27 dicembre 2021 14:00

Dopo un 2020 stralunato pensavamo di riuscire a rimettere in ordine le nostre esistenze. Qualche pezzo, almeno per un po’, è tornato al suo posto ma, soprattutto in questi giorni, la strada sembra ancora lunga e in salita. Niente di male a cercare un po’ di conforto davanti a schermi grandi e piccoli.

Pieces of a woman
L’anno comincia con un botto. La prima sequenza del film di Kornél Mundruczó è devastante. Una mezz’ora che ti toglie tutto. Poi comincia la lenta ricostruzione di Martha (Vanessa Kirby, coppa Volpi a Venezia), una donna che affronta il dolore, ci annega dentro e quasi lo sfrutta per ricominciare a vivere.

Notizie dal mondo
Nel film di Paul Greengrass, il capitano Kidd (Tom Hanks) e la piccola Helena (Helena Zengel) sono persi nel caos del selvaggio west. Con i suoi notiziari snocciolati a una platea di vaccari il capitano ha una scusa per non stare a casa a intristirsi. Helena è un’orfana di origini tedesche allevata dal popolo kiowa e una casa non ce l’ha mai avuta. Insieme trovano il loro posto. E noi ci ricordiamo che l’informazione è una cosa importante.


Un altro giro
Soffocati da film e serie statunitensi, siamo ormai abituati a pensare che l’unico modo per parlare di alcol sia davanti a una platea di alcolisti costretti a fare pubblica ammenda per liberarsi dai propri demoni. Thomas Vinterberg ci riporta in Europa con una commedia nordica, leggera ma non troppo, e con Mads Mikkelsen che balla per noi.

Crudelia
Il punk e la Disney non hanno niente in comune. Ma la westwoodiana Cruella di Emma Stone quasi riesce a farci cambiare idea. Accanto a lei, una Emma Thompson affilata come una lama, e una simpatica e ben assortita “famiglia” di furfanti. Ecco un film che avremmo visto volentieri in sala.

Titane
Niente sembra confortante nell’horror di Julia Ducornau (Palma d’oro a Cannes) su una performer serial killer (Agathe Rouselle) che rimane incinta di una Cadillac. Un capitano (ancora un capitano, dei pompieri stavolta, interpretato da Vincent Lindon) le offre un inaspettato e traballante rifugio. Il loro improbabile legame ci conduce nel più improbabile lieto fine mai realizzato prima d’ora. Come a dire che c’è speranza per tutti noi.


France
Uno dei personaggi più belli del 2021 è France de Meurs, interpretata da Léa Seydoux, nel film di Bruno Dumont. France è una reporter televisiva di successo, capace di tenere in pugno il pubblico e di prendersi gioco dei potenti, ma persa, impotente e fuori fuoco quando le sue fragilità vengono esposte. Non c’è morale, non c’è insegnamento, non c’è riscatto. C’è la vita, asimmetrica, incerta, inesorabile.

Dune
Il film di Denis Villeneuve ha vari meriti. Tra questi il merito di riconciliarmi, dopo tanti mesi, con le sale cinematografiche, e soprattutto di riconciliarmi dopo vari lustri con la fantascienza “di una volta”, più lenta, in qualche momento quasi noiosa. Ah, già, poi Dune è così elegante

L’événement. La scelta di Anne
Il film di Audrey Diwan, che ha vinto il Leone d’oro a Venezia, parla di una studente (Anamaria Vartolomei) che decide di abortire nella Francia dei primi anni sessanta, dove l’aborto era ancora illegale: vuole avere figli, dice, ma non a costo della vita. Di fronte a lei ha un futuro, per il quale è pronta a sfidare anche la legge. Lasciando da parte il discorso sui progressi della civiltà che vengono rimessi in discussione, nella difficile scelta compiuta da Anne vedo una generazione, quella di mia madre, che ha creduto nel mondo e nel prossimo, più che nei dogmi imposti dalla paura.


Shiva baby
Quella di Emma Seligman, nata a Toronto nel 1996, è una magnifica piccola commedia su una ragazza di oggi accerchiata dal mondo degli adulti. È il film che voglio prendere come punto di riferimento per capire come la pensano i giovani. Mi fido molto di più di Seligman, 26 anni, che di Joachim Trier, 47 anni, autore della Persona peggiore del mondo, in cui Trier racconta una trentenne ma finisce per usarla come uno specchio dove si riflettono personaggi molto più vecchi di lei.

Scompartimento n.6
Juho Kuosmanen racconta il viaggio di Laura (Seidi Haaria), una studente finlandese abbandonata e sconfortata, su un treno che attraversa il nord della Russia. Divide lo scompartimento con Ljoha (Yuriy Borisov), un giovane minatore ubriacone e poco rassicurante. Piano piano, una tappa dopo l’altra, le differenze tra i due diventano sempre più sfumate. Così, con grande sensibilità, il regista finlandese ci dimostra che il conforto può saltar fuori dove meno ce lo aspettiamo, anche sopra il circolo polare artico.

E i film italiani? Del 2021 voglio portarmi dietro tre cose: un pallone che rotola giù in una caverna nel Buco di Michelangelo Frammartino, le foto di famiglia di Eduardo Scarpetta alla fine di Qui rido io di Mario Martone, la voce di Marco Bellocchio che sfoglia il suo album di ricordi in Marx può aspettare.