Neghiamo i problemi per paura di affrontarli

11 dicembre 2018 12:27

Uno dei fatti più evidenti del mondo moderno è che un mucchio di persone crede a un mucchio di sciocchezze: che il riscaldamento globale non esiste, che quella della Brexit è stata un’idea sensata, che permettere alla gente di tenere in casa armi riduce la criminalità e così via. Una delle cose più difficili da credere, invece, è che anche noi, proprio noi, siamo tra quelli che possono cadere nell’errore.

Questo è il succo di anni di ricerca sul “ragionamento motivato”: quale che sia il nostro schieramento politico, usiamo il ragionamento non solo per capire i fatti, ma anche per tutta una serie di altri motivi, come convincere gli altri delle nostre opinioni, giustificare il senso di appartenenza alla nostra tribù, o ridurre le contraddizioni tra quello che pensiamo e la realtà.

Paradossalmente, quindi, l’idea che solo gli idioti dell’altra parte usano il ragionamento motivato è già in sé un ragionamento motivato. Immaginare di essere immuni dalle false notizie è sbagliato – almeno secondo alcuni studi, come quello dal quale è emerso che, nel caso della Brexit, sia quelli che vogliono uscire dall’Ue sia quelli che vorrebbero restare sono altrettanto propensi a credere alla false notizie che confermano le loro convinzioni.

Il vero problema
Una delle forme più subdole del problema, sottolineata di recente in un suo saggio dall’esperta di etica Jennifer Zamzow, è “l’avversione alla soluzione”: a quanto pare, la gente tende a giudicare grave o meno un problema in base a quanto considera piacevole o spiacevole la soluzione proposta. Ovviamente, questo è illogico: il fatto che non ci piaccia l’idea di pagare più tasse per far funzionare il servizio sanitario nazionale non significa che la sanità pubblica non sia in crisi.

Ma le persone ragionano così: mostrate a un americano che vuole più controllo sul possesso di armi un articolo secondo cui con una normativa meno rigida diminuirebbero i furti violenti, e quello dirà che i furti violenti non sono un vero problema. Reagirebbe diversamente di fronte a un articolo che proponesse regole più severe.

Le persone dicono queste cose per dare credibilità ai loro pregiudizi

Provate a dire a chi si oppone a un’eccessiva regolamentazione statale che questa è l’unico modo per fermare il cambiamento climatico, ed è più probabile che vi dica che in fondo il cambiamento climatico non è un vero problema.

E il guaio non è solo che le persone dicono queste cose per dare credibilità ai loro pregiudizi. È che sono proprio convinte che le questioni che richiedono soluzioni sgradevoli non sono problemi. Se spostiamo il discorso sui rapporti personali, è chiaro che l’avversione alla soluzione è una delle tante manifestazioni di un vecchio concetto freudiano: il diniego.

Avremo più di un motivo a negare che qualcosa non va nel nostro rapporto di coppia se abbiamo il terrore di rimanere da soli; o ci rifiuteremo di ammettere che il nostro lavoro è insignificante se il nostro timore principale è l’insicurezza economica. Chi non capisce il bisogno di negare qualcosa che abbiamo troppa paura di affrontare?

Un filo di speranza
È per questo che, per tornare alla politica, il ragionamento motivato alla fine ci dà un filo di speranza. In fondo, se l’altra parte rifiuta di accettare i fatti per stupidità, o per malvagità, non c’è modo di confrontarci. Se invece lo fa a causa di una comprensibile reazione alla paura, almeno abbiamo un punto in comune da cui si può partire per arrivare a capirci meglio. Ormai, se non riusciamo a metterci d’accordo sui fatti, almeno possiamo concordare che è difficile quasi per tutti affrontarli.

Consigli di ascolto
Julia Galef, che studia il giudizio umano, parla di “come discutere meglio e cambiare più facilmente idea” in una puntata del podcast Ezra Klein Show.

(Traduzione di Bruna Tortorella)

Questo articolo è uscito sul quotidiano britannico The Guardian.

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