22 aprile 2016 09:57

A New York, presso la sede delle Nazioni Unite, i rappresentanti di circa 170 paesi firmano oggi l’accordo di Parigi sul cambiamento climatico. La data del 22 aprile è stata scelta perché è la Giornata della Terra. C’è un anno di tempo per aderire, ma Cina, Stati Uniti, Giappone, India, Brasile e molti paesi dell’Unione europea hanno voluto essere tra i primi.

Ogni paese, ciascuno secondo le proprie leggi, dovrà successivamente ratificare il patto. Una decina di piccoli stati molto vulnerabili agli effetti del riscaldamento globale, come le Maldive e Samoa, dovrebbe consegnare la ratifica oggi stesso. L’accordo entrerà in vigore dopo che sarà ratificato da 55 paesi che rappresentano il 55 per cento delle emissioni globali di gas serra. Malgrado le tante critiche che si possono fare, si tratta di un passo avanti nella lotta al cambiamento climatico.

Il punto d’inizio

La conferenza di Parigi di dicembre era cominciata con aspettative basse, in una città ancora scossa dagli attentati terroristici. Pesava il nulla di fatto nella precedente conferenza di Copenaghen del 2009, che aveva lasciato in eredità anni di inerzia sul problema. Invece a Parigi si è arrivati a un accordo, con alcuni punti importanti, come l’obiettivo di contenere l’aumento delle temperature entro 1,5 gradi. Altri lasciano perplessi, come la mancanza di impegni vincolanti sulla riduzione delle emissioni di gas serra. Festeggiato l’accordo, è subito diventato evidente che quello era solo il punto di inizio e che la strada da percorrere è ancora lunga.

L’adesione e la ratifica sono le due tappe successive. Il successo in questa fase dipende soprattutto da due paesi, gli Stati Uniti e la Cina, che insieme rappresentano oltre un terzo delle emissioni totali di anidride carbonica.

Gli Stati Uniti stanno affrontando un anno elettorale: il presidente Barack Obama potrebbe cogliere l’opportunità e lasciare a chi verrà dopo di lui il compito di aderire all’accordo. La Cina si è impegnata, ma rimangono un po’ misteriosi i dati reali sulle sue emissioni di anidride carbonica e sui tagli che saranno fatti. L’Unione europea dovrebbe aderire senza problemi, ma poiché il blocco è composto da 28 paesi, la ratifica potrebbe procedere lentamente. L’India ha dichiarato di voler rispettare il patto, ma ci sono dubbi sull’efficacia dei suoi provvedimenti, considerato che il colosso asiatico ha un programma di sviluppo industriale basato sullo sfruttamento del carbone.

La finanza internazionale e le aziende tecnologiche hanno già cominciato a modificare i loro investimenti per tenere conto del cambiamento climatico. Tuttavia, questi finanziamenti sono rivolti principalmente ai paesi sviluppati. Nell’accordo di Parigi è previsto un fondo di cento miliardi di dollari all’anno per i paesi emergenti e non industrializzati. Anche per questo sarebbe importante che il patto entrasse in vigore.