Nigel Farage a un evento del Brexit party a Londra, il 21 maggio 2019. (Henry Nicholls, Reuters/Contrasto)

Il populista Nigel Farage approfitta della crisi politica britannica

Nigel Farage a un evento del Brexit party a Londra, il 21 maggio 2019. (Henry Nicholls, Reuters/Contrasto)
22 maggio 2019 11:25

Che paradosso! Per mesi i sondaggi ci hanno raccontato che la maggioranza dei britannici era ormai favorevole all’adesione all’Unione europea. Ma ecco che torna in scena Nigel Farage, il cantore della Brexit, e si ritrova in testa alle previsioni di voto per le elezioni europee.

Il leader populista, dopo aver costruito la Brexit con il suo Partito per l’indipendenza del Regno Unito (Ukip), aveva annunciato l’addio alla vita politica. Tre mesi fa, però, è tornato con un nuovo partito, chiamato semplicemente Brexit party, e ora sembra il favorito in questo strano voto per le europee che oltremanica si svolgerà il 23 maggio.

Con un partito che a mala pena esiste, Farage si permette il lusso di “doppiare” tutti i partiti storici, sia l’opposizione laburista sia il Partito conservatore della premier Theresa May. Secondo alcuni sondaggi, il Brexit party potrebbe addirittura ottenere un numero di voti superiore a quello combinato dei due grandi partiti.

Fallimento collettivo
La spiegazione di questo successo è semplice: i britannici sono esasperati dall’incapacità della classe politica di trovare un accordo sui termini della Brexit, votata ormai tre anni fa e ancora lontana dal suo compimento.

Il fatto che i britannici dovranno votare per le europee è il simbolo di questo fallimento collettivo. La Brexit, infatti, avrebbe dovuto essere una realtà da più di due mesi e il parlamento europeo un lontano ricordo. Il rinvio della scadenza ha reso necessaria l’organizzazione del voto, perché al momento il Regno Unito fa ancora parte dell’Unione europea.

La complessità della vita politica britannica sta nel fatto che tutti i partiti sono divisi sul tema dell’Europa

A prescindere dalla loro opinione sulla Brexit, i britannici provano una profonda collera mista a umiliazione davanti allo spettacolo patetico offerto in questi mesi da Westminster, il loro parlamento con alle spalle una lunga tradizione democratica.
Il voto punitivo (senza conseguenze) che gli elettori imporranno alla classe politica ha il volto del personaggio più ambiguo di questa tragedia shakespeariana, un candidato che ha come programma solo la Brexit e i cui loschi affari vengono regolarmente denunciati.

Ma dove sono finiti gli elettori antiBrexit? La complessità della vita politica britannica risiede nel fatto che tutti i partiti sono divisi sul tema dell’Europa. Un referendum offre una scelta netta, mentre elezioni come quelle europee confondono le acque. Il voto per i laburisti è un voto pro o contro la Brexit? Come si può votare un partito conservatore che non ha più una posizione distinguibile?

Solo i Liberaldemocratici e i Verdi sono dichiaratamente filoeuropei, e dovrebbero beneficiare di questa chiarezza.

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La lezione che possiamo trarre da questa débâcle è che quando i partiti perdono di vista la loro missione, aprono la porta agli avventurieri e ai demagoghi. Niente di nuovo, ma è sorprendente notare fino a che punto questa verità si ripresenti sistematicamente, anche nei paesi con una solida tradizione democratica. Quando la politica perde la bussola, c’è sempre un Nigel Farage pronto ad approfittarne.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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