Jeremy Corbyn a Bruxelles, Belgio, il 21 marzo 2019. (Yves Herman, Reuters/Contrasto)

Adesso Jeremy Corbyn insegue gli elettori contrari alla Brexit

Jeremy Corbyn a Bruxelles, Belgio, il 21 marzo 2019. (Yves Herman, Reuters/Contrasto)
31 maggio 2019 11:22

Nella ricomposizione politica che sta stravolgendo l’intero continente europeo è giusto soffermarsi su un caso particolare, quello del Partito laburista britannico. I laburisti erano nella posizione ideale per approfittare del crollo dei conservatori provocato dalla crisi sulla Brexit. Per loro il potere avrebbe dovuto essere a portata di mano come un frutto maturo.

E invece alle elezioni europee del 26 maggio, che si sono svolte anche nel Regno Unito a causa dei ritardi della Brexit, i laburisti hanno ottenuto un disastroso 15 per cento dei voti, non proprio quello che ci si aspetta dal primo partito dell’opposizione.

La disfatta dei laburisti non è tragica come quella dei conservatori (che hanno ottenuto il peggior risultato della loro storia), ma è comunque inquietante per il loro leader, Jeremy Corbyn. A beneficiare di questo doppio tracollo sono stati i populisti pro Brexit di Nigel Farage e i due partiti dichiaratamente filoeuropei, i liberaldemocratici e i Verdi.

Mancanza di chiarezza
All’indomani della sconfitta, Corbyn ha annunciato un cambiamento di rotta dicendosi pronto a sostenere l’ipotesi di un secondo referendum sulla Brexit. In effetti la mancanza di chiarezza del partito e del suo leader sul tema che divide il paese è stata una delle principali cause della diserzione degli elettori.

Proveniente dalla corrente più di sinistra del Labour, Corbyn è sempre stato in sintonia con la base sulle questioni sociali, ma si è dimostrato incapace di incarnarne la volontà sulla Brexit. Questo perché, nel profondo, è sempre stato un euroscettico.

In molti mettono in discussione la sincerità del segretario laburista

Oggi, tra l’altro, la base sociale del Partito laburista è divisa tra un elettorato popolare che ha votato Brexit e i giovani delle città che si sono avvicinati al Labour attirati dalle posizioni di sinistra di Corbyn ma che culturalmente restano filoeuropei e hanno votato perché il Regno Unito restasse nell’Unione europea. Corbyn ha tentato di gestire il contrasto per due anni, senza mai prendere una posizione netta. Rifugiandosi dietro l’ostilità a Theresa May, ha pensato che per limitare i danni fosse meglio rimanere in posizione ambigua. Alla fine è accaduto il contrario, e Corbyn ha pagato proprio per la sua ambiguità.

Adesso il leader laburista ha deciso di limitare i danni allineandosi, quanto meno a parole, alla richiesta di un secondo referendum che negli ultimi mesi ha spinto centinaia di migliaia di britannici a manifestare nelle piazze. La sua sincerità, però, è messa in discussione da molti.

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Tutto questo somiglia tanto a un immenso pasticcio politico, con un partito d’opposizione che aveva tutto per rappresentare l’alternativa a un potere caduto in disgrazia ma che ha finito per mancare un appuntamento storico. Un fallimento che evidenzia la confusione politica prolungata che ha avvolto il Regno Unito.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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