Arbore magique

14 giugno 2016 20:00

1. Ainé, Tutto dorme (feat. Ghemon & Davide Shorty)
Il sound all’americana coltivato a Roma, una solitudine notturna che lo studente jazz al Berklee college of music conosce bene; i riferimenti ai maestri lontani e vicini, tutti i Nightfly e i Round midnight di questo mondo, e chissà quante altre cose buie e notturne. Sono quasi esercizi spirituali in forma di groove questi di Arnaldo Santoro detto Ainé, e l’album Generation one traccia ponti tra nu soul e la quasi-bossa, tra il flow di Ghemon e gli stilemi jazz della bassista Alissia Benveniste. Suona bene e molto internazionale.

2. FunSlowRide, Next
La clip è un universo parallelo di cuoricini e cuscinetti ricamati al computer dal video­artista Felice Limosani; e lei, be’, è forse la più bella canzone di Sting che Sting non ha mai scritto: una collaborazione tra Alan Hampton, bel cantautorino pescato upstate New York, e Gegè Telesforo, maestro jazzista e “scattista” che si è messo a girare con le canzoni del suo progetto FunSlowRide che, uscito in sordina (con una cover di I shot the sheriff), sta lievitando con questa canzone, montaggio veloce hollywoodiano di una storia d’amore lunga una vita.

3. Furio, Orietta Berti
Fa il basso con la bocca, scimmiotta la riprovevole e indimenticabile Blurred lines, e la summa del suo pensiero sfocia in “no go perso il senso dell’orientamento / no go perso il sesso dell’oriettaberti”. Marco Forieri alias Furio, quello dei Pitura Freska e degli Ska-J, gran rispetto pur con quell’aria da caratterista di Paperopoli tipo Dinamite Bla coi dreadlock che gira per bacari a far partire la sigla di se stesso (Furio xe qua). E a 55 anni debutta con l’album solista Furiology e il suo post funky groove venexiano spande buonumore tipo arbre magique all’erba.

Questa rubrica è stata pubblicata il 10 giugno 2016 a pagina 96 di Internazionale. Compra questo numero| Abbonati

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Giovanni De Mauro