L’entrata del consolato saudita a Istanbul, Turchia, il 12 ottobre 2018.

Uccidere il giornalista Khashoggi è stato peggio che un crimine

L’entrata del consolato saudita a Istanbul, Turchia, il 12 ottobre 2018.
16 ottobre 2018 11:51

Se il sovrano di fatto dell’Arabia Saudita, il principe ereditario Mohammed bin Salman (MbS), ha davvero inviato una squadra di sicari in Turchia per uccidere il giornalista dissidente saudita Jamal Khashoggi al consolato di Istanbul, dieci giorni fa, cosa succederà adesso? Forse la storia può aiutarci a capirlo.

Poco più di due secoli fa, nel 1804, gli eserciti della rivoluzione francese avevano vinto tutte le battaglie-chiave e le guerre sembravano concluse. Il resto d’Europa aveva deciso nel 1801 che avrebbe dovuto convivere con la rivoluzione francese e fare la pace con Napoleone. Tutta stava andando così bene, ma poi Bonaparte ha commesso un piccolo errore.

Tanti esponenti dell’aristocrazia francese erano andati in esilio, combattendo contro gli eserciti della rivoluzione. Tra questi c’era il duca di Enghien, che nel 1804 viveva dall’altra parte del Reno, in territorio tedesco.

Napoleone venne a conoscenza di una voce (infondata) secondo cui Enghien faceva parte di una cospirazione per ucciderlo, e inviò una squadra di sicari – chiedo scusa, volevo dire uno squadrone di cavalleria – oltre il Reno per sequestrare il duca. Enghien fu riportato a Parigi, sottoposto a un frettoloso processo militare e fucilato. Dopodiché, per Napoleone, le cose si misero male.

L’idea che Napoleone violasse un territorio straniero in tempo di pace per ordinare l’omicidio di un oppositore era così orrenda, così inaccettabile che ovunque l’opinione pubblica cominciò a opporsi alla pace con la Franca. Il suo capo della polizia, Joseph Fouché, disse “è stato peggio di un crimine. È stato un errore”.

Tutti gli amici e i partner commerciali dell’Arabia Saudita dovranno fare alcune scelte

Alla fine dell’anno ogni grande potenza europea era nuovamente in guerra con Napoleone, che dopo un decennio fu sconfitto a Waterloo e inviato in esilio a Sant’Elena per il resto della sua vita. Accadrà lo stesso per MbS?

Nessun paese invaderà l’Arabia Saudita, naturalmente (neppure l’Iran, nonostante la paranoia di Mbs al proposito). Ma smetteranno di investire nel paese, di vendergli armi e di comprare il suo petrolio. Forse imporranno addirittura un embargo commerciale.

Sembra quasi sicuro che Khashoggi sia stato ucciso dal governo saudita. I funzionari del governo turco hanno perfino dichiarato ai giornalisti, in via informale, di possedere una registrazione audio e un frammento di filmato dell’interrogatorio, della tortura e dell’uccisione di Khashoggi. Tutti gli “amici” e i partner commerciali dell’Arabia Saudita dovranno fare alcune scelte.

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Donald Trump ha immediatamente sfruttato l’occasione, dichiarando che sarebbe “davvero deluso e arrabbiato” se l’Arabia Saudita fosse responsabile dell’omicidio di Khashoggi e che, in tal caso, il crimine sarebbe “punito severamente”.

Ha anche dichiarato sprezzante che l’Arabia Saudita “non durerebbe neanche due settimane” senza il sostegno militare degli Stati Uniti. Probabilmente Trump stava parlando della sopravvivenza del regime saudita, non dell’indipendenza del paese, ma si sbagliava comunque. Ha la stessa tendenza di MbS a sopravvalutare il proprio potere.

I sauditi hanno prontamente replicato, affermando che “il regno afferma il suo totale rifiuto di ogni minaccia o tentativo di minare la sua autorità, che sia tramite la minaccia d’imporre sanzioni economiche o tramite l’uso della pressione politica. Il regno afferma anche che risponderà a ogni azione (di ritorsione) con una più grande”.

Ma Trump stava solo bluffando. Non aveva in realtà alcuna intenzione di cancellare i contratti da 110 miliardi di dollari firmati dall’Arabia Saudita per l’acquisto di armi di produzione statunitense, poiché “danneggeremmo noi stessi se lo facessimo. Se non le comprano da noi, le compreranno dalla Russia o… dalla Cina”.

L’ascesa di Mohammed bin Salman è stata rapida, ma potrebbe cadere con la stessa velocità

Sono tre anni ormai che le persone fanno finta di niente di fronte alle centinaia di morti civili provocati ogni settimana dai bombardamenti sauditi in Yemen. Perché dovrebbero reagire diversamente nel caso di un giornalista saudita ficcanaso a Istanbul, anche se scriveva per il Washington Post?

La differenza è che la vicenda è smaccatamente personale – un monarca assoluto che ordina l’uccisione di un suo critico, che lo infastidiva ma non minacciava in alcun modo il suo potere – oltre che spudoratamente e straordinariamente arrogante, perché MbS pensa davvero di poter fare una cosa del genere e mettere tutti a tacere.

Ha probabilmente ragione per quanto riguarda alcuni stranieri vigliacchi e assetati di denaro, come l’ex primo ministro britannico Tony Blair, che è riuscito a malapena a dire che l’Arabia Saudita dovrebbe indagare sulla faccenda e dare alcune spiegazioni al riguardo, perché “altrimenti andrebbe in direzione completamente opposta rispetto al processo di modernizzazione”.

Ma se gli stranieri non vorranno o non potranno far cadere Salman, probabilmente ci penserà la sua stessa famiglia (tutti e settemila i principi, o quanti sono attualmente). Si tratta di un’attività a gestione familiare e le strategie dilettantesche del principe, la sua impulsività e il suo regolare ricorso alla violenza stanno già facendo guadagnare alla ditta una nomea non tanto buona.

La sua ascesa, dall’affollata compagine di altri anonimi principi ai favori di un padre in declino, re Salman, è stata rapida, ma potrebbe cadere con la stessa velocità. Uccidere Khashoggi è stato davvero un errore.

(Traduzione di Federico Ferrone)

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