Donald Trump dopo il discorso in cui ha dichiarato che la crisi degli oppioidi negli Stati Uniti è “un’emergenza sanitaria”, Washington, 26 ottobre 2017. (Jabin Botsford, The Washington Post/Getty Images)

Le case farmaceutiche hanno un ruolo nell’epidemia degli oppioidi

Donald Trump dopo il discorso in cui ha dichiarato che la crisi degli oppioidi negli Stati Uniti è “un’emergenza sanitaria”, Washington, 26 ottobre 2017. (Jabin Botsford, The Washington Post/Getty Images)
02 novembre 2017 11:44

Una sostanza, una droga, è considerata moralmente buona o cattiva a seconda di chi la produce e ne trae benefici economici. Se produco oppioidi, va bene; se produci cocaina, va male. Quando i britannici producevano oppio nelle loro colonie, quella sostanza era una cosa così buona che se l’imperatore della Cina decideva di vietarne l’ingresso nel paese gli si dichiarava la guerra per costringerlo a legalizzarne il commercio. Le “guerre dell’oppio” dell’ottocento puntavano a obbligare la Cina a consentire l’ingresso e la vendita dell’oppio sul suo territorio.

La “guerra contro le droghe”, in cui siamo impelagati da decine di anni, riflette un atteggiamento coloniale simile, non più da parte della regina d’Inghilterra ma da parte del presidente degli Stati Uniti.

Il 26 ottobre Donald Trump ha dichiarato che la crisi degli oppioidi negli Stati Uniti è “un’emergenza sanitaria”. Per non dover spendere soldi per i tossicodipendenti ha deciso di stracciarsi le vesti, evitando però di dichiarare che la morte di decine di migliaia di suoi concittadini è “un’emergenza nazionale”, nel cui caso sarebbero automaticamente state stanziate delle risorse per combattere l’epidemia. In questo modo il presidente ha fatto una dichiarazione a costo zero facendo più o meno una bella figura con le sue parole sentimentali.

Responsabilità analgesiche
Trump ha approfittato del suo discorso per ricordare che urge costruire una specie di “muraglia cinese” che separi il suo paese pulito, morale e integro dagli sporchi messicani, su cui ovviamente ricade la colpa di avvelenare la gioventù statunitense.

Ma se si guardano i dati diffusi dalle stesse autorità sanitarie degli Stati Uniti e dai suoi giornali più prestigiosi, la crisi degli oppioidi (droghe sintetiche con effetti simili all’eroina o alla morfina) non è cominciata a causa di prodotti importati illegalmente. Molte delle persone che stanno morendo di overdose non sono vittime dell’eroina messicana o della cocaina colombiana, ma di farmaci legali prescritti dai medici statunitensi e venduti nelle grandi catene farmaceutiche come Cvs. I nuovi tossicodipendenti e i morti per overdose degli Stati Uniti, in maggioranza bianchi, cadono nel vizio perché i medici gli prescrivono dei “painkillers”, analgesici molto forti, oppiacei sintetici, molto più potenti dell’eroina e della morfina.

Grandi industrie farmaceutiche producono pillole che sono il primo passo sulla strada della dipendenza

L’epidemia di oppioidi che sta colpendo gli Stati Uniti e che sta uccidendo più persone dell’aids nel suo peggior momento è associata a diverse droghe legali: in particolare al fentanil, ma anche al Vicodin o all’ossicodone, che sono venduti in farmacia o su internet e che a volte sono rivenduti come se fossero eroina. Il fentanil è cinquanta volte più potente dell’eroina. Poi c’è un’altra droga sintetica ancora più letale, il carfentanil, che si usa come sedativo per gli elefanti, e che è cento volte più potente del fentanil. Bastano pochi granelli di carfentanil sulla lingua per uccidere un essere umano.

Camici bianchi e cappelli di paglia
Alcuni stati come l’Ohio e il Mississippi hanno citato per danni le grandi industrie farmaceutiche (McKesson, Purdue Pharma, Johnson & Johnson e altri) che producono e mettono in commercio senza controllo pillole che sono il primo passo sulla strada della dipendenza o l’ultimo per la morte da overdose. La cosa triste è che poco tempo fa l’agenzia federale antidroga statunitense (Dea) non è riuscita a far approvare una legge che avrebbe reso più facile accusare questi grandi produttori di droghe legali che creano dipendenza e provocano la morte: i repubblicani alleati dell’industria farmaceutica sono riusciti a mettere un veto sulla legge.

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Insomma: se una sostanza che crea dipendenza e uccide è elaborata negli Stati Uniti, la produzione e il commercio sono legali e assicurano dei benefici economici. Ma se altre cose che uccidono (anche se uccidono meno) sono prodotte in Colombia o in Messico, allora siamo costretti a dichiarare una guerra inutile e spietata contro i narcotrafficanti. Perché non fare piuttosto una guerra e una serie sui narcotrafficanti in giacca e cravatta degli Stati Uniti, che uccidono più dei nostri? Forse perché i narcotrafficanti degli Stati Uniti sono dei chimici in camice bianco, e i nostri sono contadini con gli stivali e il cappello di paglia.

(Traduzione di Francesca Rossetti)

Questo articolo è uscito sul quotidiano colombiano El Espectador.

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