho semplicemente smesso di lagnarmi degli inverni di Boston, e questo mi ha aiutato a farmeli apprezzare di più. Piuttosto, mi concentro su ciò che amo e che mi ha portato qui, come insegnare all’università.

Molte delle idee in apparenza sensate che ci spingono a inseguire il sole per raggiungere la felicità, se le esaminiamo con attenzione non reggono. Oltre ai problemi pratici già elencati, ne esiste anche uno di tipo filosofico: dare per scontato che un po’ di tristezza sia negativa e debba essere messa al bando. Una vita piena ha giornate di sole e altre piovose, e fa tutto parte dell’esperienza. Nessuno lo dice meglio di Henry Wadsworth Longfellow nella sua poesia Il giorno di pioggia:

Sta’ fermo, cuore triste! E smetti di lamentarti
Dietro le nuvole splende ancora il sole
Il tuo destino è il destino di tutti
Nella vita deve cadere un po’ di pioggia
Certi giorni devono essere bui e cupi.

Il sole tornerà. Nel frattempo, vivete appieno sotto la pioggia.

(Traduzione di Davide Musso)

Questo articolo è uscito sul sito del mensile statunitense The Atlantic.