Una veglia per le vittime dell’attentato alla Manchester Arena, a Manchester, il 23 maggio 2017.

Manchester e i colpi di coda del gruppo Stato islamico

Una veglia per le vittime dell’attentato alla Manchester Arena, a Manchester, il 23 maggio 2017.
24 maggio 2017 10:24

L’attentato di Manchester non sarà l’ultimo. Ce ne saranno altri, altrettanto atroci, magari ancora più atroci, perché non c’è niente di più pericoloso e feroce di una bestia accerchiata.

La verità è che il gruppo Stato islamico (Is) sta perdendo terreno. Nato dalla fusione tra gli ex quadri sunniti dell’esercito di Saddam Hussein e i più radicali islamisti siriani che Bashar al Assad ha fatto uscire di prigione nell’autunno del 2011 per creare un mostro che potesse farlo passare per il minore dei mali, lo Stato islamico in Iraq e nel Levante aveva un obiettivo spiccatamente politico.

L’organizzazione voleva gettare le basi, a cavallo tra l’Iraq e la Siria, di un nuovo stato che riunisse la minoranza sunnita irachena e i sunniti siriani, una maggioranza in un paese dominato da una minoranza sciita a cui appartiene la famiglia Assad. L’Is voleva creare un focolare nazionale attorno al quale i sunniti dei due paesi potessero autogovernarsi, ma dovendo dare un’identità a questo stato in cui nessun altro avrebbe avuto posto, l’Is ha scelto un’identità religiosa fanatica e la pulizia etnica, i massacri e la riduzione in schiavitù delle popolazioni sciite, curde o yazidi.

Sedotti dallo Stato islamico
Inizialmente il progetto aveva ottenuto un grande successo, e c’era da aspettarselo. Il regime siriano non voleva combattere l’Is perché preferiva conservare le bombe per l’insurrezione e spingere le grandi potenze a scegliere tra la sua dittatura e lo Stato islamico. Molti sunniti siriani e iracheni si erano lasciati sedurre dall’idea di essere finalmente padroni a casa loro. Turchia e Arabia Saudita in testa, gli stati sunniti della regione hanno aiutato finanziariamente e militarmente l’Is convinti che ostacolasse l’avanzata dell’Iran sciita in Siria. Quanto alle grandi democrazie, fatta eccezione per la Francia, si sono preoccupate soltanto di non lasciarsi trascinare nel conflitto siriano e di non intervenire per nessuna ragione.

A cambiare le cose è stato l’orrore commesso dall’Is. Le decapitazioni, le donne “empie” vendute come schiave, il reclutamento di bombe umane in Europa: tutta questa barbarie ha finito per compattare contro l’Is una coalizione arabo-occidentale guidata dagli Stati Uniti.

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Troppo lentamente ma inesorabilmente, l’Is sta perdendo le sue roccaforti e arretra. Sono i colpi di coda di un mostro, e l’unica vera speranza che resta ai jihadisti è quella di distruggere gli stati europei scatenando, a colpi di attentati, una tale paura e un tale rifiuto dell’islam da spingerli ad attaccare i musulmani europei sprofondando ulteriormente nel caos.

Non è un piano mal concepito, ma al momento non sta funzionando. Le popolazioni e i governi sanno distinguere tra musulmani e terroristi e non stanno cadendo nella trappola. Con un’intelligenza collettiva ammirevole, l’Europa sta mantenendo il sangue freddo. Ma a prescindere dalla mobilitazione delle forze dell’ordine, purtroppo l’orrore non finisce qui.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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