10 febbraio 2021 10:48

Nel pomeriggio del 9 febbraio, entrando nella sala del parlamento europeo, il capo della diplomazia dell’Unione europea Josep Borrell sapeva che avrebbe passato un brutto quarto d’ora.

L’argomento del giorno era l’umiliazione subita il 5 febbraio in occasione della sua visita a Mosca, in piena vicenda Navalnyj. Borrell ha ricevuto una valanga di critiche e richieste di dimissioni. Come se non bastasse, il diplomatico è stato incoraggiato da Thierry Mariani, eurodeputato del Front national e noto sostenitore di Putin. Un affronto per l’ex ministro socialista spagnolo.

Ma se Borrell ha sicuramente commesso l’errore di recarsi a Mosca in una missione suicida, senza la minima speranza di influire sulla posizione del Cremlino in merito a Navalnyj, è anche vero che i suoi critici hanno sbagliato obiettivo, e farebbero meglio (come alcuni hanno effettivamente fatto) a prendersela con l’autoritarismo crescente di Putin e soprattutto con la debolezza collettiva dell’Europa davanti a un vicino sempre meno frequentabile.

La trappola di Lavrov
“Sono andato a Mosca”, ha dichiarato Borrell con una punta di falsa ingenuità, “per verificare se la Russia fosse disposta a invertire la tendenza negativa dei nostri rapporti”. La risposta, evidentemente, è stata chiara: no!

Diversi eurodeputati hanno fatto presente all’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e di sicurezza che la sua visita è stata un errore. Borrell ha ribadito che valeva la pena tentare, anche correndo il rischio di cadere in una trappola, come ha riconosciuto sul suo blog dopo essere rientrato dal viaggio.

A tendere il tranello a Borrell è stato il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov, diplomatico esperto formatosi durante l’epoca sovietica. La conferenza stampa con Borrell è stata un modello di manipolazione, seguita dall’annuncio, pochi minuti dopo, dell’espulsione di tre diplomatici europei. La ricetta perfetta per mostrare a una potenza estera la sua insignificanza.

Le implicazioni di questo disprezzo per il rappresentante dei 27 sono profonde. Borrell le ha annunciate il 9 febbraio al parlamento europeo: la Russia si sconnette dall’Europa, una scelta geostrategica inquietante.

Uno scenario lontano
L’Unione europea non ha ancora compreso pienamente le conseguenze dell’avere una potenza autoritaria e ostile alla frontiera orientale. Dopo la crisi ucraina del 2014 i rapporti politici con Mosca hanno continuato a deteriorarsi, e i rari tentativi di migliorarli, come quello del 2019 di Emmanuel Macron, non hanno prodotto risultati.

Borrell ha annunciato che proporrà ai 27 di adottare nuove sanzioni contro la Russia per la vicenda Navalnyj in occasione del vertice previsto per il mese di marzo. Ma in questa strategia è omesso un elemento cruciale: il gasdotto Nord stream 2, nella cui costruzione sono coinvolte la Russia e la Germania e a cui la cancelliera Angela Merkel non vuole rinunciare nonostante sia l’unico asso nella manica dell’Europa.

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L’episodio che ha coinvolto Borrell ha avuto quantomeno il merito di far prendere coscienza della debolezza dell’Europa davanti a un Putin sempre più inflessibile, anche perché contestato sul fronte interno. Questo non significa che bisognerebbe entrare in guerra con la Russia, ma sicuramente sarebbe il caso di dotarsi dei mezzi per farsi rispettare. Purtroppo siamo ancora molto lontani da questo scenario.

(Traduzione di Andrea Sparacino)