Se vince l’apparenza

04 dicembre 2018 16:58

Come sarebbe bello se ciò che uno mostra di essere coincidesse con ciò che è. La scuola dovrebbe educare soprattutto a questo. Vi sto insegnando tecniche – dovrebbero dire i docenti di ogni possibile disciplina – perché siate veramente i migliori, non per far finta di esserlo.

Il tema è antichissimo, specialmente se applicato alla politica, e può essere così riassunto: quando vi capiterà di dire che agite per il bene dei vostri compatrioti o, meglio ancora, per il bene del genere umano, le vostre parole non devono essere orchestrate in modo da farvi sembrare persona buona che agisce per il bene altrui; voi dovrete essere davvero persona buona e le vostre azioni dovranno davvero avere a cuore il bene di compatrioti e genere umano.

Naturalmente questo combaciare della padronanza di tecniche efficaci e di lodevoli qualità (bontà, saggezza eccetera) non è stato mai frequente. Con l’avvento poi dei grandi mezzi di comunicazione di massa le cose si sono particolarmente complicate. Il vecchio primato dell’apparenza si è così consolidato che la realtà è ormai politicamente irrilevante. La selezione avviene in immagine. Ecco uno che buca lo schermo. Oh che gesto, oh che tono, oh che sorriso, oh che andatura. Pare che si discuta non di un segretario di partito, non di un presidente del consiglio, non di uno statista. Siamo alla politica del provino.

Questo articolo è uscito il 30 novembre 2018 nel numero 1284 di Internazionale, a pagina 12. Compra questo numero| Abbonati

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Claudia Grisanti