08 luglio 2021 14:49

Ascoltando Limoni, il podcast di Internazionale sul G8 di Genova scritto da Annalisa Camilli, si resta sconvolti dalle registrazioni delle comunicazioni tra gli agenti di polizia durante gli scontri e subito dopo la morte di Carlo Giuliani (“Uno a zero per noi, yeah!”) e poi dalla testimonianza del capitano dei carabinieri Antonio Bruno, che in tribunale ammette candidamente l’uso di mazze di ferro “fuori ordinanza” nelle cariche contro i manifestanti.

A distanza di vent’anni, e anche se erano già state rese pubbliche, queste registrazioni producono incredulità e rabbia. C’è un filo rosso che tiene insieme le violenze della polizia a Genova e i pestaggi di Santa Maria Capua Vetere, passando per l’uccisione di Stefano Cucchi e di Federico Aldrovandi: l’esercizio di una violenza sproporzionata e arbitraria; l’impunità su cui gli agenti sanno di poter contare; il silenzio compatto dei loro colleghi e delle loro colleghe.

La verità è che, come ha scritto Giuseppe Rizzo su Internazionale, “le violenze della polizia penitenziaria contro i detenuti non sono un’anomalia: sono il sistema”. Per questo non sarà mai troppo presto quando finalmente anche l’Italia deciderà di accogliere la raccomandazione del parlamento europeo (la numero 192 del 12 dicembre 2012) con cui si esortano gli stati dell’Unione europea “a garantire che il personale di polizia porti un numero identificativo”. Dei 27 paesi dell’Unione, quasi tutti hanno introdotto queste misure e solo quattro restano fuori: Austria, Cipro, Lussemburgo e, appunto, Italia.

“Il fatto che i singoli agenti e funzionari siano identificabili” con un codice alfanumerico sulle divise e sui caschi “è un messaggio di trasparenza che mostrerebbe la volontà delle forze di polizia di rispondere delle proprie azioni e allo stesso tempo accrescerebbe la fiducia dei cittadini”, spiega Amnesty international. Certamente non garantirebbe che i soprusi non si ripetano più, ma sarebbe un primo passo e soprattutto un segnale importante.

Questo articolo è uscito sul numero 1417 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati