Il presidente statunitense Donald Trump durante un comizio a Rio Rancho, New Mexico, il 16 settembre 2019. (Tom Brenner, Reuters/Contrasto)

Donald Trump, il presidente inossidabile

Il presidente statunitense Donald Trump durante un comizio a Rio Rancho, New Mexico, il 16 settembre 2019. (Tom Brenner, Reuters/Contrasto)
24 settembre 2019 11:27

È uno dei misteri della vita politica nell’epoca del populismo: perché gli elettori di questo universo chiudono gli occhi davanti ad atti che segnerebbero la fine della carriera di qualsiasi politico tradizionale? Donald Trump è un incredibile caso scuola, come dimostra la vicenda che negli ultimi giorni ha monopolizzato l’attenzione a Washington.

Per riassumere una storia abbastanza complessa, Trump ha ammesso di aver chiesto al nuovo presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj di indagare sugli affari in Ucraina del figlio di Joe Biden, ex vicepresidente dell’amministrazione Obama e soprattutto candidato alle primarie democratiche in vista delle presidenziali dell’anno prossimo.
La notizia è stata rivelata da un informatore ed è evidentemente molto grave. Chiedere l’aiuto di una potenza straniera per influenzare una campagna elettorale è un reato punito dalla legge degli Stati Uniti.

Come se niente fosse
Qualcuno potrebbe immaginare un Trump in forte imbarazzo, ma non è così. Al contrario, il presidente ribadisce di non aver fatto nulla di strano. Come prevedibile, i suoi nemici si fanno sentire e chiedono l’impeachment del presidente, compresi i parlamentari democratici che finora avevano mantenuto un atteggiamento prudente. I mezzi d’informazione, intanto, continuano a gettare benzina sul fuoco dell’indignazione.

Eppure Trump sorprende tutti andando avanti come se niente fosse. In effetti il presidente è sopravvissuto ad altri scandali, sia durante la campagna elettorale del 2016 sia dopo il suo avvento alla Casa Bianca due anni e mezzo fa, dai pettegolezzi sessuali alla famosa faccenda russa, passando per un’infinità di comportamenti aberranti.

La logica è semplice: se il New York Times o la Cnn attaccano Trump, vorrà dire che lui dice la verità

L’atteggiamento di Trump davanti all’ultima ondata che ha investito Washington lascia pensare che il presidente non preveda niente di nuovo rispetto al passato: la sua base elettorale, rimasta costante fin dall’inizio del mandato, gli resterà fedele e penserà che si tratti solo di fake news orchestrate da democratici gelosi del suo successo.

Come spiegare questo lato inossidabile di Trump? Seminando la discordia nell’opinione pubblica, il presidente degli Stati Uniti ha fatto in modo che i suoi sostenitori non credano più a nessuna parola proveniente dallo schieramento “nemico”. La logica è semplice: se il New York Times o la Cnn attaccano Trump, vorrà dire che lui dice la verità.

Dalle pagine del Washington Post, un giornalista stimato come Eugène Dionne Jr parla di “mistero deprimente” davanti a un presidente che la passa liscia nonostante comportamenti che “mettono in pericolo la sicurezza nazionale”. Dionne Jr si sofferma sul metodo Trump – “mentire e chiudere la questione” – consapevole del fatto che il Partito repubblicano non oserà mai sfidarlo.

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Andrà sempre così? Questa fiducia cieca permetterà a Trump di farsi rieleggere? Per il momento non ci sono segnali che lascino pensare il contrario. Come se non bastasse, l’esempio dato dal presidente della prima potenza mondiale sta creando imitatori nel resto del mondo. A quanto pare, il populismo contiene il gene dell’impunità.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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