09 marzo 2022 09:54

Con la guerra sul suolo europeo scatenata due settimane fa, Vladimir Putin ci sta spingendo verso un mondo diverso. La fase successiva alla guerra fredda non è stata certo tranquilla, tra terrorismo e guerre crudeli come quelle in Siria e in Yemen, ma finora non era successo niente di simile all’invasione dell’Ucraina da parte del secondo esercito del mondo, con due milioni di rifugiati e città assediate.

Questo nuovo mondo, che non sappiamo ancora come definire, è segnato prima di tutto dal ricorso alla forza per cambiare l’ordine internazionale. Tutti i tabù vengono infranti contemporaneamente, compreso quello supremo del ricorso all’arma atomica. È un momento vertiginoso, dalle conseguenze di grande rilievo.

La prima, inattesa, è il risveglio della vecchia Europa e il rafforzamento dei legami tra paesi che condividono l’adesione a un mondo fatto di regole e diritti (pur non sempre rispettati).

Per il momento, probabilmente, questo percorso non salverà l’Ucraina. I paesi della Nato, a cominciare dagli Stati Uniti, sono stati incapaci di scongiurare questa guerra. La loro forza di dissuasione appare smussata, e non sono pronti a superare la linea rossa del confronto con una potenza nucleare. Ne deriva un sentimento di impotenza relativa che non viene compensata dalle sanzioni e dall’aiuto militare garantito all’esercito ucraino.

Svolte epocali
L’impatto della guerra, però, è ancora più profondo. La Germania ha cambiato il suo orientamento in politica di difesa, un evento storico che va oltre la crisi ucraina. Lo stesso vale per la Svezia e la Finlandia, che ipotizzano di abbandonare la propria neutralità per entrare nella Nato. Si tratta di tendenze molto importanti.

La conclusione, che chiude un dibattito vecchio come l’Europa, è che la difesa europea si farà nel quadro della Nato o non si farà. Oggi, in Europa, non esiste un paese che ipotizzi una soluzione diversa davanti a un militarismo russo che fino a questo momento è stato sottovalutato.

Cosa può fare l’Europa in questo nuovo mondo? Molto più di quello che crede. Non c’è niente come un nemico comune per ridare vita a un’organizzazione disunita e offrirle una missione. Tra gli argomenti di discussione al vertice dei 27 in programma a Versailles il 10 e l’11 marzo ci sarà l’idea di un’Europa dell’energia (di cui appare lampante la necessità) e la creazione di un quadro di apertura ai paesi della periferia immediata, sia a est sia nei Balcani occidentali.

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Putin potrebbe permettere all’Europa di realizzare quello che avrebbe dovuto fare da tempo, ricorrendo naturalmente all’appoggio degli Stati Uniti, ma senza adagiarsi in eterno sulla garanzia dell’ombrello americano, che non è più forte come in passato. Se davvero le cose andranno così, il presidente russo avrà ottenuto il risultato opposto rispetto a quello desiderato.

Ma prima di tutto bisognerà uscire da questa guerra e affrontare tutte le conseguenze di un mondo tornato a essere pericoloso (e lo sarà a lungo), a prescindere dall’esito del conflitto. L’Ucraina resterà un bivio, anche se ancora non sappiamo di preciso quale strada verrà intrapresa.

(Traduzione di Andrea Sparacino)