La protesta contro la proposta di legge di vietare l’aborto a Varsavia, il 3 ottobre 2016. (Janek Skarzynski, Afp)

La Polonia fa marcia indietro sull’aborto e riafferma la democrazia

La protesta contro la proposta di legge di vietare l’aborto a Varsavia, il 3 ottobre 2016. (Janek Skarzynski, Afp)
07 ottobre 2016 09:56

I conservatori polacchi hanno fatto marcia indietro. Gli stessi che non avevano esitato, dopo la vittoria alle elezioni del 2015, a calpestare il tribunale costituzionale, garante del rispetto della costituzione, e a imporre i loro uomini e la loro linea nelle tv di stato, gli stessi che volevano modellare la Polonia a loro immagine e somiglianza, non hanno osato inimicarsi metà della popolazione.

Davanti alla portata delle manifestazioni del 3 ottobre, con centomila donne vestite di nero scese nelle piazze delle grandi città e dei piccoli paesi, il 6 ottobre i conservatori hanno rinunciato a inasprire ulteriormente la legge sull’aborto. Oggi in Polonia si può interrompere una gravidanza solo se il concepimento è frutto di uno stupro o di un incesto, se il feto è affetto da una patologia irreversibile o se sono in pericolo la vita o la salute della madre.

Si tratta di una delle norme più vincolanti in Europa, ma i conservatori del partito Diritto e giustizia (Pis) la consideravano troppo permissiva e avevano sostenuto una proposta di legge che avrebbe autorizzato l’aborto soltanto in caso di pericolo conclamato per la vita della donna.

Lo scenario che cambia
Questo avrebbe significato il totale divieto di interrompere la gravidanza, con rarissime eccezioni. Ma la reazione delle donne è stata talmente forte, in tutti gli ambiti e trasversale sul piano generazionale, che i parlamentari e il governo del Pis hanno preferito non rischiare la crisi politica.

Questa evoluzione cambia lo scenario politico in Polonia, perché è la prima volta che i conservatori fanno marcia indietro e che i loro oppositori di sinistra, del centro e di altre sezioni dello spettro politico ricevono un incoraggiamento. Come ai tempi di Solidarność, la Polonia torna a essere un paese innovatore che ha il coraggio di rinnovare la democrazia.

Mateusz Kijowski, un gigante dal sorriso gentile, ha creato il Comitato per la difesa della democrazia

All’indomani delle elezioni del 2015, mentre i partiti sconfitti dai conservatori erano ancora storditi dal risultato della vigilia, un perfetto sconosciuto di nome Mateusz Kijowski, un gigante dal sorriso gentile, aveva lanciato sul social network l’idea di creare il Komitet obrony demokracji (Comitato per la difesa della democrazia, Kod). Non un nuovo partito, ma un movimento di cittadini pronti a vigilare sul rispetto della legge, dei suoi codici e del suo spirito.

Il successo era stato immediato e folgorante, perché il movimento accoglieva chiunque, compresi alcuni parlamentari del Pis che condividevano il programma economico del partito ma si opponevano alla sua distorsione della democrazia.

È stato il Kod a organizzare le grandi manifestazioni contro l’autoritarismo dei conservatori, ed è il Kod ad avere ispirato la protesta della donne. Il Kod è diventato un fenomeno di massa perché oltrepassa i confini politici tradizionali, non combatte il Pis ma si schiera contro le sue violazioni della legge e vuole riunire la Polonia attorno alla difesa dello stato di diritto e delle politiche basate sul dibattito e il consenso.

In Polonia come altrove, i partiti appaiono affaticati, ma anziché rassegnarsi all’ascesa dell’estrema destra i polacchi stanno provando a reinventare la politica.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.
pubblicità

Articolo successivo

La Colombia sceglie una politica coraggiosa con i migranti
Dylan Baddour
Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.