25 novembre 2010 00:00

John Le Carré, Il nostro traditore tipo

Mondadori, 333 pagine, 20,00 euro

Nessun romanzo di John le Carré è deludente e questo è tra i più appassionanti. Anche perché l’autore si è chiaramente divertito a scriverlo, intrecciando una classica spy story – nella tradizione di Eric Ambler e dei “divertimenti” di Graham Greene nonché dei film più dinamici di Alfred Hitchcock – con i problemi in realtà serissimi posti dal peso che ha la mafia russa (e per estensione tutte le mafie) nelle ricchezze del nostro secolo.

Una coppia di giovani intellettuali britannici è accostata in vacanza da un boss mafioso russo, il massiccio Dima, che tramite loro vuol chiedere asilo a Londra per sé e per i suoi in cambio d’informazioni rilevantissime sul riciclaggio del denaro sporco e altre attività criminali che coinvolgono l’economia europea e non solo quella. I servizi segreti inglesi ci stanno, nonostante conflitti interni spesso ridicoli, ma come reagiranno i sospettosi “colleghi” e “superiori” di Dima?

Veloce e preciso, ricco di suspense e di trovate, il romanzo è però estremamente documentato e preciso, come sempre in le Carré, nel raccontare un mondo nascosto il cui potere finisce per condizionare la vita di tutti. Anche se farlo è superfluo, è bene ricordare l’immensa superiorità di le Carré sui giallisti e noiristi alla moda, italiani e stranieri: Il nostro traditore tipo è un libro che li svergogna.

Internazionale, numero 874, 26 novembre 2010