Una protesta contro le uccisioni di presunti spacciatori di droga a Manila, il 24 agosto 2016. (Noel Celis, Afp)

Il presidente filippino è un problema per il suo paese più che per l’Onu

Una protesta contro le uccisioni di presunti spacciatori di droga a Manila, il 24 agosto 2016. (Noel Celis, Afp)
24 agosto 2016 12:37

Rodrigo Duterte, il nuovo presidente delle Filippine, è uno che fa notizia. Ecco un estratto del suo ultimo comizio elettorale: “Dimenticatevi le leggi sui diritti umani. Se arriverò nel palazzo presidenziale, farò esattamente quel che ho fatto da sindaco. Spacciatori, rapinatori e buoni a nulla, farete meglio a togliervi di mezzo. Perché altrimenti vi ucciderò. Vi scaraventerò tutti nella baia di Manila a far ingrassare i pesci”.

Ed eccone un altro, risalente al 21 agosto, dopo che il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon e l’agenzia dell’Onu per il controllo delle droghe e la prevenzione del crimine (Unodc) avevano condannato “l’apparente sostegno agli omicidi extragiudiziali” fornito da Duterte. “Non voglio insultarvi”, ha dichiarato rivolgendosi ai suoi interlocutori (e definendoli “stupidi”). “Ma forse dovremo semplicemente decidere di uscire dalle Nazioni Unite. Se continuate a essere così scortesi, potremmo semplicemente andarcene. Fateci uscire dall’organizzazione. Non avete fatto niente. Mai. A parte criticare”.

Parole vaghe sul futuro delle Filippine

Ban Ki-moon e l’Unodc criticano il fatto che Duterte sia responsabile della morte di centinaia di persone. Da quando è salito al potere, tre mesi fa, più di mille “presunti spacciatori” sono stati uccisi dalla polizia o da vigilanti privati che agivano in suo nome. Nessuna delle vittime era stato giudicata colpevole da un tribunale e alcune di loro erano, naturalmente, totalmente innocenti.

Duterte non sta negando la cosa o chiedendo scusa. Prima di concludere il suo mandato, spiega, si limiterà a concedersi un’amnistia: “Grazia concessa a Rodrigo Duterte per il reato di pluriomicidio, firmato Rodrigo Duterte”.

“The Punisher”, come era noto ai tempi in cui era sindaco di Davao, prende molto sul serio la sua guerra alla droga: di recente ha dichiarato che avrebbe ucciso i suoi stessi figli se si fossero drogati. Ma il crimine non è il principale problema delle Filippine, ed è difficile capire se abbia intenzione di occuparsi seriamente di altro.

Parla in maniera vaga del progetto di rendere le Filippine uno stato federale, senza fornire dettagli delle sue politiche e dei suoi progetti. In realtà, ha trascorso la maggior parte del tempo dopo l’elezione nella sua roccaforte meridionale di Davao, e non a Manila.

Il segretario generale dell’Onu ha ormai il diritto di criticare uno stato membro anche quando questo uccide i suoi cittadini

Ma ha un piano per le Filippine dopo che le avrà fatte uscire dalle Nazioni Unite. Ha infatti dichiarato che potrebbe chiedere alla Cina e ai paesi africani di seguire l’esempio di Manila e creare un’organizzazione rivale. Non sapendo molto della Cina e dell’Africa, crede che saranno felici di unirsi a lui e sfidare quelle parti del mondo i cui governi ancora ritengono che sia sbagliato uccidere le persone.

“Duterte Harry” (un altro suo soprannome) è molto amato nelle Filippine, ma non è una minaccia all’ordine globale. Cento milioni di filippini dovranno convivere con lui per i prossimi sei anni, ma le Nazioni Unite non hanno il destino segnato, anzi stanno lavorando meglio di quanto si voglia riconoscere.

Una delle prove è che il segretario generale ha ormai il diritto di criticare uno stato membro anche quando questo uccide i suoi cittadini. Non è per questo che l’Onu era stata concepita. All’epoca della sua creazione nel 1945, quando la seconda guerra mondiale stava terminando, il suo obiettivo principale era quello di evitare altri conflitti simili.

L’Onu continua a svolgere il suo compito

I suoi fondatori cercarono di darle l’aspetto di una più ampia entità morale, firmando la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo nel 1948, ma si trattava perlopiù di uno specchietto per le allodole. L’Onu è stata creata dalle grandi potenze per evitare che un qualsiasi governo scatenasse un’altra guerra d’aggressione internazionale, non perché i governi riservassero ai loro cittadini un trattamento migliore.

In realtà, a ogni potenza è stato effettivamente garantito il diritto di fare quel che voleva ai suoi cittadini, fintanto che non attaccava i paesi vicini. In questo modo le neonate Nazioni Unite non facevano altro che riconoscere la realtà esistente, poiché ogni grande potenza era determinata a preservare la sua “sovranità”. Anche per quanto riguardava le potenze più piccole, era raro che le grandi si trovassero d’accordo sul tipo d’intervento auspicabile e su chi dovesse incaricarsene.

L’Onu ha svolto egregiamente il suo compito originario: condivide con le armi nucleari il merito per il fatto che, negli ultimi 71 anni, le grandi potenze non si siano mai scontrate tra loro. E gradualmente ha cominciato a occuparsi anche di altri settori, come il mantenimento della pace e la promozione dello stato di diritto nel mondo, senza però interferire all’interno dei territori delle grandi potenze. Anche nei paesi più piccoli non interviene praticamente mai, a meno che non sia stata invitata dal governo locale.

Perciò, Duterte stava dicendo delle sciocchezze quando ha definito inutile l’Onu, dicendo che “se fosse stata davvero fedele al suo compito, avrebbe potuto fermare tutte queste guerre e questi omicidi”. Tra l’altro, non accetterebbe mai un intervento dell’Onu nel suo paese per occuparsi di un’ondata di crimini. La verità è che sta solo facendo la voce grossa perché odia essere criticato.

È molto improbabile che metta in pratica la sua minaccia. L’Onu è il pilastro del diritto internazionale che, tra le tante altre cose, impedisce alla Cina di risolvere con la forza le sue dispute territoriali con le Filippine. Rodrigo Duterte è un problema solo per le Filippine, non per l’Onu o per il mondo.

(Traduzione di Federico Ferrone)

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