01 aprile 2021 09:25

Ormai è sempre più evidente che stiamo vivendo una sorta di seconda guerra fredda, ma questo non significa che la guerra calda sia impossibile. Ai confini tra Ucraina e Russia sono ripresi movimenti militari che fanno temere il rilancio di un conflitto mai sopito e segnano il degrado del clima internazionale.

Quattro soldati ucraini sono stati uccisi durante uno scambio di ostilità durato per un’intera giornata con i separatisti filorussi della regione di Donetsk, in Ucraina orientale. Nei comunicati separati rilasciati il 30 marzo, Kiev e Mosca si sono accusate a vicenda per gli incidenti, i più gravi degli ultimi mesi.

Più inquietante ancora è la notizia dell’arrivo di nuovi tipi di armamenti sul fronte delle forze sostenute da Mosca e di rinforzi militari russi alla frontiera orientale dell’Ucraina e in Crimea, regione annessa dalla Russia nel 2014.

Il conflitto ha già provocato tredicimila vittime, soprattutto in occasione degli scontri del 2014 e del 2015. Due “Ucraine” diverse continuano a ritrovarsi faccia a faccia su una linea del cessate il fuoco lunga 427 chilometri, mentre il negoziato diplomatico è all’impasse.

In diversi paesi dell’ex Unione Sovietica esistono conflitti che vengono definiti “congelati”, ovvero guerre mai risolte: in Georgia, in Moldavia e naturalmente in Ucraina. Queste tensioni possono improvvisamente riesplodere a causa di un incidente o di una decisione politica avventata.

Il caso dell’Ucraina è il più delicato, innanzitutto perché le braci non si sono mai spente e perché l’Ucraina è un pezzo consistente del gioco geopolitico intorno alla Russia. Dοpo l’annessione della Crimea la Russia è stata colpita dalle sanzioni occidentali, e le forze separatiste del Donbass, in Ucraina orientale, sono una delle leve a disposizione di Vladimir Putin per inviare i suoi messaggi.

Diplomazia al lavoro
Nel contesto attuale il messaggio è chiaro, e fa seguito ai toni brutali dei primi contatti con la nuova amministrazione a Washington, con la collera da parte statunitense dopo un ciberattacco attribuito alla Russia e la frase con cui Joe Biden ha definito Putin “un assassino”.

La sera del 30 marzo la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron hanno parlato in videoconferenza con Putin. La Francia e la Germania hanno la responsabilità di cercare una soluzione tra Kiev e Mosca, con un’iniziativa che è stata chiamata “Normandia”, inaugurata nel 2014 a margine della celebrazione del famoso sbarco.

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Ma dopo qualche progresso iniziale e lo scambio di alcuni prigionieri, il negoziato appare ormai bloccato. Altre misure, come l’apertura di punti di passaggio tra la zona separatista e il resto dell’Ucraina, non hanno portato risultati concreti. Negli ultimi mesi il margine di manovra della diplomazia si è ristretto.

Davvero il conflitto ucraino sta ripartendo e segnerà una nuova fase di scontro con un’amministrazione statunitense più risoluta? Il rischio esiste. Ai tempi della prima guerra fredda si combatteva “per procura”, ovvero attraverso l’intermediazione di paesi e combattenti terzi e mai direttamente. È questa la minaccia che incombe oggi in Ucraina.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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