Manifesti elettorali di Heinz-Christian Strache, vicepremier e leader del Partito delle libertà (Fpö), a Vienna, il 10 maggio 2019. (Leonhard Foeger, Reuters/Contrasto)

L’estrema destra austriaca mette in difficoltà quella europea

Manifesti elettorali di Heinz-Christian Strache, vicepremier e leader del Partito delle libertà (Fpö), a Vienna, il 10 maggio 2019. (Leonhard Foeger, Reuters/Contrasto)
20 maggio 2019 11:45

Ciò che succede da 48 ore in Austria rappresenta un clamoroso colpo di scena in una campagna per le elezioni europee che senz’altro meriterebbe più attenzione di quella che riceve. L’estrema destra austriaca, partner cruciale dell’alleanza con il Rassemblement national francese e la Lega di Matteo Salvini, è finita al centro di un grave scandalo che ha minato il “modello austriaco” tanto osannato dalla corrente nazionalista.

Il governo in carica a Vienna dall’ottobre del 2017, formato da una coalizione tra la destra tradizionale e l’estrema destra, è crollato dopo la diffusione di un video che mostra Heinz-Christian Strache, vicepremier e leader del Partito delle libertà (Fpö), di estrema destra, mentre tratta con una pseudo-oligarca russa durante una serata alcolica a Ibiza.

Nel video Strache promette contratti pubblici gonfiati in cambio di aiuti finanziari, incoraggiando la donna ad acquistare il principale quotidiano austriaco per trasformarlo in un giornale vicino al suo partito.

Un laboratorio importante
In Austria lo scandalo è talmente grave che il vicecancelliere si è immediatamente dimesso e il capo del governo, Sebastian Kurz, ha deciso di indire elezioni anticipate da tenersi il prima possibile, dichiarando che “la misura è colma”.

Le prossime elezioni europee determineranno il peso dell’estrema destra, i cui leader sperano di spostare a destra il centro di gravità politico del continente. In questo senso l’Austria rappresentava un importante laboratorio.

Per alcuni l’alleanza tra un partito conservatore classico e la formazione di estrema destra era infatti diventata un modello da seguire. Il primo ministro ungherese Viktor Orbán, capofila degli “illiberali”, ha pubblicamente dichiarato di preferire il modello austriaco al modello tedesco, dunque un partner di estrema destra invece che uno socialdemocratico (come succede a Berlino).

Il governo austriaco, nazionalista in pubblico, in privato negoziava contratti con Mosca

L’improvviso crollo di questo modello, a otto giorni dal voto, priva i sostenitori dell’estrema destra di un argomento da sfruttare durante la campagna elettorale. Marine Le Pen si è appoggiata spesso ai suoi alleati che governano in diversi paesi d’Europa per dare forza al suo programma, citando l’Italia di Matteo Salvini (dove è stata nel fine settimana per un incontro) ma anche l’Austria.

L’anno scorso Le Pen aveva manifestato tutto il suo entusiasmo sui social network: “Dopo l’Fpö in Austria, la Lega in Italia. I nostri alleati conquistano il potere e aprono prospettive sorprendenti, con l’obiettivo del grande ritorno delle nazioni” .

Ora però si è scoperto che l’alleato austriaco, nazionalista in pubblico, in privato negoziava contratti con Mosca.

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La vicenda avrà sicuramente un impatto ridotto sugli elettori fuori dell’Austria, perché il voto ha un carattere marcatamente nazionale. Ma lo scandalo ha comunque indebolito una strategia di conquista che si basava in parte sul successo del “partito fratello” austriaco, ormai caduto in disgrazia.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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