Il bibliopatologo risponde

Una rubrica di posta sulle perversioni culturali. Se volete sottoporre i vostri casi, scrivete a g.vitiello@internazionale.it

La mia droga si chiama Bovary

15 febbraio 2017 18:10

Caro bibliopatologo,
ogni volta che vedo una copia di Madame Bovary in una libreria, ma ancor di più su una bancarella, provo un’irrefrenabile voglia di possederla. Non è il mio libro preferito, non stimo particolarmente la protagonista. Eppure, non riesco a smettere con questa ossessione. Ho un problema?

Con affetto, iteritineris

Cara iteritineris,
ho un paio di consigli per te. Il primo è di procurarti dei comodi paraocchi da cavallo; ne trovi di ottimi tra i venti e i cinquanta euro – sempre che tu non voglia, per vanità o per capriccio, puntare su eleganti finimenti d’epoca e andare al trotto per le strade della tua città fingendoti un destriero ottocentesco. Ti consiglio di usarli perché, a lume di esperienza, non so di libreria o bancarella che non abbia almeno un paio di copie di Madame Bovary, con ripercussioni facilmente immaginabili sul tuo conto in banca. La principale controindicazione è che, già solo a vederli su eBay, i paraocchi sembrano strani attrezzi bdsm da sexy shop, a indossarli neppure me lo immagino – ma insomma, scegli in tutta libertà se ti conviene salvaguardare le finanze o la reputazione.

La tua compulsione all’acquisto, però, non riguarda un’opera qualunque; perché Madame Bovary – scusa la banalità un po’ scolastica – è il libro che illumina i segreti della passione letteraria, e si può dire che sta al lettore di romanzi come La finestra sul cortile allo spettatore cinematografico. Cos’altro facciamo, leggendo storie, se non calarci in vite immaginarie? Quel misterioso processo psicologico per il quale ci ostiniamo a usare un termine vago e insoddisfacente – l’“identificazione” con un personaggio – non faremmo prima a chiamarlo semplicemente bovarismo? Ecco perché la sfortunata Emma merita, se non la tua stima, la tua considerazione.

Veniamo così all’altro consiglio. Una volta indossati i paraocchi e ripianato il deficit economico, cerca tre libri che, ti avverto, non sarà altrettanto facile trovare girando tra librerie e bancarelle. Il primo è un libro di Jules De Gaultier, pubblicato nel 1902, che si chiama appunto Il bovarismo. Parla della facoltà di “credersi diversi da ciò che si è” – non soltanto quando si legge un romanzo, ma sempre. Per darti un’idea dell’ambizione dell’opera di De Gaultier, il titolo del sesto capitolo è “Il bovarismo essenziale dell’umanità”.

Il secondo è un libro filosofico e lo ha pubblicato pochi anni dopo, nel 1911, un neokantiano di nome Hans Vaihinger. Ha un titolo bellissimo: La filosofia del come se. Dal sottotitolo – Sistema delle finzioni scientifiche, etico-pratiche e religiose del genere umano – puoi intuire che non è proprio “un saggio che si divora come un romanzo”, categoria largamente truffaldina che imperversa sulle fascette editoriali. Ma che vuoi aspettarti da un neokantiano tedesco, un romanzo di cappa e spada? L’idea del libro di Vaihinger, comunque, non è così lontana dall’intuizione formidabile di De Gaultier.

Infine, se la filosofia non ti appassiona, scegli la busta numero tre: psicoanalisi. Helene Deutsch, allieva di Freud, nei primi anni trenta descrisse la cosiddetta personalità “come se” (anche se ci teneva a dire che l’etichetta non aveva nulla a che fare con Vaihinger). L’individuo “come se” sembra normale, ma ha un gigantesco vuoto interiore che tenta di camuffare con una “spasmodica, ancorché abile, ripetizione di un prototipo, senza la minima traccia di originalità”. Si potrebbe dire che ha fatto del bovarismo una seconda natura senza sapere neppure cosa sia la prima. Una piccola antologia di scritti psicoanalitici, Il sentimento assente, raccoglie l’essenziale sul tema.

Dopo aver seguito i miei consigli, non solo potrai leggere Madame Bovary con occhi nuovi, ma avrai qualche argomento in più per ribattere ai tuoi amici in giacca e cravatta, ben calati nei loro ruoli e nelle loro professioni, che si stupiranno di vederti a spasso con i paraocchi. “Ma come, sei convinta di essere un cavallo?”. “E tu, allora, che sei convinto di essere un commercialista?”. Madame Bovary c’est tous – ma almeno adesso lo sai.

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