17 ottobre 2020 15:53

Matt Berninger, Loved so little
La voce di Matt Berninger è una delle più originali comparse negli ultimi anni nel mondo del rock alternativo. Chi segue e apprezza i National lo fa soprattutto per farsi avvolgere dal baritono del cantante di Cincinnati. Anche la sua presenza scenica un po’ goffa, quasi insicura, è a suo modo magnetica. I National sono ormai una band di culto, da grandi festival internazionali. Ma dopo aver pubblicato una serie di album notevoli (Alligator e Boxer su tutti), negli ultimi anni hanno perso un po’ di smalto, arrivando a pubblicare un disco mediocre come I am easy to find.

E invece Serpentine prison, il primo disco solista di Berninger, è una piccola sorpresa. È un album ispirato, che va a nascondersi dietro un’intimità semiacustica e fa del minimalismo una bandiera. Il cantante si è scelto un produttore con come Booker T. Jones, figura storica della musica statunitense, che con grande abilità ha messo una spruzzata di musica nera tra le pieghe delle canzoni (le tinte blues dell’apertura My eyes are t-shirts, la progressione un po’ alla Marvin Gaye di Loved so little, il pezzo migliore del disco). Le canzoni sono apparentemente nude, lavorate per sottrazione, ma hanno sostanza. Berninger è bravo a non fare troppo il poeta maledetto come a volte gli capita, e suona sempre sincero, a suo agio in questa veste solitaria. Qua e là tra l’altro spuntano ospiti d’eccezione, da Andrew Bird a Gail Ann Dorsey, ex bassista di David Bowie.

Lo stile dei testi è il solito, con immagini domestiche e romantiche che si alternano a bozzetti surreali (In Distant axis il cantante affoga nel pavimento, nell’episodio finale di Serpentine prison è intrappolato in una prigione a forma di serpente). Non mi aspettavo un disco solista così intelligente e a fuoco. Fuori dai National Matt Berninger sembra aver ritrovato se stesso.


Autechre, F7
Devo essere sincero, gli ultimi dischi degli Autechre erano veramente troppo impegnativi per me. Gli ultimi due progetti, Elseq e Nts sessions, erano molto affascinanti, ma arrivare in fondo non era semplice (le Nts sessions, per capirci, erano otto ore di musica). Il nuovo album del duo elettronico di Rochdale invece è sorprendentemente accessibile, a tratti perfino melodico, al netto dei titoli come al solito criptici scelti per i brani. E gli Autechre si confermano come un gruppo geniale, anche quando fanno le cose apparentemente semplici.


The Weather Station, Robber
I Weather Station sono un progetto della cantautrice canadese Tamara Lindeman, una musicista che non ha mai nascosto la sua passione per Joni Mitchell. Robber è il primo singolo estratto dal nuovo disco della band e merita un applauso anche solo per come suona quella batteria.


Kali Uchis, La luz
La colombiana Kali Uchis sa come fare pop urbano. E lo dimostra ogni volta che pubblica del nuovo materiale. Per il singolo La luz, estratto dal suo imminente secondo album, si è fatta aiutare dal cantante portoricano Jhay Cortez.


beabadoobee, Together
Nata nelle Filippine e cresciuta a Londra, Beatrice Laus, in arte beabadoobee, sembra uscita da una macchina del tempo puntata sugli anni novanta. Ascoltando il suo singolo Together non possono non venire in mente i Nirvana e soprattutto gli Smashing Pumpkins di Siamese dream, quando Billy Corgan era ancora un grande autore di canzoni.