Negozianti di Calcutta ascoltano l’annuncio del primo ministro Narendra Modi sul test di un’arma antisatellite, il 27 marzo 2019. (Rupak De Chowdhuri, Reuters/Contrasto)

L’India rilancia la militarizzazione dello spazio

Negozianti di Calcutta ascoltano l’annuncio del primo ministro Narendra Modi sul test di un’arma antisatellite, il 27 marzo 2019. (Rupak De Chowdhuri, Reuters/Contrasto)
28 marzo 2019 11:39

Il 27 marzo il primo ministro indiano Narendra Modi ha annunciato che il suo paese ha testato con successo un’arma antisatellite distruggendo un apparecchio spaziale in orbita bassa, a circa trecento chilometri dalla Terra.

Sorvoliamo sul paradosso di vedere il paese di Gandhi cercare la gloria degli armamenti, soprattutto a pochi giorni da elezioni legislative molto combattute, e magari anche sulle migliaia di detriti che questa esperienza ha aggiunto al caos della “spazzatura” spaziale.

L’annuncio permette all’India di entrare nel club ristretto dei paesi capaci di distruggere un satellite dalla Terra. Per una ventina d’anni, soltanto gli Stati Uniti e la Russia hanno avuto questa possibilità. Nel 2007 la Cina ha sorpreso il mondo distruggendo un satellite in orbita ben più alta, rilanciando la corsa alla militarizzazione dello spazio, un ambito dove le regole scarseggiano.

Sicurezza fondamentale
Il messaggio era stato recepito immediatamente dall’India, l’altro gigante asiatico e rivale strategico della Cina. Dodici anni dopo, tocca a Nuova Delhi di dotarsi di questo genere di arma.

Il nostro mondo dipende sempre di più dai satelliti in orbita sulle nostre teste, tra comunicazioni, previsioni meteo e gps. Lo stesso vale per gli eserciti moderni e ipertecnologici, vincolati al funzionamento dei satelliti.

Di conseguenza la sicurezza di queste reti è fondamentale per scongiurare la catastrofe. Un esempio: pochi mesi fa la ministra delle forze armate francese Florence Parly ha rivelato che un satellite militare russo si era avvicinato un po’ troppo a un satellite militare francese, costringendo Parigi ad adottare misure difensive.

L’India è una potenza nucleare che a febbraio ha sfiorato la guerra con il Pakistan e mantiene un rapporto ambiguo con la Cina

Nello spazio orbitano più di quattrocento satelliti militari. In cima alla classifica ci sono gli Stati Uniti, i cui satelliti, in caso di conflitto armato, sarebbero potenziali bersagli per qualsiasi paese capace di distruggerli da Terra o anche dallo spazio.
A questo punto possiamo tranquillamente parlare di corsa agli armamenti spaziali. Le battute si sono sprecate quando Donald Trump ha annunciato la creazione di una forza spaziale separata dall’aeronautica, ma ora anche la Francia sta ridefinendo la sua strategia spaziale, nazionale ed europea per non restare indietro rispetto agli Stati Uniti.

L’irruzione dell’India, potenza nucleare che il mese scorso ha sfiorato la guerra con il vicino Pakistan e che mantiene un rapporto ambiguo con la Cina, complica ulteriormente questo nuovo ambito strategico.

Qualche anno fa un romanzo di fantascienza statunitense, Ghost fleet, aveva ipotizzato lo scenario di una terza guerra mondiale nello spazio, con la distruzione della rete satellitare gps e di comunicazione statunitense attraverso un’arma segreta portata a bordo della stazione spaziale internazionale.

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Nel libro l’esercito statunitense si ritrova improvvisamente cieco e sordo, concedendo un vantaggio ai suoi avversari. Tutte le tecnologie citate dal romanzo erano allo studio nei laboratori di ricerca. Simili scenari potrebbero costituire ottimi film alla Star Wars, ma anche diventare drammaticamente concreti nelle guerre del futuro.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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