Martin Schulz al parlamento europeo di Strasburgo, Francia, il 16 gennaio 2017. (Christian Hartmann, Reuters/Contrasto)

Le azioni dell’Europa sono in rialzo

Martin Schulz al parlamento europeo di Strasburgo, Francia, il 16 gennaio 2017. (Christian Hartmann, Reuters/Contrasto)
25 gennaio 2017 09:41

Non ha ancora vinto e non è detto che ci riesca, ma già solo il fatto che i socialdemocratici tedeschi abbiano scelto l’ex presidente del parlamento europeo Martin Schulz per sfidare, a settembre, Angela Merkel segna una svolta in Europa.

L’Unione europea, come sappiamo bene, non è più molto popolare in nessuno dei paesi che la compongono. Tra quelli che vogliono uscire e quelli che la considerano talmente irreversibile che non è più necessario difenderla, l’Ue sembra sempre più indebolita, ridotta a un’utopia dei tempi andati. Eppure, nel momento in cui ha toccato il fondo, l’unità europea sembra avere un sussulto.

C’è stato uno scatto, quasi impercettibile. Dopo la Brexit i sostenitori del divorzio dall’Unione sono rapidamente apparsi come bugiardi e semplici xenofobi, persone che non sopportano la presenza di altri europei sul loro territorio e avevano promesso agli elettori di portarli in paradiso da un giorno all’altro quando oggi il Regno Unito non sa come fare per non perdere i vantaggi del mercato unico.

La Brexit, paradossalmente, ha fatto capire a molti che l’Ue presenta anche dei vantaggi e che uscirne porta grandi difficoltà. Poi sono arrivati Putin e Trump. L’annessione della Crimea e la destabilizzazione dell’Ucraina orientale avevano evidenziato l’inadeguatezza politica e militare di un’Europa incapace di rispondere alle sfide, mentre l’elezione del nuovo presidente americano ha ricordato a tutti gli europei che non possiamo affidare la nostra difesa agli Stati Uniti.

La scommessa socialdemocratica
Tra le sfide a est, l’allontanamento a ovest e le minacce a sud, gli europei hanno improvvisamente cominciato a dire che è arrivato il momento di contare su loro stessi e serrare i ranghi. Assistiamo al ritorno della consapevolezza del nostro bisogno d’Europa, un contesto in cui la sinistra tedesca ha scelto un uomo che incarna l’unità europea più di qualsiasi altra figura del continente ed è un nemico delle politiche europee di risanamento degli equilibri di bilancio imposte dalla maggioranza di destra di cui Angela Merkel è capofila.

La socialdemocrazia tedesca ha scelto di presentarsi alla battaglia legislativa difendendo l’Europa ma anche il cambiamento delle sue politiche economiche. Questa scommessa, che soltanto un anno fa non aveva avuto il coraggio di fare, è il segno dei tempi, di un cambiamento in corso anche in Francia, come dimostrano i principali candidati alle prossime presidenziali.

A sinistra, Manuel Valls e Benoît Hamon sono europeisti convinti che non nascondono le loro convinzioni. Al centro, europeista è anche Emmanuel Macron, mentre a destra François Fillon, un tempo avversario dell’euro e sovranista militante, sostiene ormai l’affermazione dell’Europa davanti al disimpegno americano, al caos del mondo arabo e a quella che definisce “la deriva russa”.

Ancora non è evidente, ma le azioni dell’Europa sembrano in rialzo.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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