16 giugno 2020 14:52

Caro bibliopatologo,
cosa esorta un bibliotecario a imprimere senza pietà, nel bel mezzo della mia lettura estasiata, un osceno timbro proprio sopra le righe? Vorrebbe forse esortarmi ad abbandonare silenziosamente il libro? O forse vorrebbe suggerirmi che senza il suo aiuto non lo avrei neanche letto e trovato? Avrebbe avuto ogni margine disponibile ai lati della pagina, sopra, sotto, di lato, per il suo timbro osceno accerchiato da tutti quei codici e numerini che oscurano le parole. Mi piace pensare invece che l’oscuro bibliotecario soffra misteriosamente. E chiedo il suo aiuto per conoscere il nome del male che può aver afflitto il colto graffitaro del mio prezioso volume.

– Fosca

Cara Fosca,
avrai sentito forse una vecchia arguzia, attribuita solitamente al drammaturgo irlandese Brendan Behan, secondo cui i critici sono come eunuchi in un harem: sanno come si fa, lo vedono fare tutti i giorni, eppure non possono farlo. Troverai battute simili rivolte anche ai traduttori, ai bibliotecari e ai correttori di bozze, perché lo scrittore – che è sovrano nel regno delle lettere, e come ogni sovrano è facile preda di paranoie – teme spesso, quasi fosse una forma di malocchio, il risentimento che sobbolle nelle cucine e nelle stalle della reggia, dove si svolgono le professioni ancillari alla sua.

Non credo però che dovremmo far nostro questo punto di vista da monarca insidiato. La psicologia del bibliotecario – nonché del critico, del traduttore e del correttore – è infinitamente più ricca e più varia, come del resto molti scrittori hanno mostrato nei loro romanzi, e come ho appreso in questi giorni dalla lettura di due volumetti pubblicati dalla Editrice Bibliografica – La biblioteca narrata di Rossana Morriello e Succede in biblioteca di Claudia Bocciardi. Per ogni eunuco frustrato nell’harem dei libri, trovi almeno cento vestali a guardia amorevole di quei sacri fuochi.

(Getty Images)

Sconsiglio perciò di trarre conclusioni generali da quel timbro al centro della tua pagina che copre le parole come una nuvola dispettosa. Al contrario, prendilo come un invito a ragionare sull’esperienza che fai mentre leggi un romanzo, perlomeno un romanzo classico. Lo psicologo Victor Nell, in Lost in a book. The psychology of reading for pleasure (Yale University Press 1988), la descrive come una sorta di trance ipnotica, e si rifà all’idea di Freud secondo cui la letteratura e l’arte hanno una stretta parentela con i sogni a occhi aperti. Inutile dire che teorie in tutto e per tutto analoghe, o più radicali, sono state avanzate rispetto allo stato mentale dello spettatore di un film hollywoodiano.

Al cinema, sprofondiamo nella trance ipnotica via via che ci dimentichiamo dei mille artifici che hanno reso possibile il film e la sua visione, fino a non saper più di essere seduti in una sala buia in mezzo a cento estranei, fino ad annegare integralmente nel flusso di immagini e suoni in cui lo schermo ci risucchia. Il romanzo ottocentesco – dal reperto poliziesco che mi hai inviato apprendo che il libro in questione è Trionfo della morte di Gabriele D’Annunzio, scempiato da un timbro scuro nel bel mezzo di un dialogo romantico – è anch’esso un portentoso apparato illusionistico, capace di suscitare mondi vividi e versicolori da file di segni neri, e può dire di aver compiuto il suo incantesimo su di noi quando non sappiamo più di avere in mano un libro, o addirittura non sappiamo più dove siamo.

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Uno stesso nervosismo accomuna il dormiente svegliato bruscamente dal suo sonno, lo spettatore cinematografico distolto dalla sua trance quando si accendono le luci in sala, il lettore strappato alla sua immersione nel mondo del romanzo e scaraventato a riva da un timbro molesto. Di colpo, il fragile edificio dell’illusione romanzesca, casupola di bambù in mezzo agli uragani, si spezza.

Decenni di interruzioni pubblicitarie e di espedienti metacinematografici di ogni tipo ci hanno addestrato a entrare e a uscire dal flusso delle immagini di un film in un bagno intermittente, ancorché più superficiale. Ma quella rara e adorabile bestiola in via di estinzione che prende in prestito Trionfo della morte in biblioteca non è pronta a questi risvegli bruschi, e probabilmente non lo sarà mai.

Il bibliopatologo risponde è una rubrica di posta sulle perversioni culturali. Se volete sottoporre i vostri casi, scrivete a g.vitiello@internazionale.it.