Una protesta contro il governo ad Algeri, l’11 giugno 2019. (Ramzi Boudina, Reuters/Contrasto)

L’Algeria si prepara a una nuova giornata di sfida al potere

Una protesta contro il governo ad Algeri, l’11 giugno 2019. (Ramzi Boudina, Reuters/Contrasto)
05 luglio 2019 11:00

L’Algeria non conquista più le prime pagine dei giornali, eppure l’eccezionale processo politico nato dall’opposizione di massa contro il quinto mandato di Abdelaziz Bouteflika continua ad andare avanti. Venerdì 5 luglio, giornata di grandi manifestazioni, andrà in scena “il ventesimo atto” del movimento. Si prevedono folle oceaniche per strada.

Il contesto è particolare, innanzitutto perché le manifestazioni coincidono con l’anniversario dell’indipendenza dell’Algeria, ma anche perché in questo braccio di ferro tra il potere e la piazza, generalmente pacifico anche se a tratti molto teso, c’è qualcosa di nuovo.

Il potere algerino ha infatti preso atto della sua incapacità di dettare i termini della transizione. Le presidenziali che avrebbero dovuto svolgersi il 4 luglio sono state annullate dal consiglio costituzionale.

Il presidente ad interim Abdelkader Bensalah, il cui mandato provvisorio terminerà teoricamente la prossima settimana, ha annunciato una proposta di “dialogo” per organizzare nuove elezioni.

Da cinque mesi l’Algeria continua a vivere una rivoluzione pacifica che merita il massimo rispetto

Il capo dello stato a intermittenza propone di riunire un comitato di “personalità nazionali credibili, indipendenti, senza affiliazioni dichiarate e senza ambizioni elettorali”, promettendo che lo stato (compreso l’esercito con il suo ruolo cruciale) resterà neutrale durante il processo che definirà le modalità dello scrutinio.

Sulla carta queste proposte si avvicinano alle rivendicazioni della piazza, in particolare sulla neutralità dell’esercito. Ma la sfiducia resta evidente all’interno della società civile e dei manifestanti, che chiedono prima di tutto la liberazione di tutti gli oppositori arrestati nelle ultime settimane.

Come accaduto in ogni tappa di questo processo partito a febbraio, è la mobilitazione della piazza che fornirà una risposta alla proposta del potere, molto più delle dichiarazioni delle parti coinvolte o dei collettivi di opposizione.

Nel clima di sfida che sta vivendo l’Algeria, è probabile che la risposta della piazza sarà ancora più imponente nel pomeriggio di venerdì, per dimostrare che il movimento è ancora compatto.

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La vicenda delle bandiere ha inasprito lo scontro. L’uomo forte dell’Algeria, il generale Gaid Salah, ha ammonito i manifestanti a non sventolare bandiere diverse da quella algerina, un riferimento alla bandiera berbera blu-giallo-verde molto presente nei cortei. Circa un quarto della popolazione algerina parla la lingua berbera, e l’identità amazigh è da sempre un argomento delicato. Molti manifestanti sono già stati arrestati a causa dello scontro sulle bandiere. Vedremo come andranno le cose venerdì.

Da cinque mesi l’Algeria continua a vivere una rivoluzione pacifica che merita il massimo rispetto. Il potere, dal canto suo, ha resistito alla tentazione della violenza, diversamente da quanto accaduto in Sudan recentemente.

In ogni caso è necessario trovare una via d’uscita politica a questo scontro che si prolunga. Per farlo i manifestanti avranno bisogno di fiducia, un ingrediente ancora del tutto assente nei rapporti di forza tra l’esercito e la piazza.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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