26 marzo 2021 13:12

“Io non mento mai”, dice il rapper Massimo Pericolo al telefono dalla sua casa di Brebbia, in provincia di Varese. Mentre parla viene interrotto dal citofono: sono i suoi amici che gli chiedono di scendere. “Un attimo raga, devo finire l’intervista”, gli risponde lui. Ma è vero che lui non mente mai, viene da pensare nel frattempo? È questa la chiave della sua musica? Forse sì.

La forza dei pezzi di Massimo Pericolo, al secolo Alessandro Vanetti, è che suonano sempre urgenti, sofferti, come se qualcuno glieli avesse tirati fuori dallo stomaco con la forza. Che parli della sua esperienza in carcere, come nel precedente album Scialla semper, o dei rapporti difficili con il padre e le sue ex ragazze, come succede nel nuovo disco Solo tutto, nella sua voce c’è sempre un po’ di magone, un’inquietudine di fondo che non ha neanche bisogno di esplicitare. La senti e basta.

Ovviamente tutto questo non succede per caso: Massimo Pericolo suona sincero perché sa scrivere bene. In un’intervista del 2019 aveva detto: “Se non fosse esistito il rap forse avrei fatto lo scrittore”. Ed è vero, la sua capacità di raccontare storie è notevole, e non ha neanche bisogno di usare parole difficili prese in prestito dagli altri. Usa il suo gergo, quello dei suoi amici, che magari può far storcere il naso a qualche ascoltatore ma non colpisce mai a vuoto. Il suo secondo disco, per esempio, si apre con un pezzo che in poche barre fotografa come si sente il suo autore in questo momento. “Quanto è difficile scrivere il secondo disco, soprattutto se col primo diventi ricco”, recita l’inizio di Casa nuova, il brano dove racconta come è finalmente riuscito a comprarsi un appartamento grazie ai soldi fatti con Scialla semper. “Non sono più quello di prima perché ora ho qualche prospettiva”, recita in seguito la canzone, evitando la solita retorica del rapper che non viene mai cambiato da niente e da nessuno nonostante il successo, mentre scatta istantanee della vita delle persone intorno a lui: “Il mio amico ha detto no ad un omicidio per cinquantamila euro perché adesso c’ha un bambino”.

Al telefono Vanetti parla con voce calma, pesa le parole. Ha un tono molto più pacato e riflessivo di quello che uno si aspetterebbe: “È stato veramente difficile fare questo disco. I brani come Casa nuova, uno degli ultimi che ho scritto, sono nati durante il primo lockdown. E mentre ci lavoravo, rimpiangevo la facilità con cui potevo scrivere di certi argomenti in passato, quando li vivevo in prima persona. A me la pandemia ha ricordato i miei giorni ai domiciliari, so che può sembrare esagerato ma per me è stato così. Mi sentivo in trappola. Al tempo stesso però ho avuto il tempo per riflettere: da sempre per me l’introspezione è un’opportunità di crescita”.

In alcuni brani dell’album, come in Debiti, il rapper ribadisce di essere sempre più distante dalla vita di strada degli anni giovanili, mentre in altri attinge proprio dai ricordi di quel passato per costruire storie immaginarie che raccontano di palazzine di provincia – una realtà che non intende abbandonare nonostante il successo – di spaccio, di violenza e della depressione, di cui confessa di soffrire ancora.


Il pezzo più bello del disco, Fumo, racconta la storia di uno spacciatore che fa irruzione nell’appartamento di un cliente per recuperare i soldi che gli sono dovuti, per farsi rispettare, per non perdere la faccia. Non è del tutto convinto di quello che sta facendo, ma si fa forza e va. Le cose però non vanno come previsto, e nel finale del brano lo spacciatore, dopo un crescendo emotivo accentuato da note di pianoforte e sintetizzatori, viene ucciso. “Quando negli anni passati spacciavo mi sono successe cose del genere, per fortuna mai così tragiche. L’ambiente in cui vivevo, purtroppo, era così”, commenta Massimo Pericolo.

E prosegue: “C’è un altro pezzo che viene fuori dai miei ricordi, del quale sono molto orgoglioso: si chiama Airforce, e l’ho registrato insieme a Madame. È una bella storia d’amore ambientata in un contesto malinconico, come il mio. La prima volta che me ne sono andato di casa avevo diciassette anni. Ho riempito un sacco giallo di plastica con la mia roba e sono andato. Subito dopo essere uscito ho incontrato una tipa che mi piaceva e lei mi è saltata in braccio. Mi ha lasciato il numero e per un periodo ci siamo frequentati. Ma in quel periodo ero davvero incasinato: dormivo dove capitava, ero sempre in giro sui treni regionali senza biglietto. Per questo mi sono immaginato una storia d’amore tra due ragazzi che s’incontrano su un regionale, mi faceva pensare al nostro incontro”.

Oltre alla scrittura di Massimo Pericolo, quello che tiene insieme Solo tutto è la produzione di Crookers e Nic Sarno, che, come già succedeva in Scialla semper, è perfetta per accompagnare la voce del rapper: c’è il riff di piano alla Humble di Cazzo culo, dov’è ospite Salmo, ci sono i suoni quasi mediorientali di Bang bang, dove Gavirate, un altro comune della provincia di Varese, assume le sembianze di Baghdad, il beat storto di Sai solo scopare! o i violini di Brebbia 2012, un pezzo emo rap scritto tanti anni fa, quando Vanetti mollò la scuola.

A leggere i titoli di alcuni brani o a leggere alcuni testi, qualcuno potrebbe infastidirsi per un linguaggio che può sembrare gratuito. In Cazzo culo Massimo Pericolo, riferendosi alle persone che fanno i debiti e poi spariscono, sentenzia: “Io quella razza là la estirperei, come i nazi con gli ebrei”. Cosa risponderebbe a chi lo critica per aver fatto un paragone del genere? “La mia intenzione è scandalizzare gli stupidi. Io ho fatto un parallelo con un fatto storico, mica ce l’ho con gli ebrei. La razza di cui parlo io non ha niente a che fare con l’etnia, ma sono le persone che fanno i debiti e poi spariscono. Quella di certo è una razza che non mi piace”, commenta.

Come detto, molti brani, come il conclusivo Stupido (tu tu tu), sono ispirati a storie d’amore infelici: “Io scrivo sempre dopo che le storie finiscono ed esorcizzo le mie sofferenze nelle canzoni. Nei brani di Solo tutto per esempio esprimo rancore contro le mie ex, magari chiamandole ‘stronza’ o ‘troia’. Ho voluto mettere queste emozioni nei brani, senza filtri. Le relazioni con le donne mi hanno creato grosse ferite, da sempre faccio fatica a gestirle. Quando avevo poco o niente, e magari stavo insieme a ragazze con alle spalle una famiglia normale, quando la storia con loro finiva mi ritrovavo solo, nella merda. Per me loro erano tutto”, aggiunge il rapper, spiegando indirettamente il titolo del disco, evocato nei versi finali di Stupido (“Sei solo tutto”).


Ma il pezzo che meglio riassume il disco è il singolo Bugie, nel quale Massimo Pericolo affronta temi come l’ipocrisia, gli equivoci del successo, il rapporto con il padre, una figura quasi sempre assente nella sua vita, ma si lancia anche in una feroce denuncia. Ci sono vari versi di Bugie da tenere a mente, come “Una puttana le ha prese da un albanese / però lavora in strada per colpa del mio paese”, che fa venire in mente un capolavoro dell’hip hop italiano come Lo straniero dei Sangue Misto (nel 1994 Neffa rappava “Quando vedo il tunisino all’angolo che spaccia / la nera presa a schiaffi dal magnaccia / io so che è tutto made in Italy, perciò / non chiedermi se canto Forza Italia o no”) e dimostra che la coscienza sociale del rapper è molto più profonda di quello che sembra.

pubblicità

“Quel riferimento ai Sangue Misto non era voluto, in realtà. Secondo me loro, un po’ come faccio io, riflettevano su certe dinamiche. Io vedo l’ipocrisia delle persone, che difendono le prostitute a parole ma in fondo le disprezzano, oppure se la prendono con gli extracomunitari non capendo che dietro l’immigrazione c’è il disagio di una persona proveniente da un altro paese e l’incapacità del nostro di gestirla”, spiega Massimo Pericolo.

In un altro passaggio del testo, la canzone dice “Senza virtù si fanno figli con i vizi” e “Preferisco chi s’impicca a chi riscatta un fallimento facendosi una famiglia”. E il rapper la spiega così: “Troppo spesso delle coppie che non stanno bene insieme fanno figli senza pensarci, non si rendono conto che non gli possono garantire un futuro decente. E queste scelte creano solo disastri. Ci sono passato in prima persona. È come comprare un cane perché ci si sente soli, poi finisce che tratti di merda il cane. Meglio farsi i cazzi propri”. Forse quello che dice potrebbe non piacere, ma Massimo Pericolo non mente mai.