Nella sede della Conferenza mondiale sull’intelligenza artificiale a Shanghai, Cina, 14 settembre 2018.

Il futuro dell’intelligenza artificiale si decide in Cina

Nella sede della Conferenza mondiale sull’intelligenza artificiale a Shanghai, Cina, 14 settembre 2018.
19 settembre 2018 11:49

Sapete dove è in corso, questa settimana, il più importante appuntamento mondiale per l’intelligenza artificiale? Non nella Silicon valley come potreste pensare, ma a Shanghai, in quella Cina che ha deciso di puntare con decisione sulle tecnologie del futuro.

Fino a pochi anni fa, il mondo occidentale considerava la Cina come la meta ideale per delocalizzare la produzione a basso costo, non certo un terreno fertile per l’innovazione. Ma era evidente, considerando le dimensioni e l’ambizione del paese, che Pechino non si sarebbe accontentata in eterno di un ruolo di secondo piano. Il gigante cinese si è svegliato da tempo, per citare Napoleone. Da qualche mese la Cina è diventata la prima potenza mondiale in termini di pubblicazioni scientifiche. In ritardo sulle tecnologie del ventesimo secolo, ha scelto di fare quello che gli anglofoni chiamano leap-frogging, un “salto della rana”, e concentrarsi sulle tecnologie del ventunesimo secolo.

Da questa svolta nasce l’interesse cinese per l’intelligenza artificiale, senza dubbio un settore chiave per la trasformazione del nostro mondo e che ha già un ruolo sempre più importante in ambiti come l’economia, la difesa e la vita in città.

Pechino, oltre ad averlo capito, possiede una carta vincente: l’intelligenza artificiale, infatti, ha un enorme bisogno di dati per essere efficace, un po’ come l’industria del novecento aveva bisogno del petrolio. La Cina, con i suoi 800 milioni di internauti e senza alcuna politica di protezione della privacy, ha accesso a una quantità di dati personali superiore a quella complessiva degli Stati Uniti e dell’Europa.

Oggi i cinesi possono contare su questo tesoro di dati, su aziende capaci di elaborarli e su finanziamenti pubblici e privati illimitati, oltre a una volontà politica al vertice dello stato iper-centralizzato. Tutti i giganti mondiali del settore hanno accettato di partecipare alla Conferenza mondiale sull’intelligenza artificiale, in corso dal 17 settembre, ed è significativo che i dirigenti delle grandi aziende e gli esperti di quaranta paesi abbiano deciso di visitare la Cina proprio mentre infuria la guerra commerciale con gli Stati Uniti. La tecnologia, tra l’altro, è al centro della tensione sino-americana che si fa sempre più intensa.

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Il presidente cinese Xi Jinping si è mostrato conciliante, facendo appello alla cooperazione del mondo intero nel campo dell’intelligenza artificiale. E infatti i colossi americani Microsoft e Amazon hanno annunciato in settimana l’apertura di centri di ricerca in Cina, dove Google e Facebook sognano di stabilirsi.

Ma l’intelligenza artificiale è anche un terreno segnato da un’intensa rivalità geopolitica che potrebbe ridefinire i rapporti di forza globali. La Cina, in questo senso, difende un modello che non può essere universale, con il sistema di sorveglianza più intrusivo del mondo basato sulla tecnologia.

L’Europa, nonostante i suoi talenti e le sue risorse, ha perso terreno. Presentando il suo rapporto sull’intelligenza artificiale a marzo, il deputato e matematico francese Cédric Villani ha dichiarato che “l’Europa deve poter competere con la Cina e gli Stati Uniti proteggendo al contempo i suoi cittadini e indicando la strada da percorrere sulle questioni etiche”. Se non staremo attenti, le regole del ventunesimo secolo non saranno definite a Bruxelles, ma a Shanghai.

Questa rubrica è uscita su France Inter. Traduzione di Andrea Sparacino.

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