04 gennaio 2021 12:58

“Ribelle del soul cerca genio musicale”

Con questo annuncio sul settimanale musicale britannico Melody Maker Billie Ray Martin, una cantante tedesca nata nel quartiere a luci rosse di Amburgo, sperava di trovare qualcuno che, come lei, amasse sia il soul classico sia l’elettronica. Siamo nella seconda metà degli anni ottanta e Billie trova i suoi quattro geni musicali, tutti provenienti da Birmingham: Brian Nordhoff, Joe Stevens, Les Fleming e Roberto Cimarosti. “Quello che ci univa era che venivamo da due città ugualmente grigie, fredde e noiose”, ricorda Martin. “Io ero abituata a cantare e gridare nei locali di Berlino ma ascoltavo Throbbing Gristle, Kraftwerk e Cabaret Voltaire”. I suoi nuovi compagni di strada sono immersi in quel synth pop inglese che sempre di più stava ibridandosi con house di Chicago e techno di Detroit. Nel 1988 formano una band, gli Electribe 101, e senza troppo successo fanno uscire un primo singolo, Talking with myself.

Le cose si muovono lentamente e Billie Ray Martin viene invitata a cantare nel singolo degli S’Express Hey music lover e finalmente ha un assaggio di quel successo pop che tanto credeva di desiderare. Hey music lover è una cover di Music lover di Sly & the Family Stone reimmaginata in chiave rave: è esilarante, ipercinetica e piena di deliranti riferimenti all’MDMA. La voce soul di Billie Ray Martin cavalca questo drago e sulle parole “I wanna take you higher” (voglio portarti più su) s’impenna su note altissime. Nessuno credeva che la cantante di Hey music lover fosse bianca, e per di più una tedesca di Amburgo. Quando Billie si ritrova negli studi televisivi a dover rifare il pezzo in playback decine di volte si accorge che “per una abituata a sgolarsi a Berlino tutte le sere” la vita della popstar non è poi un granché.


Però nel 1989 per gli Electribe 101 le cose cominciano a muoversi: Tom Watkins, il manager dei Pet Shop Boys, sente i loro demo e gli fa avere un ottimo contratto con la Mercury/Polygram. Billie e i suoi amici di Birmingham si mettono a lavoro su Electribal memories, un album che riesce a mescolare una voce unica, tra il cabaret berlinese e la chiesa evangelica del profondo sud degli Stati Uniti, con il suono pulsante della house. Talking with myself viene remixata da Frankie Knuckles (il padrino della house di Chicago, morto nel 2014 e ricordato perfino da Michelle e Barack Obama) e Tell me when the fever ended da Larry Heard (un altro pioniere della dance di quegli anni).

Electribal memories è un album notturno che riesce a coniugare la dance con il cantautorato allucinato e sensuale di Billie Ray Martin. Perfino quando fanno la cover di un vecchio successo soul-dance degli Odyssey, Inside out, riescono a farla propria e a trasformarla in un piccolo psicodramma teatrale. Quando nella primavera del 1990 gli Electribe 101 aprono le date del tour europeo dei Depeche Mode la via del successo per loro sembra spianata.

Nel giro di poco il giocattolo si rompe. Il loro manager e la casa discografica hanno idee molto precise su come e cosa debbano suonare gli Electribe 101. Billie Ray Martin ha una sua opinione assolutamente opposta e contraria e ciascuno degli altri componenti del gruppo esprime la propria. Gli Electribe 101 non fanno in tempo a terminare il secondo album (mai uscito) che si sono già disintegrati. Billie Ray Martin firma un contratto con la Warner che la porterà al successo con una delle hit eurodance più suonate degli anni novanta, Your loving arms, e gli altri continueranno a fare musica con il nome di The Groove Corporation. Rob Cimarosti muore nel 2019.

Electribal memories è uno dei grandi album dance perduti degli anni novanta. Talking with myself continua a galleggiare un po’ mestamente in tutte le compilation e le playlist baleariche e chill-out ed è ormai una specie di classico. Ma riascoltando Electribal memories oggi si sente che dentro c’è molto di più, c’è lo spirito di quell’epoca sperimentale e irripetibile che di lì a pochissimo avrebbe prodotto i Massive Attack, Tricky e i Portishead.

Electribe 101
Electribal memories
Mercury/Polygram, 1990