Il sindaco di Colorado Springs (il secondo da sinistra) parla con i giornalisti dopo gli attacchi contro l’organizzazione sanitaria Planned Parenthood, il 27 novembre 2015.

Le parole che alimentano la violenza antiabortista

Il sindaco di Colorado Springs (il secondo da sinistra) parla con i giornalisti dopo gli attacchi contro l’organizzazione sanitaria Planned Parenthood, il 27 novembre 2015.
01 dicembre 2015 11:06

Le parole sono importanti. Quando disumanizziamo le persone – quando le definiamo demoni, mostri o assassini – le rendiamo più vulnerabili alla violenza commessa contro di loro. Smettiamo di fingere di non saperlo.

Il modo in cui parliamo di aborto è importante. Lo sappiamo, e lo sanno anche gli estremisti e i politici contrari alla libertà di scelta delle donne. Gli attivisti antiabortisti che affiggono manifesti con scritto “Ricercato” e pubblicano gli indirizzi dei medici che praticano l’interruzione volontaria di gravidanza (ivg) non lo fanno per scherzare. Lo fanno per perseguitare e intimidire, e lo fanno conoscendo la lunga storia di fanatici violenti che usano la loro retorica per giustificare dei crimini contro medici e cliniche.

Secondo una fonte anonima della polizia, dopo gli attacchi del 27 novembre contro l’organizzazione sanitaria Planned Parenthood a Colorado Springs, il presunto responsabile avrebbe dichiarato, subito dopo l’attacco, “mai più pezzi di bambini”. L’uomo, dunque, ha preso specificamente di mira la struttura.

La sparatoria in Colorado è stata anche il risultato prevedibile di una cultura che demonizza l’aborto

La sparatoria è forse l’attacco contro una clinica più violento nella storia del paese, ma non è certo il primo. Solo da luglio ci sono stati quattro attacchi incendiari contro centri che praticano l’aborto, da quando David Daleiden e il suo Center for medical progress (Centro per il progresso medico), un nome alquanto eufemistico, hanno cominciato a diffondere filmati, montati in maniera ingannevole, che mostravano dipendenti della Planned Parenthood che discutevano di donazione di tessuti fetali. O, come i politici e gli attivisti antiabortisti hanno cominciato a chiamarli, contro i “pezzi di bambini”.

La sparatoria in Colorado, che ha ucciso tre persone ferendone nove, è stata scioccante, ma è stata anche il risultato prevedibile di una cultura che demonizza l’aborto, ricorre a una retorica irrealistica e distorta e permette a politici e antiabortisti di fornire false rappresentazioni della salute riproduttiva delle donne.

Pensiamo davvero che non vi saranno conseguenze quando si afferma che l’aborto equivale all’omicidio, o che Planned Parenthood è un’organizzazione di mostri assetati di denaro che vendono parti di bambini?

Ad agosto il giudice distrettuale William Orrick ha bloccato la diffusione di ulteriori filmati da parte di Daleiden citando la “storia di violenze” antiabortiste. Quando 32 avvocati di tutto il paese si sono rivolti alla procuratrice generale della California, Kamala Harris, perché effettuasse rapidamente un’indagine su Daleiden a causa di una “reale minaccia all’incolumità di chi pratica l’aborto”, hanno riferito di come i medici e i membri dei loro staff siano vittime di stalking e di minacce di morte, e di come queste molestie mirate abbiano portato all’uccisione di otto medici dal 1993.

Un’udienza assurda

Planned Parenthood è stata prosciolta da ogni accusa da tutti gli stati che hanno condotto indagini nei suoi confronti dopo che i filmati sono stati diffusi, eppure la sua presidente, Cecile Richards, è stata comunque obbligata a testimoniare di fronte al congresso a settembre in un’assurda udienza nella quale i repubblicani l’hanno interrogata su un numero incredibile di argomenti, dalle esibizioni musicali durante gli eventi dell’organizzazione al suo stipendio personale.

Planet Parenthood è un’organizzazione che si rivolge perlopiù a donne con basso reddito e fornisce servizi medici sicuri e legali

Dopo l’udienza, l’Fbi l’ha avvertita che gli attacchi nei confronti delle cliniche per l’interruzione di gravidanza sarebbero presto aumentati. Un rapporto di valutazione d’intelligence dell’Fbi notava come fosse “probabile che incidenti criminali o di natura sospetta continueranno a colpire i fornitori di servizi sanitari per la salute riproduttiva, i loro dipendenti e le loro strutture”.

Vicki Saporta, presidente della National abortion federation, ha dichiarato il mese scorso a un giornalista che, dopo la diffusione dei filmati, “l’intensità e il volume” dei discorsi d’odio rivolti alle cliniche sono stati “senza precedenti”.

“La gente si è messa anche a chiamare le cliniche minacciando di uccidere tutti i medici o di sterminare il personale”, ha dichiarato.

La cultura dell’odio contro Planet Parenthood, un’organizzazione che si rivolge perlopiù a donne con basso reddito e fornisce servizi medici sicuri e legali, è così estrema che alcune persone si sono sentite pienamente in diritto di esprimere la loro gioia riguardo alla sparatoria, sostenendo che le persone colpite se l’erano cercata. E mentre l’omicida era ancora all’interno dell’edificio, il deputato Adam Kinzinger, un repubblicano dell’Illinois, è apparso sulla Cnn per criticare l’organizzazione e affermare: “Abbiamo visto quei filmati barbari, ed è una cosa per la quale molti di noi provano delle legittime preoccupazioni”.

Anche i sostenitori dell’organizzazione sono caduti nella trappola del biasimo antiabortista, scrivendo dei tweet nei quali hanno invitato a correggersi i mezzi d’informazione che hanno definito Planned Parenthood di Colorado Springs una “clinica abortista”, oppure facendo notare che gli aborti sono solo una piccola parte delle attività dell’organizzazione. È vero che Planned Parenthood offre un’ampia gamma di servizi, ma credo sia corretto affermare che l’attentatore non si trovava lì perché era arrabbiato contro i pap test.

Dobbiamo esigere che cessino le parole e le bugie relative all’aborto, radicali e violente.

Un crimine contro le donne

Le persone hanno opinioni diverse riguardo alle implicazioni morali dell’aborto, ma i medici che lo praticano non sono cattivi: fanno quello che ritengono giusto e buono per i loro pazienti (anche se questo non ha impedito ad alcuni mezzi d’informazione conservatori, anche all’indomani della tragedia, di definirli “demoni”). Le donne che si rivolgono a Planned Parenthood, che sia per un check-up o per un aborto, non sono bestie senza cuore, ma semplicemente persone che cercano di fare quel che possono per le loro vite e le loro famiglie.

Man mano che avremo più notizie sull’attentatore, la gente sosterrà, come spesso accade, che si trattava di un cane sciolto, che aveva problemi mentali e che non rappresenta assolutamente le persone contrarie all’aborto. I politici repubblicani si sforzeranno di condannare le sue azioni, ignorando però tutte le bugie, il linguaggio e la cultura misogine che contribuiscono a questo tipo di violenza.

Alcune persone, tuttavia, stanno già dicendo la verità. Vicki Cowart, presidente e direttrice di Planned Parenthood di Rocky Mountains ha diffuso un comunicato dove si specifica che i testimoni oculari confermano che l’attentatore “era motivato dalla sua opposizione all’aborto sicuro e legale”. La procuratrice generale Loretta Lynch ha definito la sparatoria un “crimine contro le donne” che ricevono cure mediche da Planned Parenthood.

Sappiamo tutti qual è la verità su questo attentato. Non abbiamo bisogno della conferenza stampa della polizia per avere conferma delle motivazioni dell’attentatore. Sappiamo perché le cose sono andate così. I lavoratori delle cliniche che mettono la loro vita in pericolo ogni giorno sanno perché è successo. E cioè a causa dell’odio, a causa delle bugie. E a causa delle parole, che sono importanti.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è uscito su The Guardian. Per leggere l’originale clicca qui.

pubblicità

Articolo successivo

Come funziona la cittadinanza in Italia