Da sinistra il primo ministro bavarese Horst Seehofer, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il leader del partito socialdemocratico Martin Schulz a Berlino, il 12 gennaio 2018.

Il governo tedesco tiene l’Ue con il fiato sospeso

Da sinistra il primo ministro bavarese Horst Seehofer, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il leader del partito socialdemocratico Martin Schulz a Berlino, il 12 gennaio 2018.
15 gennaio 2018 12:06

L’apparato e la base possono ancora bloccare tutto. Il 21 gennaio l’apparato socialdemocratico potrebbe bocciare l’accordo che i dirigenti del partito tedesco e Angela Merkel hanno raggiunto il 12 gennaio sulle grandi linee di un programma di governo comune.

Se sarà così, la cancelliera sarà costretta a cercare di formare un governo di minoranza per evitare un ritorno alle urne. La Germania non ne uscirebbe sicuramente rafforzata. Il rilancio dell’unità europea non sarebbe facilitato, e se anche fosse superato l’ostacolo del 21 gennaio e la ripresa del negoziato dovesse portare a un accordo di governo, la base dell’Spd, l’insieme dei militanti socialdemocratici, potrebbe ancora dire “no” alla riproposizione di una grande coalizione.

La nuova collaborazione con la Francia
La Germania non ha ancora superato le sue difficoltà interne, ma nell’ipotesi in cui i socialdemocratici e i cristianodemocratici si accordassero per riassumere insieme il controllo del paese, lo farebbero prima di tutto per rifondare l’Unione al fianco della Francia.

La bozza di programma comune che i due partiti hanno pubblicato il 12 gennaio è perfettamente chiara. Nel documento si legge che l’Europa deve prendere in mano il suo destino, spinta dai cambiamenti nei rapporti con gli Stati Uniti, dalle sfide portate dalla Cina e dall’aggressività crescente della Russia. Il capitolo intitolato “un nuovo risveglio per l’Europa” propone di “rafforzare e riformare l’eurozona in stretta collaborazione con la Francia”.

Dopo che Macron ha basato i suoi primi mesi di presidenza sull’Europa, l’audacia europea ha contagiato anche Berlino

Socialdemocratici e cristiano-democratici vorrebbero creare un Fondo monetario europeo destinato ad affrontare qualsiasi crisi di uno degli stati membri, con fondi specifici che potrebbero costituire la base di un bilancio d’investimento dell’eurozona, una prospettiva che in passato la Germania aveva sempre rifiutato.
Siamo molto vicini alle proposte per l’Europa avanzate da Emmanuel Macron nel suo discorso alla Sorbona.

Dopo che il nuovo presidente francese ha basato la sua campagna elettorale e i suoi primi mesi di presidenza sull’Europa, l’audacia europea ha contagiato anche Berlino. Quello che è accaduto il 12 gennaio potrebbe aprire la strada all’affermazione progressiva di un’Europa politica al centro dell’Unione, un’Unione a più velocità in cui gli stati che vogliono procedere più spediti potranno farlo senza aspettare gli altri.

In un contesto segnato dal ritiro degli Stati Uniti, la posta in gioco è enorme, ma non possiamo dimenticare che i socialdemocratici sono fortemente attirati dall’idea di restare all’opposizione, nella speranza che questo possa restituirgli la loro identità e mettere fine alla loro crisi. Si tratta, in sostanza, dello scontro tra due imperativi.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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