John Bolton, consigliere per la sicurezza generale, dietro al presidente statunitense Donald Trump nell’ufficio ovale della Casa Bianca, Washington, 17 maggio 2018. (Doug Mills, The New York Times/Contrasto)

L’offensiva di Trump contro Teheran passa per Varsavia

John Bolton, consigliere per la sicurezza generale, dietro al presidente statunitense Donald Trump nell’ufficio ovale della Casa Bianca, Washington, 17 maggio 2018. (Doug Mills, The New York Times/Contrasto)
13 febbraio 2019 15:41

Nel film Vice di Adam McKay, ritratto spietato di Dick Cheney, vicepresidente di George W. Bush, incontriamo un uomo baffuto di bassa statura: è John Bolton, lo stesso che ha fatto parte del manipolo di politici che hanno fomentato l’invasione dell’Iraq nel 2003 sulla base di un’enorme menzogna di stato.

John Bolton è l’unico componente di quell’avventura militare, unanimemente considerata una catastrofe politica e umana, ad aver ottenuto un incarico importante nell’amministrazione Trump, quello di consulente nazionale per la sicurezza della Casa Bianca. Bolton è il grande vincitore del repulisti voluto dal presidente.

Insieme al segretario di stato Mike Pompeo, Bolton è l’ispiratore della conferenza che si apre il 13 febbraio a Varsavia. Inizialmente Bolton voleva che l’incontro si concentrasse sull’Iran, la sua bestia nera, ma gli europei sono riusciti a convincere la Casa Bianca che in questo modo sarebbero solo emerse le contraddizioni tra gli Stati Uniti e i loro alleati.

Le carte della Polonia
Il nuovo titolo dell’evento è più sobrio: conferenza “sulla pace e la sicurezza in Medio Oriente”, che significa tutto e niente. In ogni caso nella mente dei promotori americani c’è ancora l’Iran. Questo spiega le tensioni con gli europei, in disaccordo con gli Stati Uniti dopo il ritiro di Washington dall’accordo sul nucleare con Teheran.

Per questo motivo la Francia sarà rappresentata solo da un alto funzionario, la Germania da un segretario di stato e il Regno Unito dal capo della diplomazia, che ha approfittato della Brexit per giustificare la sua partenza subito dopo l’apertura dell’incontro. Tra le assenze spicca anche quella di Federica Mogherini, rappresentante dell’Unione europea per la politica estera.

Washington spera di creare una coalizione attorno a un obiettivo chiaro: far cadere il regime dei mullah

A Varsavia si ripropone la vecchia spaccatura tra Europa occidentale ed Europa orientale. Gli Stati Uniti stanno coltivando con particolare attenzione i loro rapporti con i paesi dell’Europa centrale e orientale. La Polonia gioca al meglio questa carta, sperando di ospitare una base americana già battezzata con il nome di “Fort Trump”.

L’amministrazione Trump sta aumentando la pressione sull’Iran, con nuove sanzioni per strangolarne l’economia. Washington spera di creare una coalizione attorno a un obiettivo chiaro: far cadere il regime dei mullah, considerato abbastanza indebolito da infliggergli il colpo di grazia.

Ma la Francia e la Germania sono contrarie, e non certo per simpatia nei confronti del clero iraniano che ha appena festeggiato il quarantesimo anniversario di una rivoluzione ormai stanca. L’analisi degli europei è diversa: queste pressioni esterne, soprattutto perché provengono dagli Stati Uniti, fanno il gioco dei falchi del regime e non avranno l’effetto sperato.

E torniamo a John Bolton e al suo passato di manipolatore dell’opinione pubblica in occasione della guerra in Iraq. C’è un’aria di déjà-vu nella mobilitazione contro l’Iran, e gli europei hanno tutte le ragioni per non fidarsi. In Iraq Bolton era dietro le quinte. Ora occupa il proscenio.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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