Un ritratto del presidente algerino Abdelaziz Bouteflika ad Algeri, il 9 febbraio 2019. (Ryad Kramdi, Afp)

La giovane Algeria nella trappola di un potere immutabile

Un ritratto del presidente algerino Abdelaziz Bouteflika ad Algeri, il 9 febbraio 2019. (Ryad Kramdi, Afp)
11 febbraio 2019 11:33

Recentemente alcuni cittadini algerini hanno regalato un cavallo al presidente Abdelaziz Bouteflika. La cerimonia ha avuto luogo alla presenza… di una foto del presidente. La scena ha fatto il giro di internet in Algeria. “Potevano metterci un ologramma, sarebbe stato più moderno”, ha ironizzato un utente, dando prova di quell’umorismo che ormai è l’ultima risorsa degli algerini in questo periodo irreale.

Abdelaziz Bouteflika ha ufficializzato la sua candidatura a un quinto mandato, o meglio, un comunicato lo ha fatto al suo posto. Perché il presidente, vittima di un ictus nel 2013, è incapace di pronunciare un discorso e non si rivolge pubblicamente agli algerini dal maggio 2012.

Eppure, arrivato alla soglia degli 82 anni e presidente da vent’anni, Bouteflika resta indispensabile per l’equilibrio del potere in questo paese caratterizzato dall’opacità assoluta. La sua vittoria il prossimo 18 aprile è sostanzialmente scontata.

La mummificazione del potere
Le rare apparizioni di Bouteflika mostrano un uomo considerevolmente indebolito dall’ulcera che ha rischiato di ucciderlo nel 2005 e soprattutto dall’ictus che lo ha bloccato per tre mesi a Parigi nel 2013.

Nel 2016, in occasione di una visita del primo ministro francese ad Algeri, una foto dell’incontro di Manuel Valls con Bouteflika twittata dall’uomo di stato francese aveva fatto scandalo, perché il presidente aveva gli occhi stravolti.

L’anno scorso Bernard Bajolet, ex ambasciatore di Francia ad Algeri ed ex capo dei servizi segreti francesi, aveva fatto scalpore dichiarando a Le Figaro che “il presidente Bouteflika, con tutto il rispetto che provo per lui, è tenuto in vita artificialmente”. Davanti alle reazioni di sdegno suscitate dalle sue parole, Bajolet aveva dovuto precisare qualche giorno dopo: “Capiamoci, auguro una lunga vita al presidente Bouteflika, non sto dicendo che dovremmo staccare la spina. Ma questa mummificazione del potere algerino serve ad alcuni gruppi che sperano di continuare ad arricchirsi”.

La successione, che prima o poi arriverà, sarà gestita senza trasparenza nei circoli del potere

In Algeria l’argomento è ufficialmente tabù, anche se per strada e sui social network proliferano voci e commenti sulla salute del presidente. Di fatto queste elezioni non cambieranno molto. Molti algerini rimpiangono il fatto che lo scrutinio non sia stato l’occasione per garantire una successione ordinata, ma la riproposta del voto del 2014, quando il presidente era già malato.

La successione, che prima o poi arriverà, sarà gestita senza trasparenza nei circoli del potere, dove un personaggio occupa un ruolo centrale: Said Bouteflika, fratello minore del capo dello stato, ufficialmente consulente ma di fatto responsabile di ogni contatto con il presidente.

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Possiamo pensare che Said prenderà il posto del fratello? Alcuni gliene attribuiscono l’ambizione. Altri affermano che l’esercito non accetterà mai un potere dinastico. Le forze armate, va ricordato, restano onnipresenti nonostante l’allontanamento di alcuni capi e il logoramento di una generazione. Gli algerini, che per la metà hanno meno di 27 anni, non si aspettano più granché da questa macabra continuità. Non è una buona notizia, né per l’Algeria né per i suoi vicini.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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