Sostenitori di Ekrem İmamoğlu durante un comizio a Istanbul, il 29 maggio 2019. (Chris McGrath, Getty Images)

A Istanbul il partito di Erdoğan rischia una nuova sconfitta

Sostenitori di Ekrem İmamoğlu durante un comizio a Istanbul, il 29 maggio 2019. (Chris McGrath, Getty Images)
20 giugno 2019 11:42

Il 23 giugno gli elettori di Istanbul saranno chiamati alle urne per elezioni municipali la cui posta in gioco va ben oltre il contesto cittadino.

Prima di tutto bisognerà capire se il presidente Recep Tayyip Erdoğan potrà accettare un’altra sconfitta elettorale nella sua città, un tempo trampolino politico per la sua carriera. Il voto servirà inoltre a verificare se resta ancora un piccolo spazio democratico, quantomeno formale, in un paese che da tre anni subisce gli effetti di un’ondata autoritaria.

Le elezioni municipali si sono già svolte il 31 marzo, quando a Istanbul il candidato dell’opposizione ha vinto con un margine ristretto. L’Akp, partito islamo-conservatore del presidente, ha presentato ricorso e ottenuto l’annullamento del voto, scatenando le proteste dell’opposizione.

Profonda incertezza
Il 23 giugno si si ripeterà il voto, che ormai ha assunto le caratteristiche di un test nazionale per Erdoğan in un contesto segnato da profonda incertezza a causa della crisi economica e sociale che ha colpito la Turchia.

I sondaggi anticipano un ulteriore progresso del candidato dell’opposizione, Ekrem İmamoğlu, del laico Partito popolare repubblicano, Chp.

Va detto che tutte le forze di opposizione si sono compattate attorno a Ekrem İmamoğlu, compreso Selahattin Demirtaş, il leader del partito filo curdo Hdp (Partito democratico del popolo). Demirtaş, che si trova in carcere ormai da due anni e mezzo, ha invitato i suoi sostenitori a votare per il candidato dell’opposizione. Il profilo twitter di Selahattin ha sottolineato che il candidato del Chp non potrà essere eletto senza i voti dei curdi, vittime dell’accanimento del potere.

Istanbul non è una città qualsiasi. È la capitale economica e culturale della Turchia

La società civile, intanto, si è mobilitata per scongiurare il rischio di brogli. Dopo il voto del 31 marzo ci sono stati militanti che hanno dormito accanto alle urne dopo l’annullamento del voto. Stavolta migliaia di avvocati, studenti e semplici cittadini si sono offerti come osservatori in tutti i seggi, formati dal Chp.
Istanbul non è una città qualsiasi. È la capitale economica e culturale della Turchia, ma soprattutto la città di cui Erdoğan è stato sindaco negli anni novanta e da cui è partita la sua conquista del paese. Il presidente ha dichiarato pubblicamente che “chi controlla Istanbul controlla la Turchia”.

Strappare Istanbul all’Akp, “un partito fondamentalmente stambuliota” secondo il geografo francese Jean-François Pérouse, significa inviare un messaggio al paese: Erdoğan non è invincibile, anche se la perdita di Istanbul non gli impedirà di controllare quasi tutti gli ingranaggi del potere al livello nazionale.

Il presidente turco sta portando avanti un progetto ambizioso, una manovra di spericolato equilibrismo tra gli Stati Uniti, suoi alleati tradizionali all’interno della Nato, e la Russia a cui si è riavvicinato a proposito della Siria e da cui acquista armi.

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Erdoğan ha incarcerato buona parte dei suoi oppositori, imbavagliato i mezzi d’informazione e imposto il suo volere alla giustizia e all’esercito. Ma la perdita di Istanbul sarebbe comunque un segno di debolezza e una prospettiva insopportabile per il presidente.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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