11 ottobre 2021 12:01

Per usare un termine caro alla rapper M¥SS KETA, Dale Bozzio dei Missing Persons è “pazzeska”. Non so se esista una scala della pazzeskitudine ma Bozzio, all’inizio degli anni ottanta ha fatto saltare qualunque sismografo del pop con la sua personalità, il suo trucco fluo, i suoi reggiseni di plastica trasparente e le sue croccanti canzoni synth wave. Questa rubrica è da sempre dalla parte degli ultimi, dei dimenticati e dei profeti inascoltati. Dale Bozzio, oggi per lo più rimossa dall’inconscio pop collettivo, è stata una meteora della cui luminosità hanno approfittato intere generazioni di pop star più ambiziose e scafate di lei: da Madonna a Cyndi Lauper, da Gwen Stefani a Lady Gaga.

La frontwoman dei Missing Persons prendeva le mosse dalla capostipite Debbie Harry dei Blondie; e quell’atteggiamento post punk, da stramba ragazza sexy alla guida di una band di maschi un po’ nerd, lo ha fatto esplodere in un tripudio di neon, rimmel arcobaleno, plastica colorata e ghiaccio secco. Erano le origini di Mtv e Dale Bozzio sorgeva da quel brodo primordiale fluorescente come una Venere new wave, la sua nudità coperta solo da un impermeabile di plastica.

Nel 1980 i Missing Persons non erano gli ultimi arrivati. Dale e Terry Bozzio si erano conosciuti, e in poco tempo sposati, lavorando al fianco di Frank Zappa nell’opera rock Joe’s garage. Con loro c’era anche il chitarrista Warren Cuccurullo (futuro componente dei Duran Duran, futuro ristoratore e futuro fotomodello sexy). È stato lo stesso Zappa a incoraggiare il trio a formare una band; lui voleva che si chiamassero The Cute Persons, “le persone carine”, ma alla fine Dale e Terry Bozzio e Warren Cuccurullo sono diventati i Missing Persons, “i dispersi”, un nome che si rivelerà profetico vista la scarsa durata della loro fama.

Dopo un primo ep finanziato dal padre di Cuccurullo, i Missing Persons ottengono un contratto con la multinazionale Capitol records e nel 1982 escono con il loro album di debutto Spring session M. Un buon successo commerciale lanciato da video musicali per l’epoca fantasmagorici e ultramoderni. Erano gli anni della second british invasion e negli Stati Uniti impazzavano band d’importazione come Culture Club, Eurythmics e Tears for Fears, gruppi diversissimi tra loro che oltreoceano venivano disinvoltamente definiti “new wave”. Finché i Missing Persons funzionavano come risposta locale all’invasione britannica, l’industria era con loro.

Però con il loro secondo album, Rhyme & reason, qualcosa è cambiato e la band ha cominciato a giocare un altro gioco. Rhyme & reason era troppo disordinato, troppo sghembo, troppo sperimentale, in una parola troppo pazzesko per piacere alla Capitol, che comincia a disamorarsi. I Missing Persons erano musicisti troppo brillanti e scalpitavano nell’angusta categoria pop dance in cui la loro casa discografica voleva confinarli. E Dale Bozzio aveva troppa personalità per limitarsi a scodinzolare nei video come una versione new wave di Betty Boop.


Rhyme & reason è un album che riesce a essere pop e ambizioso allo stesso tempo: ha grandi canzoni ma le seppellisce in un mare di virtuosismi e di trovate. L’album sembra scappare di mano in ogni momento: è talmente pieno di dettagli da diventare frastornante. Basta ascoltare la linea di basso di All fall down, un pezzo qualunque dell’album; altri artisti ne avrebbero tirato fuori tre pezzi dance diversi: loro stipano tutto in un solo, ipertrofico brano. È come se i Missing Persons, arrivati al secondo album, si fossero ricordati di essere allievi di Frank Zappa e avessero cominciato a lavorare nel suo stesso modo schizoide ed estemporaneo.

Un grave errore soprattutto nel 1984, l’anno in cui l’industria musicale statunitense cambia marcia e imbocca la strada (che poi si rivelerà senza ritorno) della caccia al blockbuster. Nel 1984 non esisteva più prodotto medio, il miraggio per tutti era quello di bissare il successo senza precedenti di Thriller di Michael Jackson. Il critico musicale Michaelangelo Matos ha dedicato a questo tema il suo ultimo libro, Can’t slow down: how 1984 became pop’s blockbuster year.

Analizzando gli album di maggior successo del 1984 (Born in the Usa di Bruce Springsteen, Like a virgin di Madonna e Purple rain di Prince tra tutti) Matos fa il ritratto di un’industria discografica votata all’accelerazione, alla massimizzazione dei profitti. Tutte le risorse economiche e di marketing vengono puntate su pochi prodotti di punta da cui vengono estratti singoli su singoli, video su video e giganteschi tour carichi di opportunità pubblicitarie. Dal 1984 in poi l’industria musicale statunitense è diventata dipendente dal grande campione d’incassi, un doping da cui non si disintossicherà mai.

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Nell’anno di Like a virgin di Madonna e di She’s so unusual di Cyndi Lauper non c’è più spazio per il pop bulimico e sperimentale dei Missing Persons. In modi diversi Madonna e Cyndi Lauper mettono a fuoco dei dettagli e li fanno esplodere nell’immaginario di Mtv. I Missing Persons sono troppo artistoidi e sconclusionati per quel tipo di cura del dettaglio: fanno succedere troppe cose nei loro dischi. La soglia dell’attenzione del pubblico si è notevolmente ridotta e le star dell’ultima generazione (Madonna in testa) lo hanno capito molto bene. Eppure Dale Bozzio aveva già anticipato tutto: in Rhyme & reason si sente il futuro di tanto pop che verrà: c’è la Lady Gaga più idiosincratica e inafferrabile, c’è la Gwen Stefani dei primi due album dei No Doubt e c’è una sconvolgente affinità con la spigolosa, graffiante vocalità di Karen O degli Yeah Yeah Yeahs.

Dopo l’insuccesso di Rhyme & reason i Missing Persons vengono commissariati dalla Capitol che li mette nelle mani di Bernard Edwards degli Chic, che produce per loro il convenzionale Color in your life (1986), il terzo e ultimo album prima dello scioglimento. Dale Bozzio nel 1988 viene ripescata da Prince che pubblica, con la sua etichetta Paisley Park, Riot in english il suo primo album solista. Bozzio diventa così l’unica artista al mondo ad aver lavorato con due geni diversi, ma ugualmente influenti, come Frank Zappa e Prince. La dura lezione del 1984 ha insegnato ai Missing Persons che, nell’epoca del blockbuster pop, essere troppo sperimentali non paga.

Missing Persons
Rhyme & reason
Capitol, 1984