Soldati statunitensi e sudcoreani durante un’esercitazione nel porto sudorientale di Pohang, in Corea del Sud, luglio 2016.

Il Pentagono rilancia la strategia nucleare americana

Soldati statunitensi e sudcoreani durante un’esercitazione nel porto sudorientale di Pohang, in Corea del Sud, luglio 2016.
09 febbraio 2018 13:28

Con la Nuclear posture review (revisione della strategia nucleare) pubblicata il 2 febbraio dal Pentagono, il dipartimento della difesa ha annunciato che gli Stati Uniti si doteranno di due nuovi tipi di armi atomiche con l’obiettivo di ottenere, per usare le parole dei funzionari, “una maggiore flessibilità e offrire una deterrenza personalizzata”. “Deterrenza personalizzata”? Cosa diavolo dovrebbe significare?

Si tratta di un eufemismo nuovo di zecca, inventato per mascherare un concetto antico, screditato e molto pericoloso. Gli Stati Uniti stanno nuovamente accarezzando l’idea di una guerra nucleare “circoscritta”, e il resto del mondo non ne è affatto felice.

Sergej Lavrov, ministro degli esteri russo, ha definito la mossa “conflittuale”, esprimendo profondo disappunto. Il ministro della difesa cinese ha dichiarato: “Spero che gli Stati Uniti rinuncino alla loro mentalità da guerra fredda e si assumano pienamente le loro responsabilità speciali per il disarmo”. Anche il ministro degli esteri iraniano ha avvertito che questa nuova mossa potrebbe portare il mondo “sull’orlo dell’annientamento”.

Iniziativa assurda e pericolosa
Quel che faranno in realtà gli Stati Uniti è cambiare alcune delle loro attuali armi nucleari in modo che provochino esplosioni più piccole. Inoltre saranno reinstallati dei missili da crociera con testata nucleare su alcune navi della marina. A prima vista, non è una cosa particolarmente elettrizzante, casomai assurda e piuttosto pericolosa.

Il vicesegretario alla difesa, Patrick Shanahan, ha offerto varie giustificazioni per le nuovi armi, tra le quali la “crescente minaccia proveniente da potenze revisioniste” come la Cina e la Russia. Le “potenze revisioniste” sono paesi che vorrebbero cambiare l’ordine gerarchico globale, in modo che gli Stati Uniti non siano più l’unica superpotenza. Questo non significa, però, che li vogliano attaccare.

La principale giustificazione offerta dalla Nuclear posture review per le nuove armi è che l’esercito statunitense è preoccupato che altri paesi possano considerare le loro armi nucleari come troppo grandi per essere usate. Il Pentagono vuole quindi avere anche bombe di minore potenza e missili da crociera “piccoli e lenti” per convincere tutti gli altri paesi che gli Stati Uniti sono pronti a usarli.

È una vecchia illusione quella di poter condurre una guerra nucleare in qualche angolo remoto del mondo senza rischiare danni in patria

Ma davvero? Forse pensano che quando queste “potenze revisioniste” vedranno le nuove e più piccole armi nucleari statunitensi (non più grandi della bomba che ha raso al suolo Hiroshima), si diranno: “Non ho mai pensato che gli americani avrebbero usato armi nucleari ad alti megatoni, ma potrebbero invece ricorrere a delle bombette atomiche, quindi in fin dei conti sarà meglio non metterci a invadere la Bassa Slobbovia”.

La cosa non ha senso. Il Pentagono finge che le nuove armi nucleari non faranno altro che rafforzare la logica della deterrenza, così che la “Russia capirà che qualsiasi uso delle armi nucleari, per quanto circoscritto, è inaccettabile”, ma il suo vero obiettivo è raggiungere una capacità nucleare reale in caso di scontro militare. È una vecchia illusione quella di poter condurre una guerra nucleare circoscritta in qualche angolo remoto del mondo senza rischiare danni significativi in patria.

Si tratta di un’illusione smentita molte volte, ma che torna regolarmente di moda. Per i militari sembra sbagliato e innaturale disporre di armi così potenti e costose e non avere mai, in nessuna circostanza, il diritto di usarle: averle cioè solamente per dissuadere l’avversario dall’idea di usare le sue, di armi nucleari.

Di subdola attualità
È frustrante che in ogni generazione di militari esistano persone che alimentano teorie sulla possibilità di combattere senza pericolo una guerra nucleare limitata. La prima volta che un’idea del genere si è fatta strada nel pensiero strategico statunitense era stato alla fine degli anni cinquanta, ed è riemersa per un certo tempo almeno due volte da allora.

Ed eccola che torna, puntuale come la stagione delle piogge. Ancora una volta persone più ragionevoli dovranno consacrare tempo ed energie per difendere il concetto alla base della deterrenza nucleare.

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Come ha scritto nel 1946 Bernard Brodie, il padre della teoria della deterrenza nucleare, “finora l’obiettivo principale del nostro establishment nucleare è stato vincere le guerre. Da adesso in poi il suo obiettivo principale dovrà essere evitarle. Non può avere alcun altro obiettivo utile”.

È vero, ma non è compatibile con il pensiero tradizionale dell’esercito, e quindi l’idea di poter effettivamente combattere delle guerre nucleari circoscritte continua a tornare d’attualità, spesso subdolamente. L’attuale proposta non è una delle bizze passeggere di Donald Trump. È da tempo che sta maturando all’interno dell’esercito statunitense.

Può darsi che l’establishment militare statunitense convinca di questa pessima idea i mezzi d’informazione statunitensi, il congresso e la Casa Bianca, ma non pensate che ci caschino i russi o i cinesi. Sanno esattamente cos’ha in testa il Pentagono, e non gli piace affatto. Quando verrà il momento risponderanno, e il mondo diventerà un luogo un po’ più pericoloso.

(Traduzione di Federico Ferrone)

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