Cosa farà da grande

15 luglio 2019 15:03

Ero così orgogliosa della laurea in filosofia di mia figlia, ma sono rimasta delusa quando ha deciso di lavorare in un’agenzia di comunicazione. Tutta quella cultura sarà buttata al vento? –Monia

“Susy, la mamma di Melania, aveva pianto disperata quando lei, al quinto anno di università, le aveva detto: ‘Mi sa che mi laureo in paleografia latina ma credo di più in codicologia’. ‘Ma cosa cazzo sarebbe?’ aveva chiesto, frase il cui turpiloquio era strettamente connesso allo sgomento più puro. ‘Lo studio del codex, mamma, del libro, stricto sensu cioè si studiano proprio le forme, i supporti, le tecniche della sua fabbricazione ma anche lato sensu, ovvero la sua storia nell’accezione più ampia, ciò che esso è in toto, il pubblico a cui è indirizzato, la sua fortuna e la sua conservazione’. ‘E poi che lavoro vai a fare? Puoi insegnare alle superiori?’. ‘Mamma! Potrò andare a lavorare in biblioteca! O magari continuare a fare ricerca!’. ‘Ma cosa caspita vuoi ricercare! Un lavoro! Ti s’è fatto studiare per diventare una professionista”.

Questo scambio di battute è contenuto nel romanzo Un anno felice (Rizzoli, 2019). L’autrice, Chiara Francini, mi ha raccontato che anche sua mamma è rimasta molto perplessa quando lei le ha annunciato di voler fare l’attrice. Alla madre sembrava un peccato che si desse a un mestiere così poco serio dopo aver studiato tanto per laurearsi in lettere. Poi Chiara ha ottenuto un grandissimo successo al cinema e in tv, e proprio quando la mamma si era finalmente messa l’anima in pace quella laurea è tornata a galla e Chiara è diventata una scrittrice. Dimostrando che, a prescindere dal mestiere che una ragazza sceglie di fare, la cultura che le entra sotto la pelle farà sempre parte di lei.

Questo articolo è uscito sul numero 1315 di Internazionale. Compra questo numero|Abbonati

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