Il leader nordcoreano Kim Jong-un, a destra, e il presidente sudcoreano Moon Jae-in salutano gli abitanti di Pyongyang, il 18 settembre 2018. (Pyongyang press corps/Afp)

Kim Jong-un, premio Nobel per la strategia

Il leader nordcoreano Kim Jong-un, a destra, e il presidente sudcoreano Moon Jae-in salutano gli abitanti di Pyongyang, il 18 settembre 2018. (Pyongyang press corps/Afp)
18 settembre 2018 11:40

Il dittatore nordcoreano Kim Jong-un non merita il premio Nobel per la pace, ma potrebbe ambire a quello per la strategia migliore. Lo dimostra ancora una volta martedì 18 settembre, ricevendo a Pyongyang il presidente sudcoreano Moon Jae-in. Sono passati undici anni dall’ultima visita di un leader del sud.

Nel giro di pochi mesi, senza fare nessuna reale concessione sull’arma atomica, Kim Jong-un ha ottenuto grandi successi, dal vertice senza precedenti con Donald Trump dello scorso giugno all’appoggio ricevuto dai leader cinesi, passando per l’importante ripresa del dialogo con il fratello-nemico del sud. Non male, per un giovane che veniva ritenuto nel migliore dei casi inesperto o, nel peggiore, pazzo.

Il tutto senza arretrare su niente, perché il dittatore non ha ancora avviato il suo paese sulla via della nuclearizzazione (se non a parole) e ancora meno su quella che porta alla distruzione del suo arsenale di circa dieci bombe già prodotte.

Per il leader coreano il vertice è stato un riconoscimento insperato, senza la minima concessione

Kim Jong-un ha saputo approfittare di una tripla opportunità. La prima nasce dall’ego di Donald Trump, ansioso di fare un gesto diplomatico forte che non era riuscito a Barack Obama. La Corea del Nord gli ha offerto la possibilità di farlo l’anno scorso con i suoi test nucleari e balistici.

Trump ha voluto il vertice con Kim per affermare il suo status, alimentando addirittura la voce di un possibile Nobel per la pace. Per il leader coreano, invece, il vertice è stato un riconoscimento insperato, senza la minima concessione.

La seconda opportunità è arrivata dalla crisi politica a Seoul, con la destituzione della presidente sostituita da un uomo intenzionato a costruire la pace con il nord, quel Moon Jae-in che Kim incontra per la seconda volta martedì.

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Infine, Kim Jong-un ha superato i rapporti tesi con il potente vicino cinese aprendosi le porte di Pechino con un atteggiamento conciliante, soprattutto perché la Cina è ben troppo felice di avere un ruolo nella vicenda coreana nel momento in cui Trump ha scatenato una guerra commerciale contro l’industria cinese.

Una cosa è certa, la denuclearizzazione della Corea del Nord non è dietro l’angolo. Per il momento Kim Jong-un è riuscito a conservare una linea aperta con la Casa Bianca facendo concessioni di facciata. Trump ha ringraziato il dittatore per non aver presentato missili balistici in occasione di una recente sfilata militare. Un prezzo stracciato per il ringraziamento del capo della prima potenza mondiale!

Kim sta incassando i dividendi della sua strategia, a cominciare dalla visita dei capi dei principali conglomerati industriali della Corea del Sud, arrivati insieme al loro presidente. Seduto sul suo arsenale nucleare – piccolo ma sufficiente – Kim vuole dare la priorità allo sviluppo economico del nord, che pesa appena il 4 per cento rispetto all’economia del sud.

Se Kim riuscirà a conservare le testate nucleari e contemporaneamente ad attirare gli investitori e a mantenere il potere, merita il titolo di genio senza pari che la propaganda nordcoreana gli conferisce quotidianamente.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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