Un appartamento su Urano

18 giugno 2018 15:04

Negli ultimi mesi la mia vita da sveglio è andata “bene se non entriamo nei dettagli”, per dirla con una eufemistica espressione catalana. La mia vita onirica, invece, si è dispiegata con la potenza di un romanzo di Ursula Le Guin.

In uno dei miei ultimi sogni parlavo dei miei problemi con l’artista Dominique González-Foerster per decidere in quale parte del mondo vivere dopo anni di esistenza nomade. Guardavamo i pianeti girando dolcemente nelle loro orbite come fossimo due bambini giganti e il sistema solare fosse una creazione mobile di Alexander Calder. Io le spiegavo che per il momento, e per evitare il conflitto implicito nella decisione, tenevo affittato un appartamento in ciascun pianeta, e che passavo poco più di un mese in ognuno anche se questa situazione appariva economicamente ed esistenzialmente insostenibile. Certo, in quanto autrice del progetto “Exoturismo”, nel sogno Dominique appare un’esperta di questioni immobiliari per l’universo extraterrestre. “Terrei un appartamento su Marte mantenendo un pied-à-terre su Saturno”, diceva Dominique dando prova di grande pragmatismo, “ma lascerei l’appartamento su Urano. È troppo lontano”.

Aumenta in me la sensazione non solo di aver casa su Urano, ma che Urano sia il luogo dove voglio vivere

Non ho una conoscenza approfondita dell’astronomia, e quando sono sveglio ignoro la posizione e la distanza dei singoli pianeti del sistema solare. Ma ho constatato con sorpresa, consultando la pagina Wikipedia su Urano, che si tratta effettivamente di uno dei pianeti più distanti dalla Terra. Solo Nettuno, Plutone e i pianeti nani Haumea, Makemake ed Eris sono più lontani. I fisici contemporanei definiscono Urano un “gigante gassoso” composto di ghiaccio, metano e ammoniaca. Si tratta del pianeta più freddo del sistema solare, con venti che possono sorpassare i novecento chilometri orari. Insomma, non si può dire che le condizioni di abitabilità siano idonee. Dominique aveva certamente ragione: dovrei lasciare l’appartamento di Urano.

Ma il sogno di Urano funziona nel mio cervello come un virus. Dopo questa notte, durante la veglia aumenta in me la sensazione non solo di aver casa su Urano, ma che Urano sia il luogo dove voglio vivere.

Per i greci, come per me in sogno, Urano era il tetto solido del mondo, il limite della volta celeste. Per questo, in molte invocazioni rituali greche Urano è pensato come la dimora degli dèi, per dirlo seguendo la semantica del sogno, il luogo lontano ed etereo dove gli dèi hanno le loro abitazioni. In mitologia Urano è il figlio che Gea, la Terra, ebbe da sola, senza inseminazione o accoppiamento. La mitologia greca è allo stesso tempo una specie di racconto fantascientifico rétro – che anticipa in modalità fai-da-te le tecnologie di riproduzione e trasformazione del corpo che compariranno tra il ventesimo e il ventunesimo secolo – e una squallida telenovela dove i personaggi si permettono una inimmaginabile quantità di rapporti illeciti. Così si dice che Gea, sposando suo figlio Urano, generò un titano spesso rappresentato in mezzo a una nube di stelle, come se fosse un Tom of Finland che balla con altri tipi muscolosi in una discoteca tecno sull’Olimpo.

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Dalle nozze incestuose e poco eterosessuali del cielo e della terra nacque la prima generazione di titani, tra i quali Oceano (l’acqua), Crono (il tempo), o Mnemosine (la memoria). Urano è al tempo stesso il figlio della Terra e il padre di tutto il resto. Non è chiaro quale fosse il problema di Urano, ma certo non era un buon padre: o imprigionava i figli nell’utero di Gea, o li gettava nel Tartaro quando nascevano. Così Gea convinse uno dei suoi figli a portare a buon fine un’ultima e definitiva operazione anticoncezionale. A palazzo Vecchio a Firenze si può vedere la raffigurazione fatta da Giorgio Vasari, inizio del sedicesimo secolo, di Cronos che castra con una falce suo padre Urano. Dai genitali tagliati di Urano sorge Afrodite, dea dell’amore: il che potrebbe dare a intendere che l’amore procede dalla disconnessione dei genitali dal corpo, dal trasferimento e l’esternalizzazione della forza genitale.

È questa forma di concezione non eterosessuale, citata nel Banchetto di Platone, che nel 1864 ispira Karl-Henrich Ulrichs a coniare il termine “uranista” per riferirsi a quello che lui allora denomina gli amori del “terzo sesso”. Per spiegare come ci possono essere uomini che si sentono attratti da altri uomini, Ulrichs, seguendo Platone, taglia in due la soggettività, separa l’anima e il corpo, e inventa una combinazione di anime e corpi che l’autorizzi a rivendicare la dignità di quelli che amano fuori dagli schemi. La segmentazione di anima e corpo riproduce nell’ordine esperenziale l’epistemologia binaria della differenza sessuale: esistono soltanto due opzioni, il maschile e il femminile. Gli uranisti, dice Ulrichs, non sono né malati né criminali, ma anime femminili prigioniere di corpi maschili che si sentono attratte da anime maschili.

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Ulrichs non afferma questo da scienziato, ma in prima persona. Non dice “ci sono uranisti”, ma “io sono uranista” e lo ripete dopo essere stato condannato alla prigionia, e dopo che sono stati proibiti i suoi libri, dinanzi a un congresso di giuristi a Monaco. Quindi Ulrichs è stato senza dubbio uno dei primi cittadini europei ad affermare pubblicamente che desiderava avere un appartamento su Urano.

Così capisco che la mia condizione trans è una nuova forma di uranismo. Adesso non ho più bisogno di affermare come Ulrichs che sono un’anima di uomo rinchiuso in un corpo femminile. Non ho anima, e non ho corpo. Ho un appartamento su Urano, il che indubbiamente mi situa lontano dalla maggioranza dei terrestri, ma non tanto lontano da permettere a qualcuno di voi di viaggiare fin là. Anche se in sogno.

(Traduzione di Liana Borghi)

Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano francese Libération. Il 19 giugno Paul B. Preciado sarà a Letterature. Festival internazionale di Roma.

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